Gen 12 2014

Aggressione poliziesca nel CIE di Barcellona

cordatesaIl 31 dicembre ed il 1 gennaio elementi delle forze dell’ordine di Barcellona si sono inseriti all’interno del CIE catalano, mettendo a segno diversi abusi nei confronti dei detenuti. E’ la denuncia di alcuni interni del Centro di Internamento per stranieri di Barcellona, ripresa da attivisti della campagna “Tanquem els CIEs”, che raccontano i maltrattamenti effettuati dai poliziotti, descritti come in notevole stato d’ebbrezza dai reclusi. Continue reading


Gen 8 2014

Teramo – Scontri con i fascisti nella notte di capodanno

cordatesaApprendiamo che a Teramo e Roma, nella notte di capodanno, si sono verificati duri scontri tra compagni e fascisti; in attesa di maggiori informazioni riportiamo quanto diffuso in rete sui fatti di Teramo.

da osservatorio contro la repressione:

Nemmeno a capodanno smettono di aggredire. Alle 4,30 di stamattina un gruppo di fascisti ha attaccato un po’ di compagni, ma stavolta hanno trovato pane per i loro denti. I due schieramenti si Continue reading


Gen 11 2013

UK: Contro le prigioni, contro gli zoo – Azione contro lo zoo di Bristol

“Abbiamo cominciato il 2013 nel modo in cui intendiamo continuarlo, con un attacco all’entrata principale dell’edificio dello Zoo di Bristol. Tutte le vetrate davanti e le finestre sono state distrutte. L’edificio e l’insegna “Bristol Zoo” sono state attaccate con bombe di vernice e un’altra bomba di vernice è stata lanciata dentro l’edificio. “Liberate” è stato scritto sulla parete di fronte.

animal_in_zooGli zoo si pongono come campioni di conservazione ma la realtà è molto diversa. La loro “conservazione” è parte della stessa mentalità arrogante e ipocrita che pone gli umani come separati e al di sopra di tutti gli esseri viventi, e che punta al dominio e alla sottomissione della natura. Le creature selvagge vengono cacciate, alcune fino all’estinzione, e i loro habitats distrutti. Quelle che sono fortunate abbastanza da essere “salvate” vengono messe in gabbie e questa viene presentata come una protezione e un aiuto per loro.

Gli zoo sono sostenuti come caposaldo dell’educazione. Possiamo sapere tutto quello che abbiamo bisogno di sapere su questa o quella creatura tranne come mostrarle il rispetto di base. Lo scopo reale è invece insegnare alle persone che gli animali non umani sono lì per il nostro divertimento, e che l’intero mondo non umano esiste solo per il nostro utilizzo. Il bisogno delle persone di vedere e provare qualcosa di selvaggio è molto commerciabile e sfruttabile. Dietro tutta la retorica e la reinvenzione degli zoo si situa la crudele realtà, fatta come sempre di soldi e profitto con ogni mezzo necessario. Una volta che vediamo attraverso questa immagine attentamente costruita, non c’è difesa possibile che queste istituzioni di schiavitù possano impiegare contro le nostre ragioni per attaccarli.

Negli zoo, le persone vengono abituate alla necessità e desiderabilità delle gabbie. Animali una volta liberi, che vanno avanti e indietro nelle loro gabbie fissando vuotamente le sbarre, sono un triste riflesso della nostra stessa reclusione.

Con questa piccola ma riuscita azione tracciamo una linea nella sabbia tra noi e il dominatore di ogni creatura, inclusi noi stessi.

A Capodanno c’è una tradizione in tutto il mondo di prendere azione contro il sistema carcerario e mostrare solidarietà ai prigionieri. Noi continuiamo ed estendiamo questa tradizione nello spirito della liberazione totale sia per animali umani che non-umani. Allo stesso modo non abbiamo dimenticato né perdonato la violenza usata dalla polizia contro i manifestanti fuori dalla prigione di Horfield lo scorso ultimo dell’anno.

