Mag 1 2017

Torino – Cercano di evadere dal carcere: fallito il tentativo dei 4 giovani

Quattro giovani stranieri nella notte tra sabato 29 e domenica 30 aprile hanno cercato di evadere dal carcere minorile torinese  “Ferrante Aporti”.

La polizia penitenziaria ha però interrotto la fuga. Infatti, dopo aver udito dei rumori sospetti, le guardie si sono messe subito ad effettuare i controlli e si son accorti che i quattro stavano cercando di bucare la parete della stanza. Sono così stati fermati e messi in altre celle.

Fonte


Apr 22 2017

Viterbo – Detenuto tenta la fuga e aggredisce tre agenti

Tenta di fuggire durante il trasferimento dal carcere di Campobasso a quello di Viterbo.

Avrebbe poi aggredito e ferito tre agenti della polizia penitenziaria che avevano cercato di fermarlo.

“Tutti i giorni nelle carceri italiane – dice all’Ansa Aldo Di Giacomo, segretario generale di Spp – si evitano suicidi, evasioni e altri fatti gravi, solo grazie all’impegno della Polizia penitenziaria.
L’attuale sistema carcerario con la vigilanza ‘dinamica’ Continue reading


Feb 14 2015

Esplodono undici bombolette di gas in una cella: ferito un agente di custodia

irpinoTentativo di evasione dal carcere di Bellizzi Irpino. Intorno alle 5 di questa mattina 11 bombolette di gas del tipo usato per i fornellini da campeggio sono esplose nella cella n. 8 del piano terra destro della casa circondariale.

Nella cella c’erano due detenuti e nelle operazioni di soccorso è rimasto lievemente ferito un agente penitenziario in servizio notturno. Sul posto si è recato subito il direttore del carcere, Paolo Pastena, ed è intervenuta anche una squadra dei Vigili del Fuoco. “Le cause dell’esplosione sono ancora tutte da accertare anche se pare farsi strada la pista dolosa, appalesata anche dai Vigili del Fuoco”, ha affermato Eugenio Sarno, segretario generale della Uilpa Penitenziari. Continue reading


Nov 4 2014

Seghetto e olio di gomito: sventata evasione “vecchio stile” a Torino

images (1)L’uomo, detenuto nel carcere “Lorusso e Cotugno”, ha di fronte a sé ancora 12 anni di reclusione: aveva già tagliato le sbarre della finestra e la grata al di sotto quando è stato scoperto. La denuncia del sindacato degli agenti Sappe: “Tensione crescente”.

Ha tentato di evadere, coi metodi di una volta, dal carcere “Lorusso e Cotugno” di Torino, alle Vallette, ma è stato scoperto dai poliziotti penitenziari. È accaduto questa mattina e a darne notizia è il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe: “Nella mattinata, presso la Casa circondariale di Torino – racconta Donato Capece, segretario generale del Sappe – al Padiglione della decima sezione a regime ordinario, un detenuto italiano con fine pena fissato al 2026 è stato sorpreso dal personale di polizia penitenziaria mentre con alcuni seghetti aveva tagliato le sbarre e la grata sottostante della finestra della propria cella”. Continue reading


Gen 28 2014

Sventata evasione dal carcere di Canton Mombello: mancava solo la lima

cordatesaSventata evasione dal carcere di Canton Mombello. Mancava la lima, poi il copione della perfetta evasione sarebbe stato rispettato alla lettera. Invece, nella versione 2.0 della fuga senza sbavature, la lima era stata sostituita da una scheda sim funzionante ed un telefonino collegato ad un pacco batterie un po’ artigianale: fatto con le pile che normalmente si utilizzano per alimentare le torce elettriche. Aggiungerci una corda realizzata facendo a brandelli Continue reading


Nov 26 2013

Nuova evasione sventata al carcere Don Bosco

cordatesaA distanza di circa 18 mesi dalla scorsa evasione, anche questo pomeriggio, un detenuto di origine rumene tenta di scappare dal carcere Don Bosco di Pisa. L’evasione, tuttavia non è stata consumata per l’intervento della polizia penitenziaria che ha bloccato il detenuto in procinto di scavalcare il muro di cinta. Il detenuto, era riuscito dopo aver avuto regolare accesso al cortile passeggio e prima della chiusura dello stesso con Continue reading


