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CordaTesa in solidarietà col prigioniero anarchico Manuel

Manuel, un compagno anarchico bresciano, è stato condannato il 22 novembre a 3 anni e 2 mesi in primo grado. Le accuse a suo carico sono di procurata inosservanza della pena e favoreggiamento per essere stato solidale con Juan, un altro compagno anarchico, nel periodo in cui è fuggito alla repressione. Manuel è in carcere da 6 mesi, e dallo scorso giugno è recluso nel carcere di Monza. A Manuel sono stati rifiutati più volte gli arresti domiciliari con la motivazione della solidarietà ricevuta dalla sua famiglia e dai suoi affetti nel luogo in cui vive.

Non ci stupisce di certo la decisione dei giudici, ma sicuramente rafforza quello in cui crediamo. Se è vero che l’intento della repressione è punire e isolare i nemici dello stato, di tagliare i legami tra chi lotta e si organizza per combatterlo, il trattamento dedicato a Manuel ci conferma ancora una volta che la solidarietà è una delle armi che abbiamo. Nei prossimi giorni il giudice deciderà se fargli attendere il definitivo in carcere o ai domiciliari, e tra un mese avremo anche le motivazioni della sentenza.

Solidali con Manuel e tutti-e I-le compagni-e colpiti dalla repressione per un mondo senza galere

Cordatesa anticarceraria Monza


Monza – in semilibertà, evade dal carcere

Monza, 25 luglio 2018 – Evasione dal carcere di Monza. Un detenuto brasiliano di 30 anni, residente a Cinisello Balsamo, e con ancora un anno da scontare per furto, non si è ripresentato alla casa circondariale di via Sanquirico, dove doveva rientrare come ogni sera. Il sudamericano era infatti in regime di semilibertà: di giorno lavorava come manovale in una azienda e di notte doveva rientrare dietro le sbarre. Sul mancato rientro indagano gli agenti della Polizia penitenziaria e del Commissariato di Monza.

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Monza – Detenuto cerca di evadere dal carcere di Sanquirico

16 aprile 2018

Ha cercato di evadere dal carcere, scavalcando la parete del cortile della zona destinata all’ora d’aria e si è mescolato tra la folla di detenuti riuniti per assistere a una manifestazione sportiva nella casa circondariale.

Il tentativo di fuga, avvenuto domenica nella tarda mattinata, nel carcere di Monza, non è andato a buon fine grazie al pronto intervento della polizia penitenziaria.

Il detenuto, un uomo di origine nigeriana, ristretto per i reati di rissa e aggressione, ha utilizzato l’ora d’aria, per scalare la parete del cortile del locale passeggi di un reparto alle 13.30 circa, in concomitanza di una manifestazione sportiva che ha coinvolto numerosi detenuti. Grazie alle capacità fisiche prestanti, è riuscito a scalare il muro ma è stato bloccato poco dopo all’interno dell’intercinta dagli uomini della Polizia Penitenziaria della quinta unità operativa. Ora il giovane si trova in isolamento e risponderà del tentativo di evasione disciplinarmente e probabilmente penalmente.

La notizia è stata diffusa dal segretario regionale dell’O.S.A.P.P (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) Giuseppe Bolena: “un atto di grandissima professionalità degli agenti della Polizia Penitenziaria che ha sventato un’evasione in pieno giorno”.

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Carcere di Monza: i rapporti con la ”ndrangheta li teneva un Agente penitenziario

L’ergastolano Giovanni Lamamora e l’agente della Polizia Penitenziaria Nicola Melina erano nello stesso carcere, quello di Monza. Melina era amico dell’affiliato alla ’ndrangheta Fortunato Calabrò. In realtà, era più di un’amicizia: il primo era stato il testimone di nozze del secondo.

Il 9 settembre 2015 Lamarmora aveva bisogno di comunicare con Calabrò. Come fare? Melina aveva telefonato a Calabrò ripetendo che doveva vederlo per «dargli un’ambasciata».

Melina: «Passa!».

Calabrò: «Che è successo?».

Melina: «Passa!».

Calabrò: «Vedo quando mi sbrigo».

Melina: «Ascolta… quando vuoi… pure ora puoi venire! Vieni qua!!!».

La frenesia dell’agente conferma il quadro emerso dalle indagini. Sudditanza, devozione senza scrupoli di coscienza e un minimo d’orgoglio.

Sono le trascrizioni delle intercettazioni che hanno portato all’arresto del Sindaco di Seregno.

«Con tutti ’sti ignoranti è il tuo pane». Ancor prima delle «ammissioni» in diretta (incontri e telefonate sotto intercettazione) del 64enne imprenditore Antonino Continue reading


Carcere di Monza, due tentati suicidi nello stesso momento

Due tentativi di suicidio nel carcere di Monza, entrambi intorno alle otto di sera di lunedì 18 settembre.