Continueremo a colpirli dove e quando non se l’aspettano – Non potranno mai essere ovunque, e noi non accetteremo la reclusione e l’imprigionamento di nessuna forma. Dedichiamo questa azione ai prigionieri anarchici Marco Camenisch, Cristobal Franke “Mono”* e Osman Evcan.”

anonymous report, from Indymedia UK


Gen 10 2013

Prigionieri – Resoconto del presidio anticarcerario per Madda al Paglierelli

occhiGiorno 14 dicembre ci siamo ritrovati sotto il carcere Pagliarelli di Palermo per esprimere la nostra solidarietà e infondere coraggio alla compagna detenuta Madda e a tutti i prigionieri, urlando il disprezzo contro ogni tipo di gabbia e contro tutti gli aguzzini.
Dopo mezz’ora di cori e botti in una stradina adiacente al complesso carcerario, un nutrito gruppo di polizia penitenziaria ha fatto la sua comparsa, pistola alla mano, per tentare di spegnere quella scintilla di solidarietà verso gli oppressi e di rabbia contro gli oppressori.
L’arroganza che accomuna tutte le guardie non ci ha scoraggiato, anzi abbiamo continuato ad intonare cori per chi, a pochi metri di distanza, ci ascoltava da dietro le odiate sbarre

Con l’atteggiamento intimidatorio che li contraddistingue , i servi in divisa hanno proceduto ad identificazioni e perquisizioni, alle quali è seguito un trasporto coatto all’interno del carcere di tutti noi partecipanti al presidio, venendo poi rilasciati dopo appena un paio d’ore.

Se i cani da guardia dello Stato credono di aver messo a tacere le nostre voci, di aver sopito i nostri spiriti in rivolta, di aver spento almeno per un po’ quella luce che anima i nostri cuori e mai ci abbandona, si sbagliano: la loro volontà di reprimere ci ha soltanto resi più determinati nel voler abbattere ogni prigione, sempre in lotta contro l’esistente che le produce.

MADDA LIBERA! TUTTI LIBERI!

FUORI TUTTI DALLE GALERE! DENTRO NESSUNO SOLO MACERIE!

Individualità contro il carcere


Gen 10 2013

Carcere – Resoconto del capodanno sotto il carcere di Tolmezzo

liberi tutti1Come una buona vecchia tradizione vuole, alcuni di noi hanno trascorso la notte di Capodanno sotto un carcere.
Quest’anno il carcere non poteva che essere quello di Tolmezzo. Anche se a poche settimane dalla fine dell’anno, intorno al 20 dicembre, Maurizio Alfieri è stato trasferito a Saluzzo (CN), abbiamo deciso di mantenere l’appuntamento a Tolmezzo perché lì rimangono le decine di detenuti che ci scrivono e con i quali vorremmo allacciare rapporti per poterli supportare nella lotta.
Di sicuro l’allontanamento di Maurizio è un tentativo di affievolire il percorso intrapreso a Tolmezzo, un carcere in cui è nata una conflittualità condivisa da più detenuti e che non deve  tornare ad essere la tomba dove prevaricazioni di ogni tipo vengono perpetrate nel silenzio e nella connivenza di tutti gli “organi preposti”.
Questa volta, considerando i vari presidi sotto le mura per la notte di Capodanno- Bergamo, Cosenza, Como, Monza, Roma, Torino e altri- possiamo dirci contenti di come sia andata l’iniziativa: eravamo una cinquantina di persone; da dentro c’è stata una buona risposta ed è stato possibile comunicare con i detenuti delle celle più in alto – in particolare durante un intervento in cui si è nominato Massimo Russo, aguzzino particolarmente distintosi per le minacce, i pestaggi, i dispetti , i detenuti hanno fatto sentire bene cosa pensano di questa merda di uomo; abbiamo salutato in modo particolare chi ci ha scritto invitandoli a farlo ancora.
E’ stato un saluto caloroso per ricordare che siamo solidali con i detenuti in lotta, un saluto la notte di capodanno per dire che non ci dimentichiamo dei detenuti di Tolmezzo.
A tal proposito però pensiamo che questo carcere avrebbe avuto ed ha bisogno di iniziative più incisive. Ben vengano ad esempio le iniziative come quella organizzata a Roma davanti al DAP. Auspichiamo che non siano iniziative isolate. Detto questo non possiamo non chiederci quale trattamento avrebbe ricevuto Maurizio se il presidio organizzato per lo scorso 24 novembre avesse visto la partecipazione richiesta da una situazione come quella di Tolmezzo in quel momento: dalla aggressione contro Mohamed commissionata dal comandante ed effettuata da un detenuto, ai 115 giorni di isolamento a Maurizio a cui sono seguiti altri 45.
Il presidio era stato pubblicizzato con largo anticipo e con l’attenzione a non sovrapporsi alle altre iniziative di solidarietà che erano state organizzate per Maurizio, per Nicola e Alfredo, per Alessio… era stata rimarcata più volte la necessità di una iniziativa grossa e determinata che facesse capire alla direttrice, al comandante e scagnozzi che non potevano più permettersi le continue angherie, vere e proprie pratiche di tortura.
La solidarietà arrivata da tanti compagni e da tante persone che si occupano di carcere ai detenuti di Tolmezzo, le informazioni circolate in rete su informa-azione, su Radio Black Out di Torino, Radio Onda Rossa di Roma, le iniziative fatte a Trento e Rovereto hanno sicuramente influito sull’andazzo in carcere, tant’è che non ci sono pestaggi da un po’. Alcuni detenuti ci hanno scritto che in altri tempi  Maurizio sarebbe stato massacrato.
Ma le rappresaglie della direttrice e del comandante non sono finite, si sono fatte più subdole: il già citato ferimento di Mohamed, i mesi di isolamento a Maurizio e l’ultimo trasferimento di Maurizio a Saluzzo passando da …Trani! Maurizio ha subito 18 ore di viaggio con i secondini che continuavano a provocarlo, che l’hanno trasferito attirandolo fuori dalla cella con l’inganno, portandolo via senza lasciargli il tempo di recuperare le sue cose, tra cui l’abbigliamento pesante, e facendogli credere che l’avrebbero lasciato a Trani, dove lui non voleva assolutamente rimanere avendo i suoi fratelli più cari a Milano.
E ora che Maurizio è stato trasferito, tra l’altro proprio vicino Cuneo, pensiamo sia importante tenere alta l’attenzione su ciò che accade tra quelle mura, supportare maggiormente le iniziative che verranno costruite a Udine e dintorni e portare a casa il messaggio che i detenuti di Tolmezzo hanno lanciato con la loro determinazione, con l’iniziativa di solidarietà agli anarchici rinchiusi ad Alessandria: dentro nessuno, solo macerie!