Nov 10 2013

Sventata evasione a Brescia

cordatesa7 nov. – Questa mattina, nei pressi di Desenzano del Garda, un detenuto magrebino ha tentato di fuggire durante la traduzione dal carcere di Gorizia a quello di Torino.
L’evasione e’ stata sventata dall’intervento di un agente di polizia penitenziaria, che ha riassicurato l’uomo alla custodia dopo una breve fuga. Lo ha reso Continue reading


Ago 22 2013

Sventata l’evasione di un detenuto dal carcere di Cremona

Olympics Day 13 - AthleticsSventata un’evasione dal carcere di Cremona. Attorno alle 10 di sabato, dal cortile passeggi della sezione D, un detenuto albanese, finito a Cà del Ferro solo qualche giorno prima, con l’aiuto di tre connazionali ha scavalcato il muro di cinta del cortile per cercare di scappare, riuscendo a non farsi vedere dall’agente in servizio, sfruttando un momento di distrazione. In meno di un’ora, però, da un controllo incrociato tra agente di sezione e agente addetto alla sorveglianza dei cortili è stata scoperta la mancanza di un detenuto ed è stato lanciato l’allarme che ha portato a individuare e a bloccare l’uomo in fuga, scovato nelle serre botaniche Continue reading


Lug 23 2013

Sommossa al CIE di Caltanissetta

Nuova rivolta al campo d’accoglienza per extracomunitari a Pian del Lago. Due, sabato notte, i tentativi di evasione dal Cie (Centro identificazione ed espulsione) entrambi sventati dalle forze dell’ordine intervenuti massicciamente per arginare l’ennesima sommossa.
Nessuno è riuscito a scappare dal centro ma il tentativo, stavolta, ha avuto momenti davvero concitati. I rivoltosi si sono abbandonati, nei due episodi, a lanci di pietre e di urina (mista ad acqua) contro poliziotti, carabinieri ed esercito. Non si sono registrati feriti, ma il clima ormai è diventato incandescente in una struttura dove ogni notte gli ospiti mettono in atto di tentativi (falliti o riusciti) di fuga. Il clima Continue reading


Giu 26 2013

Tentativo di evasione dal carcere di Brindisi

Evasioni carcere: sventato dalla Polizia Penitenziario una evasione dal carcere di Brindisi.

cordatesaUn tentativo di evasione e’ stato messo a punto nei giorni scorsi da alcuni detenuti nel carcere di Brindisi. Lo riferisce il sindacato di Polizia Penitenziaria Sappe. ”Era stato progettato tutto nei minimi particolari – e’ detto in una nota – e forse lavoravano con un ‘palo’ pronto a dare l’allarme appena qualche agente si fosse avvicinato alla stanza”.

Stando a quanto riferisce il Sappe, all’interno della casa circondariale di Via Appia era ”stato occultato un foro in fase di ultimazione, di dimensioni tali da poter essere utilizzato per mettere in atto il piano di evasione”. Il foro era nascosto dietro un mobiletto che serve per depositare effetti Continue reading


Giu 19 2013

Detenuto evade durante la traduzione in carcere: ha tentato la fuga scappando dal bagno

cordatesaDetenuto evade dalla finestra del bagno durante la sosta della traduzione.

Condannato a sei anni per droga, un tunisino di 32 anni ha cercato di scappare dalla finestra di un bagno dell’autogrill dell’area di sosta San Giacomo Est, lungo la A4, nei pressi di Brescia Est, mentre veniva trasferito dagli agenti di Polizia Penitenziaria al carcere milanese di Opera dopo la sentenza del tribunale di Verona.

La fuga del magrebino si è conclusa dopo pochi metri: l’uomo, dopo avere attraversato a piedi le carreggiate dell’autostrada, è stato riacciuffato ed ora, alla pena già comminata, si aggiungerà anche quella di evasione.