Il primo protagonista è un italiano, collaboratore di giustizia, che ha cercato di impiccarsi. Gli agenti penitenziari sono intervenuti, l’hanno salvato e hanno disposto il trasferimento presso l’ospedale cittadino. Il secondo episodio è avvenuto invece presso il reparto di osservazione di psichiatria del penitenziario. Anche questo secondo Continue reading


Monza – Un altro morto nel carcere Sanquirico, 2 in meno di 24 ore

Monza, 23 Marzo 2017 – Un altro morto in carcere. Dopo il suicidio di giovedì mattina alle 5 del 56enne di Seveso che nel novembre scorso ha ucciso, strangolandola, la compagna peruviana, poco dopo le 11 un altro detenuto ospite della casa circondariale di via Sanquirico è deceduto. Si tratta di un italiano di 29 anni. Secondo una prima ricostruzione del fatto, il giovane avrebbe inalato il gas della piccola bombola presente nella cella per cucinare. Due le ipotesi al vaglio degli inquirenti: la prima è che il Continue reading


Carcere di Monza: detenuto evade dal carcere

cordatesaMonza, marocchino evade dal carcere e svanisce nel nulla. È accaduto martedì e da allora non si sa ancora nulla dell’uomo, 39enne di origine marocchina, detenuto nella casa circondariale di Monza per reati connessi agli stupefacenti. L’uomo, la cui pena finirà l’anno prossimo, dopo essere uscito dal carcere per recarsi sul posto di lavoro, è sparito. Quest’ultima evasione arriva a pochi giorni da altre evasioni, decisamente più preoccupanti avvenute nelle carceri italiane. Come quella avvenuta lo scorso 21 aprile con l’evasione di Filippo De Cristofaro, il cosiddetto “killer del catamarano”. Mentre di Continue reading


Carcere di Monza: detenuto tenta suicidio con i farmaci

cordatesaTentato suicidio questa mattina all’interna del carcere di Monza dove intorno alle 11 un detenuto di 38 anni ha cercato di togliersi la vita ingoiando diverse medicine.

Secondo quanto trapelato, l’uomo aveva da poco appreso la sentenza della magistratura nei suoi confronti: forse per disperazione o protesta ha finto un malore e si è fatto ricoverare all’interno dell’infermeria del carcere. Lì ha ingurgitato un certo numero di pasticche per tentare il Continue reading


Caso di legionella nel carcere di Monza

cordatesaMonza, 13 febbraio 2014 – Legionella in carcere a Monza, vietato usare le docce dell’infermeria. Un problema sanitario scoppiato da oltre un mese e che ha coinvolto un unico detenuto della casa circondariale di via Sanquirico. Da allora, però, «nulla è stato fatto», denuncia Domenico Benemia, segretario regionale della Uil penitenziari.

L’infezione ha colpito una persona che temporaneamente era detenuta nel reparto infermeria Continue reading


Monza, detenuto aggredisce tre agenti di Polizia Penitenziaria

cordatesaNon è certo il primo episodio con cui gli agenti di Polizia Penitenziaria del carcere di Monza devono fare i conti ma questa volta si è superato il limite.Un detenuto della casa circondariale, di nazionalità egiziana, tre agenti causandogli ferite e lesioni che li hanno costretti ad andare in ospedale.
A due di loro è stata riconosciuta una prognosi di 10 giorni mentre all’agente che aveva riportato Continue reading


SABATO DAVANTI AL CARCERE SANQUIRICO MONZA

cordatesaSABATO 18 GENNAIO H 9.30 DAVANTI AL CARCERE SANQUIRICO

(via Sanquirico ang. V.le delle Industrie, Monza)

CONTROPRESIDIO E VOLANTINAGGIO ANTIRAZZISTA e ANTICARCERARIO

La Lega Nord ha chiamato per sabato 18 gennaio 2014 a una mobilitazione generale indicendo presidi sotto le mura di alcuni degli istituti penitenziari più importanti del nord Italia. Continue reading


Monza – Resoconto del presidio sotto sanquirico in solidarietà ai detenuti in lotta

Da dentro e da fuori una sola battitura, uniti contro il carcere

 

cordatesaSabato 14 Settembre sotto il carcere di Monza in via Sanquirico il Collettivo CordaTesa, amici e compagni solidali provenienti da altre realtà anti-carcerarie lombarde hanno organizzato e preso parte ad un presidio di protesta fuori dalle mura del carcere.

 

Il presidio ha avuto inizio intorno alle 10.30, normalmente orario di inizio dei volantinaggi, con il preciso intento di coinvolgere i parenti dei detenuti. Parenti che in alcuni casi si sono fermati ad ascoltare qualche intervento al microfono o anche solo a prendere un volantino, ma che sono ancora molto restii ad avvicinarsi Continue reading


Dramma nel carcere di Monza: detenuto tenta il suicidio. È in prognosi riservata

cordatesaSarebbe un caso di tentato suicidio quello avvenuto oggi, 24 luglio, alle ore 13.30 circa, all’interno del carcere di Monza dove, un detenuto di 30anni di origine italiana, pluripregiudicato, si sarebbe inferto delle profonde ferite.