Anarchici di Trento e Rovereto


Gen 4 2013

IN ATTESA DEL BOTTO FINALE

Vorrebbe diventare una tradizione quella di salutare l’anno nuovo ai piedi delle mura di Sanquirico.
Anche quest’anno durante la notte di San Silvestro abbiamo voluto condividere i festeggiamenti con chi, nella città di Monza, brinda rinchiuso tra quattro mura.
Può sembrare poca cosa accendere fuochi d’artificio tra uno slogan e una battitura fuori da un carcere come quello monzese considerato dalla maggior parte dei detenuti come un carcere punitivo.
In realtà in un momento in cui la maggior parte della gente mangia e beve a volontà, la città è un tripudio di ingannevole contentezza e nelle strade iniziano a riversarsi a migliaia i cacciatori del divertimento metropolitano, crediamo che possa significare moltissimo la condivisione dei primi attimi del 2013 con uomini e donne a noi così vicini, e così terribilmente lontani.

Anche in questo 2012 ci sono state diverse sezioni allagate, problema ormai costante che capita ad ogni precipitazione più o meno consistente.
Quest’anno il problema si è aggravato arrivando persino all’evacuazione di intere aree ormai inutilizzabili poiché l’acqua è penetrata fin dentro gli interstizi delle pareti, fatto che ha causato il trasferimento di alcune centinaia di detenuti.
Oltre ai problemi della struttura sono sempre più gravi le condizioni di sovraffollamento e di violazione continua della dignità umana che si vivono dietro le mura del carcere cittadino.
Offese all’individuo che non tutti sono in grado di sopportare e che sfociano spesso in suicidi come quello che ha visto coinvolto un detenuto di 50 anni nel novembre dell’anno appena conclusosi.
Come si può vedere anche il carcere monzese volge ad una situazione che ormai riguarda tutte le carceri italiane.
Il governo ha provato a metterci una pezza, chiamata “emergenza carceri”, ma le pretese erano esorbitanti e presto la riforma Severino si è rivelata un grande bluff.
Come al solito lo stato gioca sulla pelle dei detenuti e qualcuno, come i radicali, pensa bene di sfruttare il malcontento e le sofferenze dei detenuti per garantirsi un bacino elettorale tramite richieste parziali che sono solo fumo gettato negli occhi.
Il carcere rimane un baluardo della società che viviamo e mai come adesso, lo stato ne ha un gran bisogno per reprimere le voci dissidenti e per far fronte ad una generale crisi della finzione democratica.
Crediamo che sia importante per ogni individuo che fa dell’azione politica confrontarsi con il carcere e con la possibilità della sua distruzione.

Ecco perché anche il primo giorno del 2013 eravamo sotto il carcere di Monza.
Le nostre voci non si sono piegate e non si sono confuse nel festoso frastuono, ma hanno valicato i muri cavalcando l’aria gelida di gennaio e si sono insinuate nelle celle chiuse, perché non ci sono muri che possono trattenere l’energia vibrante di cui sono fatte.botto finale
Il nostro augurio per l’anno nuovo?
Che dentro e fuori la rabbia diventi incontenibile.

Contro il carcere e la società che lo crea.