Il tunisino peraltro, arrestato nell’aprile del 2012, era già evaso dall’ospedale di Verona Continue reading


Apr 28 2013

Cie: mentre fugge picchia un addetto Cri

268732-boxing-picturesNon c’è pace al Cie di Modena. Sono passati pochi giorni da una giornata di forti tensioni tra gli “ospiti” e il personale e l’altro sera è già avvenuto un nuovo episodio di violenza. Questa volta un giovane nordafricano ha tentato di fuggire da un varco ma è stato fermato da un operatore dell Croce Rossa. Il clandestino gli ha sferrato un pugno. Per questo ieri è comparso davanti al giudice che ha convalidato l’arresto per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

L’episodio è avvenuto di sera quando già faceva buio all’interno del Centro di identificazione ed espulsione di via Lamarmora. I dettagli dell’episoido non sono chiari (come noto, il Cie è una struttura “chiusa” e persino i giornalisti non hanno accesso alle informazioni) ma si è saputo che il giovane clandestino aveva trovato una “falla” nella protezione dalla quale aveva pensato di tentare una “uscita” (non si parla di “evasione” perché Continue reading


Apr 27 2013

Regina Coeli, tenta di scavalcare il muro Sventata evasione di un detenuto

fessuraSventato tentativo di evasione dal personale di polizia penitenziaria intervenuto immediatamente. Un detenuto etiope, dell’VIII sezione, ha cercato di scavalcare il muro dei passeggi della propria zona, raggiungendo i passeggi della III per poi essere fermato tempestivamente nei passeggi della I sezione.

Attualmente a Regina Coeli risultano ristretti circa 1.050 detenuti, i dati purtroppo evidenziano il sovraffollamento dell’istituto romano che non è da meno rispetto ai restanti istituti penitenziari del Lazio. Mentre nei 14 penitenziari della regione Lazio sono recluse 7.201 persone  a fronte di una capienza regolamentare di 4.838 posti, quasi tre mila detenuti oltre la capienza massima.

“Grazie all’esperienza del personale e s Continue reading


Apr 16 2013

Brescia, tenta l’evasione dal carcere con un balzo

parkour1Ci ha provato, ma nonostante la notevole agilità, il salto oltre le mura del carcere di Canton Mombello a Brescia e verso la libertà non gli è riuscito.
Durante l’ora d’aria, un detenuto moldavo di 24 anni, condannato a una pena di due anni e mezzo, con un balzo ha scavalcato il muro (altro circa sei metri) che circonda il cortile interno e si è poi nascosto tra i mezzi parcheggiati nello spazio tra le due cinte murarie, in attesa di poter sgusciare all’esterno della casa circondariale.
Un sorvegliante però si è accorto della sua presenza e ha lanciato l’allarme. L’uomo è così stato riacciuffato e riportato in cella. E’ accaduto lunedì tra le 13,30 e le 16,45, il periodo in cui i detenuti vengono fatti uscire dalle celle. Ora deve rispondere anche di tentata evasione e probabilmente la sua permanenza tra le mura di Continue reading