Stando alle prime indiscrezioni pare che l’uomo, rinchiuso nella struttura di via San Quirico dal 13 luglio scorso per ricettazione, nel momento in cui ha deciso di farla finita si trovasse all’interno di una cella nella sezione di infermeria in via precauzionale. L’uomo  si sarebbe inferto delle profonde Continue reading


Interrogazione parlamentare sulla morte di Francesco S. nel carcere di Monza

cordatesaLegislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00504. Pubblicato il 8 luglio 2013, nella seduta n. 60 – Bottici, Paglini, Cioffi, Donno, Girotto, Pepe, Blundo, Lucidi, Simeoni, Bocchino, Cotti, Vacciano, Moronese, Gaetti, Molinari, Castaldi, Scibona, Petrocelli, Casaletto, Orellana, Bignami.
Ai Ministri della giustizia e della salute. Premesso che: secondo quanto riportato nel comunicato stampa del 26 giugno 2013 dell’osservatorio permanente sulle morti in carcere (composto dall’associazione “Il Detenuto Ignoto”, dall’associazione “Antigone”, dall’associazione “A Buon Diritto”, dalla redazione di “Radio Carcere” e dalla redazione di “Ristretti orizzonti”), sabato 8 giugno nel carcere di Monza è deceduto un ragazzo di 22 anni, Francesco S., che, dai primi accertamenti, sarebbe morto per arresto cardiocircolatorio. Il Continue reading


Rugby, la prima meta dei detenuti Debutto ufficiale del team di Monza

cordatesaMercoledì finalmente è arrivato il giorno. Dopo mesi di allenamenti e lezioni, la squadra di rugby della Casa circondariale di Monza ha giocato la sua prima, vera, partita. Le porte si sono aperte al mattino per far entrare gli avversari e poi sul campo di via Sanquirico si sono trovate di fronte la squadra dei detenuti e una selezione del Grande Brianza Rugby.

Il team dei detenuti è allenato da Francesco Motta e Alessandro Geddo, del Rugby Monza che si allena proprio dall’altra parte della strada, in via Rosmini. Il progetto di rugby in carcere aveva preso Continue reading


Intervista a CordaTesa su RadioBlackOut riguardo l’opuscolo autoprodotto

Un’intervista con un compagno che ha collaborato alla realizzazione di un opuscolo di inchiesta sul carcere di Monza e l’economia che vive e prospera su di esso.

girotondoUn breve estratto dall’introduzione:

“In questo opuscolo viene analizzata l’economia carceraria intesa come insieme di attività economiche legate a doppio filo al carcere, sia che siano basate sul lavoro dei detenuti sia che siano quelle legate al mantenimento quotidiano della struttura e delle persone recluse al suo interno. L’oggetto della nostra ricerca è il carcere di Monza, il carcere della città in cui viviamo. […] Scopriamo così che questo particolare ramo del business nasconde delle storie marce e intrise di tutte i vizi propri degli appalti e più in generale dell’amministrazione pubblica del nostro paese, particolari ben lontani dalla favola del buon samaritano che si dedica ai più deboli.

Sgravi fiscali, regimi di quasi monopolio, possibilità di uno sfruttamento massimo, speculazioni. E’ questo il rovescio della medaglia della propaganda dei fautori delle politiche sociali e delle attività alternative dietro le mura”.

Ascolta l’intervista con Simone, del csoa Boccaccio di Monza:

RadioBlackOut

Per richiedere copie dell’opuscolo scrivete a questo indirizzo:
cordatesa@autistici.org

 


Girotondo. Piccola inchiesta su alcuni sciacalli della moneta prigioniera

Rendiamo disponibile per il download la nostra ultima produzione in versione stampabile al seguente link:

Girotondo.CordaTesa

copertina JPG

In questo opuscolo viene analizzata l’economia carceraria intesa come insieme di attività economiche legate a doppio filo al carcere, sia che siano basate sul lavoro dei detenuti sia che siano quelle legate al mantenimento quotidiano della struttura e delle persone recluse al suo interno. L’oggetto della nostra ricerca è il carcere di Monza, il carcere della città in cui viviamo. […] Scopriamo così che questo particolare ramo del business nasconde delle storie marce e intrise di tutte i vizi propri degli appalti e più in generale dell’amministrazione pubblica del nostro paese, particolari ben lontani dalla favola del buon samaritano che si dedica ai più deboli.
Sgravi fiscali, regimi di quasi monopolio, possibilità di uno sfruttamento massimo, speculazioni. E’ questo il rovescio della medaglia della propaganda dei fautori delle politiche sociali e delle attività alternative dietro le mura.

(estratto dell’Introduzione)

Per richiedere copie dell’opuscolo scrivete a questo indirizzo:
cordatesa@autistici.org

 


Testimonianza dal carcere di Monza

scrittura_ferri_mestiere-filteredSono convivente di un detenuto del carcere di Monza, vorrei raccontarvi la sua per fortuna breve
esperienza.

Si tratta di uno straniero extracomunitario senza permesso di soggiorno, particolare che probabilmente
porta a ricevere un trattamento peggiore rispetto ad un italiano o ad uno straniero in regola con i
documenti.

A causa del sovraffollamento non ha visto una cella regolamentare per le prime 5 settimane:

3 settimane è stato in una cella di transito, non riscaldata (in pieno inverno), minuscola, senza
tavolo per mangiare e con l’intero spazio del pavimento occupato da 2 materassi per gli ultimi
arrivati.(4 persone in una cella da 2). Il freddo a gennaio era tale che la sera non riuscivano ad
addormentarsi. La ‘salvezza’per loro è stata l’arrivo in cella di un ragazzo grande e grosso che
con il suo corpo e il suo fiato alzava la temperatura notturna della cella appena si addormentava!
Ovviamente la mancanza di riscaldamento non era compensata da un maggior numero di coperte,
e loro dormivano con gli asciugamani sopra la coperta!