CordaTesa
cordatesa.noblogs.org


Gen 1 2013

Immigrati tentano la fuga la notte di capodanno

Ennesima rivolta al Cie di Bologna, anche durante l’ultima notte dell’anno: quattro nordafricani, ospiti della struttura di via Mattei, hanno tentato la fuga, ma la loro azione e’ stata bloccata dalla polizia. In due sono stati fermati quando avevano ormai scavalcato le recinzioni. E’ successo verso l’una e la calma e’ stata riportata verso le 2.30. C’e’ stato anche un lancio di oggetti verso le forze dell’ordine.


Dic 31 2012

Tutti i presidi contro il carcere di capodanno

BERGAMO

TOLMEZZO

COMO

ROMA

31 Dicembre, 2012 – 10:00
Via Bartolo Longo-angolo Via U. Majetti

 

 

Ogni giorno, 250 persone vengono rinchiuse in carcere.

90mila ogni anno.

Nelle carceri italiane sono stipate quasi 70.000 persone in STRUTTURE che

ne potrebbero contenere 40mila.

E’ il sovraffollamento, che moltiplica le sofferenza di chi viene

rinchiuso dalla repressione dello stato. Ma è l’esistenza stessa del

carcere il problema: affollato o meno che sia.

Oggi più che mai, il carcere tende a essere la naturale prosecuzione delle condizioni di esclusione sociale e di poverta’ in cui molte e molti si vengono a trovare, per questo il carcere è sempre più uno strumento in mano alla classe dominante, utile a controllare e reprimere la massa di sfruttate e sfruttati.Pensiamo all’inasprimento delle leggi contro l’uso delle droghe, alle

leggi contro l’immigrazione, alle norme che irregimentano la vita nelle citta’. sta diventando sempre piu’ facile cadere nelle maglie della giustizia prima e del carcere, poi.

L’esistenza del carcere decreta, in modo terroristico, il risultato della guerra tra vincenti e perdenti, rinchiudendo questi ultimi.

Per farla finita con la legge della giungla, con l’arroganza dei potenti, con la disuguaglianza, attiviamoci per abolire il carcere.

Per una società senza galere e senza sfruttamento.

Svuotiamo le carceri: libere tutte liberi tutti

COSENZA

CONTRO IL CARCERE, GIORNO DOPO GIORNO!
il 31 dicembre, come ogni anno, invitiamo tutte e tutti a partecipare al presidio di solidarietà davanti la casa circondariale di via popilia a Cosenza per far sentire la nostra vicinanza a chi è privato della libertà e ribadire la nostra totale avversione contro il sistema carcerario e repressivo.
APPUNTAMENTO IL 31 DICEMBRE ALLE ORE 18

Cosenza Contro il Carcere!

 

 


Dic 28 2012

Presidio di capodanno a Tolmezzo

Già nei presidi dell’ 8 settembre e del 24 novembre scorsi, portando fuori dalle mura carcerarie le voci dei detenuti, abbiamo denunciato i pestaggi delle “squadrette speciali”, l’isolamento punitivo, le minacce fisiche e psicologiche, le pessime condizioni igienico-sanitarie, il vitto scarso e immangiabile, lo sfruttamento del lavoro, l’insabbiamento delle denunce inviate dai detenuti alla procura di Udine e al magistrato di sorveglianza,

Le azioni di rappresaglia della direzione verso chi non piega la testa e ha deciso di rompere il muro dell’omertà, non riescono a fermare la protesta collettiva dei prigionieri, che valica le mura dell’inferno tolmezzino, a cui fanno eco le azioni dei/delle solidali fuori dalle carceri.
Percorsi di vita che si intrecciano: iniziative anticarcerarie di fronte alle mura di Tolmezzo; uno sciopero del vitto in solidarietà con Maurizio Alfieri, un prigioniero che per il suo coraggio e determinazione nella denuncia degli abusi è tenuto in regime di isolamento e nonostante ciò trova la forza, assieme ad altri detenuti, per appoggiare la lotta dei compagni anarchici detenuti ad Alessandria nella sezione AS2 contro le finestre a bocca di lupo; un presidio solidale a Roma davanti al ministero di grazia e giustizia;…

Per dare forza a questi percorsi di liberazione nella notte di capodanno saremo ancora a Tolmezzo.
Saremo presenti con le nostre voci ed i nostri corpi per dire ai prigionieri che non sono soli e che la loro lotta è la nostra lotta.
Alla direzione del carcere diciamo che il silenzio è rotto e che il tempo dell’impunità è finito.


Dic 27 2012

Presidio di capodanno al carcere di Bergamo


Dic 27 2012

Presidio di capodanno al Bassone, Como