Mar 8 2013

Carcere: in dodici ore una tentata evasione e un tentato suicidio

dscf2277_midChe la situazione nelle carceri pugliesi e nazionali stia diventando sempre più preoccupante lo stanno a dimostrare i fatti che si susseguono in maniera impressionante e che svelano un malessere che ormai non è più possibile arginare, se non grazie all’eroico sacrificio della Polizia Penitenziaria lasciata sola dall’Amministrazione penitenziaria prima, e dalla politica poi, a fronteggiare una situazione sempre più drammatica.
Il primo episodio è accaduto verso le ore 14 circa di ieri 6 Marzo durante l’ora d’aria un detenuto straniero di circa 30 anni circa in attesa di giudizio per molestie, ha scavalcato il muro di recinzione dei passeggi per tentare di evadere dal carcere.
Resosi conto di quanto stava accadendo gli agenti di servizio al controllo dei passeggi sono prontamente intervenuti con una scala e sono andati a fermare il detenuto che resosi conto di essere stato scoperto non ha opposto resistenza.
L’atro episodio è accaduto esattamente a dodici ore di distanza verso le ore 2 di questa notte quando, grazie al pronto intervento dell’agente addetto al controllo della sezione è stato evitato un suicidio di un detenuto italiano di circa 40 anni condannato a cinque anni di reclusione per reato vari, il quale aveva tentato di impiccarsi con una corda ricavata da un lenzuolo alla finestra della stanza.
Il SAPPE , sindacato autonomo polizia penitenziaria da tempo sta denunciando, tra l’indifferenza dei vertici del DAP che continuano a giocare alla “vigilanza dinamica” oppure studiano patti di responsabilità con i detenuti dimenticando che il carcere non è un convento di suore di clarisse, che la situazione non è più sopportabile ed è pronta ad esplodere con effetti deflagranti per tutti se non si pongono i dovuti rimedi.
A Foggia per esempio circa 680 detenuti per appena 380 posti disponibili ed una carenza di almeno 50 poliziotti penitenziari, la situazione è preoccupante e si continua a chiedere ai lavoratori della Polizia Penitenziaria che percepiscono stipendi da fame, sacrifici sempre più gravi , mentre nelle ovattate stanze ministeriali dirigenti pagati decine di migliaia di euro pensano a tutt’altro.
Come si diceva prima se la situazione non è esplosa è grazie al coraggio ed all’abnegazione dei poliziotti penitenziari che ultimante proprio a Foggia come in altre carceri, sono stati fatti oggetti di aggressione con gravi ripercussioni sull’incolumità personale.
A questi eroi nascosti che fanno un lavoro oscuro e pericolosissimo il SAPPE esprime il proprio ringraziamento considerato che sono figli ripudiati da un amministrazione penitenziaria ingrata, pronta a punire per il minimo errore ma che si dimentica del sacrificio e della professionalità di migliaia di lavoratori che dovrebbe ringraziare e premiare ogni giorno, per quello che fanno a tutela della legalità e delle istituzioni.

Fonte


Gen 23 2013

Carcerati tentano una super fuga..sto cazzo!

questo e’ quello che scrivono i pennivendoli

I carabinieri hanno bloccato il tentativo di evasione progettato da due pericolosi malviventi detenuti a Tolmezzo

Ian BrittonUna fuga di quelle degne del migliore film d’azione con tanto di elicottero che atterra nel cortile del penitenziario. Fosse andato in porto, il tentativo di evadere diMaurzio Alfieri di 49 anni, detenuto per associazione a delinquere (fa parte di una gang milanese specializzata in rapine) e Valerio Salvatore Crivello di 39 anni, detenuto per vari reati, avrebbe  suscitato sicuramente un acceso dibattito sulla sicurezza del carcere di Tolmezzo, considerato tra i più efficienti del Nord. I due e i loro numerosi complici, però, non avevano fatto i conti con la determinazione della Polizia penitenziaria e con la capacità dei carabinieri del Raggruppamento operativo speciale e territoriali, di fare bene il loro mestiere.

I dettagli dell’operazione “Escape” che ha sventato il tentativo sono stati illustrati ogginel corso della conferenza stampa alla quale erano presenti il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Roberto Del Piano, il procuratore capo di TolmezzoGiancarlo Bonocore, il comandante del  Ros di Udine capitano Gabriele Passarotto, il commissario Raffaele Barbieri, comandante della Polizia penitenziaria della casa circondariale di Tolmezzo e il capitano Mauro Bonometti, comandante della compagnia carabinieri di Tolmezzo.

La rete è stata tirata dagli investigatori ieri, quando ormai erano chiari modalità e organizzazione del tentativo, ma i carabinieri al caso lavoravano da tempo, dall’agosto del 2012, quando emergono segnale sul fatto  che uno degli agenti ha rapporti poco chiari con alcuni detenuti.

La guardia carceraria corrotta, M.E. di Tolmezzo, è stata subito trasferita ad altro istituto con una scusa, per essere sostituita da un carabiniere infiltrato dei Ros che si è finto un agente di polizia penitenziaria pronto a fare “favori”. In due date, il quattro ottobre e il 17 dicembre, Romolo Alfieri, fratello di uno dei detenuti, ha consegnato all’esterno di un locale, poco distante dal casello autostradale di Amaro, quattro coltelli a serramanico e circa un etto di hashish: “Un piccolo tesoro da utilizzare all’interno del carcere – come ha spiegato Bonocore – per tessere alleanze con altri detenuti e consolidare i rapporti ottenendo preziosa collaborazione in vista della fuga”.