Le ultime 2 settimane, sempre per mancanza di spazio, lui e un altro clandestino sono stati
spostati IN CELLA DI ISOLAMENTO: poco riscaldata, senza possibilità di cucinare nemmeno il tè,
ovviamente estremamente penosa essendo ‘il carcere dentro il carcere’. Inizialmente gli parlarono
di “situazione momentanea, solo 3 o 4 giorni, un’emergenza”, ma si protrasse per ben 2 settimane!

L’aspetto più incredibile e grottesco è stato che, pur essendo in isolamento non per punizione
ma per mancanza di spazio, non gli sono state fatte concessioni rispetto al regolamento (tranne
la possibilità di fare il colloquio): quindi non ha più potuto -ad esempio- avere giornali o riviste e
ha dovuto restituire il libro preso alla biblioteca, perché il regolamento dice che in isolamento è
vietato avere libri o riviste!

Dopo alcuni giorni in isolamento, le sue condizioni di salute sono molto peggiorate: ha avuto una
forte crisi emorroidaria e problemi ai denti, ma nessuna richiesta di visita medica è stata ascoltata.

E’ riuscito a farsi finalmente spostare in una cella regolamentare solo dopo aver minacciato di
compiere atti di autolesionismo. Guarito ‘in proprio’ dalle emorroidi, ha però perso 2 denti.

Ho dovuto provvedere io all’acquisto di una coperta, perché quelle in dotazione sono molto molto
sporche e piene di polvere.

La figura dell’educatore, fondamentale in carcere, è una figura fantasma a Monza: mai visto uno
all’orizzonte. Probabilmente è inesistente anche il medico, o comunque poco presente.

Nonostante il regolamento preveda la possibilità di ricevere una piccola radiolina per posta,a lui e
agli altri stranieri non vengono consegnate.

Il cibo è veramente veramente scadente.

Pare che i detenuti vengano picchiati con regolarità, anche se a lui non ho notizia che sia successo.

Sulle finestre, forse non tutte, ma su quelle di un intero blocco, sono state posizionate, davanti alle
grate, delle ulteriori reti metalliche di colore bianco, con il risultato di mandare bagliori accecanti
all’interno delle celle quando c’è il sole! (ma chi li pensa questi colpi di genio?).

Probabilmente a causa di tutti i malfunzionamenti, il personale è sempre di pessimo umore,
sgarbato e aggressivo.

Nonostante la situazione di palese violazione della costituzione italiana e europea e
delle convenzioni internazionali sui diritti umani dovuta principalmente -ma non solo- al
sovraffollamento, le richieste di domiciliari vengono rigettate molto spesso senza motivazioni
fondate, come ho potuto sperimentare di persona nel nostro caso specifico e come ho potuto
osservare nel tempo parlando con i familiari di altri detenuti.

Vorrei che qualche giudice si facesse ogni tanto – anche una sola volta- un giro nella sala d’attesa
dei colloqui, a osservare la sofferenza dei bambini, spesso con una madre sola nervosa e stanca –
sfinita- . Io dico che la mancanza di sostegno e protezione di queste famiglie con bambini piccoli è
esso stesso un reato attribuibile a noi tutti – lo Stato Italiano.


Consiglieri comunali entrano a Sanquirico: il commento di Nicola Fuggetta (M5S)

SanquiricovistaLa visita al carcere di #Monza è stata un pugno nello stomaco. Per me era la prima volta. La situazione è di emergenza, come nel resto del paese. Sovraffollamento della popolazione carceraria. Scarsa applicazione della legge Smuraglia sul lavoro per i detenuti. Sottodimensionameno della pianta organica della polizia penitenziaria. Quanto alla struttura, va ricordato che la casa circondariale è una delle “carceri d’oro” degli anni ’80 con conseguenti carenze gravi per la povertà dei materiali usati. In sostanza ci piove dentro. Il teatro e la cappella sono inagibili. In molti laboratori e spazi polivalenti ci sono infiltrazioni. Mi ha colpito molto l’isolamento. Dentro l’istituto sono vietati cellulari, tablet, computer, chiavette USB, radio, qualunque mezzo per comunicare con l’esterno non solo per gli ospiti, ma anche per agenti, operatori, medici, insegnanti, educatori e visitatori. Anche la struttura del carcere è isolata dal resto della città. Mi domando come si possa perseguire la finalità rieducativa prevista dalla costituzione in luogo del genere. È difficile che una persona possa migliorare in questo carcere.

In fondo, credo abbia ragione @PaoloPiffer che a San Quirico ci lavora. Il comune può fare molto. Anzi, qualcosina già fa per migliorare la condizione degli ospiti. Forse unico fra i comuni, ha istituito un servizio di anagrafe all’interno della casa circondariale che è sempre più “frequentato” dai detenuti.
C’è una falegnameria ben attrezzata in grado di produrre mobili e oggetti in legno di ottima fattura, su commessa, anche da privati, a condizioni agevolate, per il tramite dell’associazione EXIT. Se avete bisogno di un armadio, di una libreria, di un gioco per bambini o di un mobile da cucina fateci un pensiero. Ne vale la pena..

Fonte:


Monza – “Carcere disumano”, detenuto chiede di uscire. Decide la Consulta

svuota carcereResta drammatica la situazione nelle carceri italiane. E mentre la neo-eletta presidente della Camera, Laura Boldrini, ha di recente dichiarato che la riforma del sistema carcerario “non si può rimandare” e che bisogna “trovare misure alternative alla detenzione”, per rimediare ai ritardi della politica ecco che la magistratura si mette in modo di sua iniziativa.

