Mar 15 2013

Carcere, anche gli occhiali sono un’emergenza

images (7)C’è un problema, fra i tanti, giganteschi drammi che affliggono le carceri in Italia, di cui non si parla mai: gli occhiali. Sembra niente, rispetto alla non-vita di detenuti costretti dove dovrebbe starne la metà, come a Sollicciano (1000 invece di 450). E invece è moltissimo. Anche perché il calo della vista che colpisce gran parte dei detenuti (in gran parte sotto i 45 anni) a pochi mesi dall’ingresso in carcere è un po’ il simbolo di questa istituzione “contro” le persone, la loro dignità e i loro diritti.

N. J., marocchino 24enne, è qui da un anno: «Avevo una vista buonissima» racconta, «dopo sei mesi la tv mi sembrava tutta sfuocata, adesso non sopporto più neanche la luce». A. H., albanese, 21 anni, ha due occhi bellissimi «ma» dice «non riesco a scrivere una cartolina alla mia famiglia». L. M., italiano di 26 anni, dopo appena quattro mesi ha fatto domanda per gli occhiali: «Pensavo di avere un tumore al cervello, prima vedevo lontano dieci chilometri, ora neanche il fondo del cortile».

Succede così, racconta Salvatore Tassinari, presidente dell’associazione Pantagruel, che lavora in carcere con i suoi volontari: «Quando cominci a passare le giornate chiuso in una cella, la prima cosa che si riduce è il campo visivo. Il tuo sguardo spazia al massimo entro i pochi metri che dividi con i tuoi compagni, e a poco a poco perde il senso della profondità. Si abitua a non spingersi oltre, finché, a un tratto, non ci riesce proprio più». E non è solo la percezione della distanza, a svanire dietro le sbarre. Se ne va, piano piano, anche un altro piacere della vita, il senso dei colori: «Qui dentro ci sono solo tonalità di grigio» spiega Tassinari, «e l’occhio, a un certo punto, comincia a leggere come grigio anche quello che c’è fuori ». Tutto, insomma, in questo mondo chiuso, si contrae, e la vista che cala diventa il simbolo stesso della vita in carcere, costretta «a rinunciare a ogni aspettativa». Cioè ad annullarsi. Se poi si aggiunge che «dopo la vista, di solito, si alterano anche l’olfatto e l’udito, e il detenuto vive in un continuo, nevrotizzante, stato di allerta», c’è da stupirsi che la gente si suicidi?

Ma non basta: ancora più grave, se possibile, è che nella stragrande maggioranza dei casi i detenuti non possano procurarsi gli occhiali: «I medici del carcere glieli prescrivono, ma se non glieli portiamo noi» dice Tassinari, «nessuno di loro ha la possibilità di comprarseli». Troppo cari per chi «a malapena ha i soldi per comprarsi un francobollo o una lametta da barba nello spaccio del carcere». Solo che adesso i soldi mancano anche a Pantagruel, «quelli degli enti pubblici sono mirati solo su progetti specifici, non su un bisogno endemico come questo, che ogni anno ci costa dai 3 ai 4 mila euro».

Non resta allora che organizzare ogni tanto cene di autofinanziamento (info:www.asspantagruel.org), «dove ai tanti che neanche lo immaginano spieghiamo come per i detenuti gli occhiali siano ormai un genere di prima necessità».

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Gen 10 2013

Carceri, l’Europa condanna l’Italia E il ministro studia il caso Monza

carcere_2Monza – Celle piccole e sovraffollate, condizioni che violano i diritti dei carcerati e l’articolo 3 della convenzione europea sui diritti umani. La Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per trattamento inumano e degradante di sette detenuti a Busto Arsizio e Piacenza, disponendo un risarcimento per totali 100mila euro e dando un anno di tempo per adeguarsi. La sentenza è «una mortificante conferma dell’incapacità a garantire i diritti elementari dei reclusi», ha commentato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Avvilita, ma non sorpresa» si è detta invece il ministro della Giustizia Severino. Sottolineando che sono urgenti «misure strutturali».
Lo stesso ministro ha recentemente avuto modo di analizzare la situzione del carcere di Monza, carente proprio dal punto di vista della struttura. Severino ha risposto a una interrogazione della senatrice monzese Anna Maria Mancuso disponendo un’indagine, conclusa a dicembre, che ha confermato le condizioni di difficoltà. Ma per ragioni economiche non possono essere erogati fondi ulteriori in questa fase di legislatura, rimandando un eventuale intervento al prossimo governo.

Mancuso aveva comunicato al ministro che «dal punto di vista abitativo la struttura risulta non essere idonea in quanto fatiscente a causa di consistenti infiltrazioni d’acqua, di muffe e macchie di umidità, pertanto senza i requisiti igienici necessari per essere abitata». Una condizione di difficoltà che ricade sui detenuti e su chi lavora in via Sanquirico. E che dovrebbe vedere l’intervento del ministero per prendere provvedimenti.


Dic 28 2012

“La direzione assicuri i diritti dei carcerati”

PALERMO – Il giudice ha ingiunto la direzione del carcere palermitano ad adottare gli opportuni provvedimenti per assicurare il rispetto della persona dei detenuti. Il garante Fleres: “E’ l’ennesima conferma delle generali condizioni di disagio vissute dai reclusi italiani e siciliani”.

Il magistrato di sorveglianza di Palermo ha ingiunto alla direzione del carcere Pagliarelli di assicurare condizioni di vita adeguate ai detenuti. Lo rende noto il Garante dei diritti dei detenuti della Regione siciliana, Salvo Fleres. “Il giudice – spiega Fleres – ha ingiunto la direzione ad adottare gli opportuni provvedimenti per rimuovere le violazioni dei diritti sul rispetto dello spazio vitale all’interno della cella, per assicurare il diritto di occupare una cella con compagni non fumatori, il diritto a fruire di adeguati periodi di tempo all’esterno delle celle, sfruttando la cosiddetta socialità, il diritto all’uso adeguato di bagni e docce e degli altri oggetti necessari alla cura ed alla pulizia della persona”.

Il provvedimento ha origine da una iniziativa promossa da un recluso che si è rivolto a Fleres e all’avvocato Vito Pirrone, presidente dell’associazione nazionale forense di Catania, con cui il Garante ha stipulato un protocollo di intesa. “La pronunzia del magistrato di sorveglianza di Palermo – ha detto Fleres – costituisce l’ennesima conferma delle generali condizioni di disagio vissute dai reclusi italiani e siciliani a causa del sovraffollamento e delle endemiche carenze di personale, sottoposto a turni estenuanti di servizio”. “Ulteriori iniziative giudiziarie – ha proseguito – sono in corso in altre carceri dell’Isola e puntano, oltre che al risarcimento del danno, anche al varo di interventi normativi, organizzativi e strutturali capaci di adeguare l’esecuzione penale ai dettati della legge”.

Fonte: livesicilia.it