Interrogazione parlamentare sulla morte di Francesco S. nel carcere di Monza

cordatesaLegislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00504. Pubblicato il 8 luglio 2013, nella seduta n. 60 – Bottici, Paglini, Cioffi, Donno, Girotto, Pepe, Blundo, Lucidi, Simeoni, Bocchino, Cotti, Vacciano, Moronese, Gaetti, Molinari, Castaldi, Scibona, Petrocelli, Casaletto, Orellana, Bignami.
Ai Ministri della giustizia e della salute. Premesso che: secondo quanto riportato nel comunicato stampa del 26 giugno 2013 dell’osservatorio permanente sulle morti in carcere (composto dall’associazione “Il Detenuto Ignoto”, dall’associazione “Antigone”, dall’associazione “A Buon Diritto”, dalla redazione di “Radio Carcere” e dalla redazione di “Ristretti orizzonti”), sabato 8 giugno nel carcere di Monza è deceduto un ragazzo di 22 anni, Francesco S., che, dai primi accertamenti, sarebbe morto per arresto cardiocircolatorio. Il giovane era stato arrestato il 1° maggio per una rapina;
la mamma del ragazzo, signora Giovanna D’Aiello, chiede con forza di conoscere la verità e si è rivolta all’osservatorio perché venga fatta luce sul decesso del figlio. Da notizie stampa diffuse si apprendono le sue parole: “Sono sicura che non è morto di morte naturale, i suoi organi erano sani. Dopo averlo visto a colloquio in carcere, il lunedì prima della sua morte (3 giugno, ndr) avevo fatto presente che mio figlio stava male. Ha perso sedici chili in un mese. Avevo chiesto che lo mettessero in una struttura adeguata, che lo aiutassero.
Lui non aveva problemi di salute. Se aveva sbagliato, doveva rispondere per quello che aveva fatto, ma non è giusto che sia morto così. Voglio sapere cosa è successo, voglio la verità. Io mi rivolgerò a tutti, non mi fermo qui, perché la morte di Francesco deve servire da monito per tanti ragazzi. Avrei voluto che morisse tenendo la sua mano nella mia. E invece è andata in questo modo atroce”;
i familiari escludono anche l’ipotesi del suicidio. In una lettera recente alla fidanzata Francesco S. pensava “ai tanti progetti insieme”;
su disposizione del magistrato è stata effettuata l’autopsia, che (per quanto è dato sapere) avrebbe escluso che la morte di Francesco S. sia avvenuta per cause violente o per intossicazione da farmaci o droghe. Il responso è stato “decesso causato da arresto cardiocircolatorio”;
considerato che:
nel solo mese di giugno sono già 11 i detenuti morti: 4 per suicidio, 3 per malattia e 4 per cause da accertare. Dai dati dell’osservatorio si apprende che dall’inizio dell’anno i detenuti suicidi sono 27 e il totale dei decessi in carcere è di 85;
in nessuno di questi casi l’amministrazione penitenziaria ha provveduto a dare la dovuta comunicazione, nonostante sia tenuta a dare informazione sulle morti in carcere, come previsto dalla circolare Gdap-0397498-2011 “Sala Situazioni. Modello Organizzativo e nomina Responsabile”, all’articolo 5, comma 6, che recita: “Per garantire una trasparente e corretta informazione dei fenomeni inseriti nell’applicativo degli “eventi critici” le principali notizie d’interesse saranno, inoltre trasmesse al Direttore dell’Ufficio Stampa e Relazioni esterne per le attività di informazione e comunicazione agli organi di stampa e la eventuale diffusione mediante i canali di comunicazione di cui dispone il Dap (rivista istituzionale, newsletter, siti istituzionali)”,
si chiede di sapere:
di quali informazioni disponga il Ministro della giustizia relativamente ai fatti riferiti;
se non intenda avviare, nel rispetto e indipendentemente dall’inchiesta che sulla vicenda ha aperto la magistratura, un’indagine amministrativa interna anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento per dare giustizia ad una madre, Giovanna D’Aiello, e diradare i dubbi che avvolgono la morte di un giovane di 22 anni;
quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere per ridurre l’alto tasso dei decessi per suicidio in carcere;
quali siano le cause che hanno condotto al decesso di Francesco S. e se siano state messe in atto tutte le misure preventive, di cura e di assistenza che le condizioni di salute del detenuto imponevano;
se non ritengano che l’elevato numero di suicidi in carcere dipenda dalle condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena e dalle aspettative frustrate di migliori condizioni di vita al loro interno;
con quali iniziative di competenza intendano scongiurare i rischi derivanti dal sovraffollamento nelle carceri e migliorare le condizioni di vita dei detenuti;
se non ritengano infine necessario disporre un’inchiesta ministeriale sulle ragioni delle morti in carcere, inclusi i suicidi, e sullo stato di sovraffollamento degli istituti penitenziari.

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