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto il ricorso di un detenuto del carcere di Monza San Quirico riportando nella sentenza quanto denunciato dallo stesso, ovvero “che la detenzione si starebbe svolgendo con modalità disumane equiparabili a tortura”. Emanuele Greco, 40 anni, originario di Caltanissetta, arrestato nel 2010 a San Giuliano Milanese, in provincia di Milano, deve scontare 15 anni di carcere per diversi reati, tra cui l’associazione mafiosa. Convinto dal suo legale, viste le condizioni carcerarie in cui si trova, ha deciso di presentare ricorso per trovare “differenti forme detentive”. S’è appellato all’articolo 147 del Codice penale che questo tipo di cambiamento lo prevede; ma non se il carcere è disumano: solo, per esempio, se il detenuto si trova in cattive condizioni di salute, non compatibili con la cella.

A questo punto, per non cestinare oggettive e legittime lamentele, il Tribunale di Sorveglianza ha deciso di presentare ricorso presso la Corte costituzionale contro il succitato articolo 147. Esso non contemplando la possibilità di trovare altre forme che non il carcere, quando la detenzione è simile alla tortura, va contro – tra gli altri – all’articolo 27 della Costituzione, dove si afferma che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

È da tempo che vengono denunciate le condizioni di invivibilità del carcere di Monza. Qui Greco è costretto a stare in una cella di circa nove metri quadrati dimensionata per due detenuti, mentre vi sono sistemate tre persone. Tenendo poi conto delle suppellettili presenti in quello spazio angusto: un letto a castello, la terza branda, l’armadio per i vestiti, comunque insufficiente per gli indumenti di tre persone che pertanto vengono sistemati sotto il letto; e ancora: i tre sgabelli, un tavolino, delle cassette posizionate una sopra l’altra che fungono da dispensa e un frigorifero con sopra il televisore, i tre detenuti non hanno spazio e quindi non possono scendere dal letto contemporaneamente.

Nella sentenza del Tribunale di Sorveglianza, datata 12 marzo, è specificato poi che “il bagno non è arieggiato e pertanto è maleodorante e non è fornito di acqua calda; che ai muri vi sono muffedi diversi colori, spazio e ampiezza; che il detenuto istante, in quanto più giovane degli altri, deve dormire su una brandina pieghevole, troppo corta per la sua altezza e sistemata necessariamente sotto la finestra e dunque deve sopportare gli spifferi d’aria; che i due suoi compagni di cella sono anziani e malati e nessuno di loro va all’aria e pertanto la cella è sempre occupata e maleodorante”.

Come Milano, anche un altro Tribunale di Sorveglianza, quello di Venezia, di recente ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro le limitazioni legislative che non permettono di “svuotare le carceri”. A questo punto la via per risolvere il problema del sovraffollamento potrebbe non segnarla il Parlamento, ma la Consulta.

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Monza – Auto e Furgoni rotti e inutilizzabili, Allarme in carcere

aaaFurgoni Rotti, auto blindate «rubate» Agli ALTRI istituti: l’unica Soluzione E organizzare pullman delle Nazioni Unite Che raccoglie i detenuti Nelle Varie carceri della Lombardia e poi li accompagna for example al Tribunale di Milano per i Processi. All’andata e al Ritorno.Vieni fossato Uno scuolabus. «Siamo Ridotti garantito da pegno», l’amara constatazione di Domenico Benemia, segretario regionale della Uil penitenziari. La SUA Denuncia non e Una Questione di principio. NON E UN puntiglio. «Dobbiamo dividerci i fido Mezzi una Disposizione Con Tutti Gli ALTRI istituti di pena della Regione – spiega il sindacalista -.Quelli in alla casa circondariale di Monza Dotazione Sono ormai Praticamente inutilizzabili.Regolarmente funzionanti Sono soltanto a causa Furgoni blindati, ma NON SONO affatto sufficienti.

IN MEDIA OGNI Giorno Il Nostro Servizio traduzioni accompagna Qualcosa venire 20-30 detenuti Fuori dall’istituto non soltanto per Processi ma also per visite ed Esami Nelle Strutture Sanitarie del Territorio. Tutti Servizi that necessitano di Mezzi idonei. E invece ci ritroviamo OGNI Giorno di lottare, un contenderci con i Colleghi delle More Carceri mi fido means that Sono funzionanti natura rimasti in Circolazione ». Fino a qualche anno fa era il Problema auto blindate Alle Limitato. Adesso SI E Esteso una quasi Tutto il parco macchine. Si Tratta di Furgoni that have Sulle Spalle centinaia di Migliaia di chilometri, Che Hanno viaggiato finchè Hanno resistito. In alcuni revisione CASI SI circolava also Senza.L’Esame, in officina, non l’avrebbero mai Passato. Lo Conferma lo Stesso segretario Generale della Uil penitenziari, Eugenio Sarno: «Circa l’85% degli automezzi della Polizia Penitenziaria Destinati Alle traduzioni E da considerarsi Illegale arroccato Privo dei collaudi di Affidabilità o arroccato Quei collaudi non have been superati – Denuncia -. Nonostante cio i baschi blu continuano ad assicurare, a Loro Rischio e Pericolo, i Servizi per garantire il Diritto alla Difesa e alla salute dei detenuti. Per QUESTO condividiamo Il giudizio del Ministro Severino, Che Più volte ha defined eroi Le Donne e Gli Uomini della Polizia Penitenziaria ma Agli eroi, prima o poi, devono also Essere Assicurati Mezzi, strumenti e Diritti ».

NON VOGLIONO affatto Essere considerati Responsabili dell’eventuale mancata Presenza dei detenuti Nelle aule dei Tribunali di Tutta Italia una Causa di inconvenienti con i Mezzi di Trasporto. «Finchè riusciamo a organizzarci, se i vari istituti della Lombardia detenuti have that Un giorno Sono convocati in tribunale Uno same, Allora altera parte delle Nazioni Unite pullman all’alba Che raccoglie Tutti i reclusi e li accompagna – spiega Benemia -. Ma in molti CASI QUESTO dispersion Comporta Una di tempo e Agenti Che restano impegnati Tutto Il Giorno a volte inutilmente. In molti Casi, invece, SI potrebbero dotare Gli istituti della Tecnologia Necessaria per Udienze tariffa in videoconferenza ».

Fonte


Monza celle sovraffollate e inumane, chiesto il rinvio della detenzione

carceri-sovraffollate1Sono giudici di sorveglianza, e dovrebbero far eseguire nel carcere di Monza la condanna a 15 anni di un pericoloso condannato per associazione mafiosa e sequestro di persona. Ma proprio perché sono giudici, sanno che in quel posto, uno dei 47.000 nei quali sono invece stipati 66.000 detenuti, gli farebbero scontare la pena “con modalità disumane equiparabili a tortura”.

Per questo ora anche il più importante Tribunale di sorveglianza italiano, quello di Milano, sulla scia dell’ordinanza-pilota un mese fa di Venezia su un detenuto a Padova, chiede l’intervento della Corte costituzionale. E alla Consulta domanda una pronuncia “additiva” per valutare se, al caso tassativo di “grave infermità fisica” che oggi lascia facoltà al giudice di rinviare l’esecuzione della pena di un detenuto, non sia ormai il momento di aggiungere anche il caso in cui, l’esecuzione della pena si traduca “in trattamenti inumani o degradanti” secondo la misura tarata dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo (almeno 3 metri quadrati a testa) nelle sentenze Sulejmanovic e Torreggiani che nel 2009 e a gennaio 2013 hanno già condannato l’Italia.

Nella vicenda di un detenuto siciliano, è stata la giudice milanese Maria Laura Fadda – come racconta l’avvocato Alessandro Maneffa – a voler verificare di persona le condizioni di detenzione con un sopralluogo nella cella dove in teorici 9 metri quadrati tre persone non possono scendere dal letto contemporaneamente perché nello spazio vanno contati anche il letto a castello a due piani, una branda pieghevole per il terzo detenuto, due cassette da 40 e da 70 centimetri come dispensa, tre sgabelli. Vestiti e scarpe per forza sotto il letto. Non sapendo dove appoggiare sapone e spazzolino da denti, i detenuti incollano al muro i pacchetti di sigarette a mo’ di mensoline. Tra letto e water c’è una porta ma non c’è aereazione, manca l’acqua calda, le muffe aggrediscono i muri.

Non è “grave infermità fisica”, unica chance di differimento della pena ammessa dall’articolo 147 del codice. Però è tortura secondo gli standard di Strasburgo. E qui nasce il dilemma del Tribunale milanese presieduto da Pasquale Nobile de Santis: se è vero che la pena resta legale anche se non viene raggiunta la rieducazione verso la quale deve obbligatoriamente tendere in base alla Costituzione, è vero anche che la pena è legale soltanto se non consiste in trattamento contrario al senso di umanità.

La pena inumana è non-pena, e andrebbe dunque sospesa e differita a quando le sue condizioni tornino praticabili. Ecco perciò la questione che il Tribunale milanese (presidente Fadda, a latere Cossia, esperti Pastorino e Mate) sottopone alla Corte costituzionale lasciando balenare una sorta di “numero chiuso”: una soluzione come nei Paesi del Nord Europa dove si evita la detenzione fino a quando si crea un posto libero, o come negli Stati Uniti dove il 23 maggio 2011 la Corte suprema ha riconosciuto la correttezza della Corte federale che aveva ordinato al governatore di rilasciare 46.000 detenuti per far scendere a un pur sempre elevato 137% il tasso di occupazione delle carceri.

Come già i colleghi di Venezia, anche quelli di Milano esprimono tutta la frustrazione di giudici che, quand’anche accertino la violazione di un diritto del detenuto da parte dell’amministrazione penitenziaria e ne ordinino la rimozione, non hanno tuttavia alcun potere di superarne l’inerzia: “È dal 1999 che la Consulta invita il Parlamento a prevedere forme di tutela giurisdizionale”, ma questo richiamo “è rimasto inascoltato”. E anche per questo Strasburgo ha appena dato un anno di tempo all’Italia per dotarsi di un sistema di efficaci rimedi preventivi “interni”, che non si limitino solo a risarcimenti ex-post del danno.

Fonte Corriere della sera


Primo presidio contro il carcere di Monza

presidio web


Monza, tagliato il bus navetta Stazione-carcere per pochi intimi

imagesMonza – Addio (almeno parziale) al bus che collega il centro di Monza con il carcere. Dopo un solo mese di sperimentazione, e «visto lo scarso utilizzo del mini bus» (così recita il comunicato del Comune di Monza), l’amministrazione ha deciso di ridurre il servizio navetta attivato per collegare la stazione di Monza al carcere. Il servizio ora funzionerà offrendo due corse quotidiane dal lunedì al sabato: ore 7,30 dalla stazione al carcere; ore 14,30 dal carcere alla stazione. In precedenza le corse erano 6, tre la mattina e tre al pomeriggio.

La soluzione del bus navetta era stata presa giusto un mese fa, dopo le proteste seguite ai tagli operati da Net, e i disagi per l’isolamento di via Sanquirico. Da venerdì 1 febbraio era dunque stato attivato in via sperimentale un servizio navetta che ristabilisce il collegamento tra la stazione ferroviaria e il carcere: da piazza Castello, vicino al teatro Binario 7, all’ingresso della casa circondariale di via Sanquirico. Il servizio, svolto con minibus da 16 posti e concordato con la direzione del carcere, prevedeva sei corse giornaliere: tre al mattino dalla stazione al carcere e tre al pomeriggio dal carcere alla stazione. Sarà attivo dal lunedì al sabato secondo i seguenti orari: il mattino la partenza dalla stazione è fissata alle 7.30, 8.30 e 9.30, mentre il pomeriggio le partenze dal carcere sono stabilite alle 12.30, 13.30 e 14.30. Dopo un mese, però, i passeggeri imbarcati sono stati troppo pochi: da qui la riduzione a una sola corsa.

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Il rugby arriva anche in carcere Monza ha il team dei detenuti

il-lato-materno-del-rugby4Monza – «Siamo vicini di casa, riusciamo a sentire le nostre reciproche urla: quelle che vengono dal campo di gioco e quelle dalle celle dei detenuti. E allora ci siamo detti: perché no?». Così Paolo Carcassi, presidente del Rugby Monza ha raccontato l’inizio di un’idea che oggi è diventata realtà: portare la palla ovale all’interno della casa circondariale di via Sanquirico. Da ottobre diciotto detenuti della sezione comuni sono entrati a far parte della prima squadra di rugby nata all’interno del carcere di Monza. «Per ora stiamo iniziando a conoscere lo sport e le sue regole, poi progressivamente abitueremo i ragazzi al contatto per portarli a disputare tra un po’ una vera partita », spiega Alessandro Geddo, giocatore del Rugby Monza e allenatore della squadra del carcere insieme a Francesco Motta, anche lui giocatore della società monzese.

Al momento in programma non c’è alcuna partita, i giocatori sono ancora acerbi, ma l’intenzione è quella di affrontare una selezione degli atleti degli Old e della Prima squadra della Grande Brianza. Non solo sport ma prima di tutto rispetto: degli avversari e delle regole. Ed è stato proprio il risvolto educativo e sociale del progetto a convincere la direzione a far nascere una squadra di rugby all’interno del carcere. «La prospettiva più ampia che ci siamo dati va ben oltre l’immediato risultato agonistico – ha spiegato Leonardo Nazzaro, educatore del carcere, responsabile dell’area sportiva -. Abbiamo voluto in questo modo offrire un’opportunità di amicizia a chi esce.

Chi fa parte oggi della squadra di rugby potrà contare, una volta uscito, sul sostegno del Rugby Monza, saprà che su quel campo ci sono degli amici. Ed è questa la vittoria più grande». Un impatto sociale ribadito anche dal consigliere comunale con delega allo sport Silvano Appiani, e dal vice sindaco Cherubina Bertola, presenti insieme al prefetto Giovanna Vilasi alla conferenza di presentazione della nuova squadra che si è svolta mercoledì all’interno del carcere.
Sarah Valtolina

Fonte: ilcittadinomb.it


Monza: navetta del Comune tra la stazione e il carcere

autobus-de-liaisonMONZA – Net taglia le corse dei pullman e il comune di Monza corre ai ripari: da oggi, venerdì 1 febbraio, è stato attivato in via sperimentale un servizio navetta che ristabilisce il collegamento tra la stazione ferroviaria e il carcere: da piazza Castello, nei pressi del teatro Binario 7, sarà possibile arrivare direttamente in prossimità dell’ingresso della casa circondariale di via Sanquirico. Il servizio, svolto con minibus da 16 posti e concordato con la direzione del carcere, prevede sei corse giornaliere: tre al mattino dalla stazione al carcere e tre al pomeriggio dal carcere alla stazione. Sarà attivo dal lunedì al sabato: il mattino la partenza dalla stazione è fissata alle 7.30, 8.30 e 9.30, mentre il pomeriggio le partenze dal carcere sono stabilite alle 12.30, 13.30 e 14.30.
«Con questo servizio mirato – dichiara l’assessore alla Mobilità Paolo Confalonieri – il Comune di Monza ripristina un collegamento importante, che era venuto meno con la revisione delle linee del trasporto pubblico realizzata lo scorso 7 gennaio da Net. Nel corso del mese di febbraio monitoreremo il numero di persone che faranno effettivamente uso dei minibus, al fine, eventualmente, di migliorare o ottimizzare il numero e l’orario delle corse».

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Carceri, l’Europa condanna l’Italia E il ministro studia il caso Monza

carcere_2Monza – Celle piccole e sovraffollate, condizioni che violano i diritti dei carcerati e l’articolo 3 della convenzione europea sui diritti umani. La Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per trattamento inumano e degradante di sette detenuti a Busto Arsizio e Piacenza, disponendo un risarcimento per totali 100mila euro e dando un anno di tempo per adeguarsi. La sentenza è «una mortificante conferma dell’incapacità a garantire i diritti elementari dei reclusi», ha commentato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Avvilita, ma non sorpresa» si è detta invece il ministro della Giustizia Severino. Sottolineando che sono urgenti «misure strutturali».
Lo stesso ministro ha recentemente avuto modo di analizzare la situzione del carcere di Monza, carente proprio dal punto di vista della struttura. Severino ha risposto a una interrogazione della senatrice monzese Anna Maria Mancuso disponendo un’indagine, conclusa a dicembre, che ha confermato le condizioni di difficoltà. Ma per ragioni economiche non possono essere erogati fondi ulteriori in questa fase di legislatura, rimandando un eventuale intervento al prossimo governo.

Mancuso aveva comunicato al ministro che «dal punto di vista abitativo la struttura risulta non essere idonea in quanto fatiscente a causa di consistenti infiltrazioni d’acqua, di muffe e macchie di umidità, pertanto senza i requisiti igienici necessari per essere abitata». Una condizione di difficoltà che ricade sui detenuti e su chi lavora in via Sanquirico. E che dovrebbe vedere l’intervento del ministero per prendere provvedimenti.


IN ATTESA DEL BOTTO FINALE

Vorrebbe diventare una tradizione quella di salutare l’anno nuovo ai piedi delle mura di Sanquirico.
Anche quest’anno durante la notte di San Silvestro abbiamo voluto condividere i festeggiamenti con chi, nella città di Monza, brinda rinchiuso tra quattro mura.
Può sembrare poca cosa accendere fuochi d’artificio tra uno slogan e una battitura fuori da un carcere come quello monzese considerato dalla maggior parte dei detenuti come un carcere punitivo.
In realtà in un momento in cui la maggior parte della gente mangia e beve a volontà, la città è un tripudio di ingannevole contentezza e nelle strade iniziano a riversarsi a migliaia i cacciatori del divertimento metropolitano, crediamo che possa significare moltissimo la condivisione dei primi attimi del 2013 con uomini e donne a noi così vicini, e così terribilmente lontani.

Anche in questo 2012 ci sono state diverse sezioni allagate, problema ormai costante che capita ad ogni precipitazione più o meno consistente.
Quest’anno il problema si è aggravato arrivando persino all’evacuazione di intere aree ormai inutilizzabili poiché l’acqua è penetrata fin dentro gli interstizi delle pareti, fatto che ha causato il trasferimento di alcune centinaia di detenuti.
Oltre ai problemi della struttura sono sempre più gravi le condizioni di sovraffollamento e di violazione continua della dignità umana che si vivono dietro le mura del carcere cittadino.
Offese all’individuo che non tutti sono in grado di sopportare e che sfociano spesso in suicidi come quello che ha visto coinvolto un detenuto di 50 anni nel novembre dell’anno appena conclusosi.
Come si può vedere anche il carcere monzese volge ad una situazione che ormai riguarda tutte le carceri italiane.
Il governo ha provato a metterci una pezza, chiamata “emergenza carceri”, ma le pretese erano esorbitanti e presto la riforma Severino si è rivelata un grande bluff.
Come al solito lo stato gioca sulla pelle dei detenuti e qualcuno, come i radicali, pensa bene di sfruttare il malcontento e le sofferenze dei detenuti per garantirsi un bacino elettorale tramite richieste parziali che sono solo fumo gettato negli occhi.
Il carcere rimane un baluardo della società che viviamo e mai come adesso, lo stato ne ha un gran bisogno per reprimere le voci dissidenti e per far fronte ad una generale crisi della finzione democratica.
Crediamo che sia importante per ogni individuo che fa dell’azione politica confrontarsi con il carcere e con la possibilità della sua distruzione.

Ecco perché anche il primo giorno del 2013 eravamo sotto il carcere di Monza.
Le nostre voci non si sono piegate e non si sono confuse nel festoso frastuono, ma hanno valicato i muri cavalcando l’aria gelida di gennaio e si sono insinuate nelle celle chiuse, perché non ci sono muri che possono trattenere l’energia vibrante di cui sono fatte.botto finale
Il nostro augurio per l’anno nuovo?
Che dentro e fuori la rabbia diventi incontenibile.

Contro il carcere e la società che lo crea.

CordaTesa
cordatesa.noblogs.org


Il carcere di Monza scoppia, sciopero della fame per 350 detenuti

Sciopero della fame nel carcere di Monza. Da mercoledì mattina circa 350 detenuti della casa circondariale di via Sanquirico (circa la metà del totale) hanno deciso di rifiutare il cibo aderendo all’iniziativa lanciata a livello nazionale da Marco Pannella sullo stato della giustizia civile e penale.

sciopero-della-fame2Il motivo dello sciopero sono le condizioni della struttura e il sovraffollamento delle celle, problemi che si trascinano da anni senza una soluzione. A peggiorare la situazione, in queste ultime settimane, ha contribuito il forte caldo che ha trasformato le sezioni della casa circondariale in veri e propri forni.

Da MBnews 19/07/2012