Il piano era di noleggiare un elicottero spacciandosi per ricercatori e, una volta partiti dall’eliporto di Tolmezzo, distante in linea d’aria tre chilometri e mezzo, dirottarlo costringendo il pilota ad atterrare verosimilmente dentro uno dei cortili della casa circondariale. “Il messaggio è molto chiaro – ha sottolineato il commissario Barbieri: le mele marce nella Polizia penitenziaria non hanno futuro e chi si sporca le mani non ha futuro”.

L’operazione è riuscita molto bene ed è la dimostrazione di cosa si possa ottenere quando le varie forze di polizia collaborano. Emerge tuttavia il malcelato disappunto del Procuratore per il parziale accoglimento delle richieste di custodia cautelare in carcere, concesse dal Gip solo per Alfieri già detenuto,  trasferito  a Saluzzo, e per uno degli altri dodici indagati, Cosimo Damiano Alario, che ha fornito la droga, ufficialmente operaio ma ritenuto molto vicino agli ambienti della n’drangheta , mentre per altri due, fra i quali Romolo Alfieri, pure arrestato in flagranza di reato, è stato disposto l’obbligo di dimora.

Desta un certo sconcerto il fatto che Maurizio Alfieri sia diventato una sorta di icona dei movimenti di protesta dopo aver fomentato in carcere varie azioni di protesta, diventando così una sorta di paladino dei diritti dei carcerati, mentre invece si tratta semplicemente di un criminale.

Fonte> ilfriuli.it

Riceviamo e diffondiamo

provocazione--vacanza-proGRAVE PROVOCAZIONE NEI CONFRONTI DI MAURIZIO ALFIERI

Ritorsioni e rappresaglie nei confronti di Maurizio Alfieridal 18 dicembre nella sezione di isolamento del carcere di Saluzzo, continuano da tempo. Ma ora hanno raggiunto un livello tale per cui è davvero fondamentale che la solidarietà nei suoi confronti diventi quel “giubbotto antiproiettile” a cui Maurizio la paragona spesso nelle sue lettere.
Ecco i fatti relativi all’ultimo periodo di carcerazione a Tolmezzo.

Poco prima che Maurizio venisse trasferito, una guardia (dedita a traffici di alcol e fumo con i detenuti) aveva chiesto a un familiare di Maurizio di portare due coltelli e un po’ di fumo nel tale posto alla tale ora per farli entrare in carcere. Il familiare, con molta ingenuità, porta quanto chiesto ma assieme alla guardia trova un… carabiniere in borghese. Dopo il colloquio in carcere, il familiare viene arrestato e, durante l’interrogatorio, il giudice gli parla di un fantomatico piano da parte di Maurizio per evadere con un elicottero assieme ad un altro detenuto. Dopo tre giorni di carcere, al familiare vengono concessi gli arresti domiciliari.

Maurizio, che ha subito scritto al giudice per scagionare il familiare, ammette solo di aver fatto entrare e usato un po’ di fumo (su proposta, da lui ingenuamente accolta, della guardia) e precisa di aver rifiutato le insistenti richieste da parte di quest’ultima (doppiamente infame) di far entrare della cocaina.

Aggiungiamo questo all’episodio di un altro coltello “scoperto” nella cella di Maurizio – e segnalato da un delatore in cambio di qualche “privilegio” – il giorno del suo trasferimento a Saluzzo, e a recenti interessamenti del ROS dei carabinieri nei confronti suoi e di un altro detenuto: il quadro appare tutt’altro che casuale. Chi c’è dietro questa operazione sporca? La direttrice del carcere di Tolmezzo? Il ROS? Qualche Ministero?

Chiunque sia, è evidente il progetto di applicare a Maurizio il 14 bis, che in passato ha già subìto per ben tre volte, o qualcosa di peggio.

Chiunque sia, sappia che Maurizio non è solo.

Ai compagni, alle donne e agli uomini di cuore e di coraggio dimostrarlo nei fatti.

P.S. Anche nel raccontare questa grave provocazione, Maurizio non perde occasione per ringraziare i compagni che hanno organizzato le recenti iniziative solidali a Roma e a Tolmezzo e per salutare quelli rinchiusi in AS2 ad Alessandria.

AGGIORNAMENTO – A quanto pare la macchinazione segnalata da Maurizio si è repentinamente tradotta in un’operazione repressiva guidata dai ROS. In attesa di raccogliere maggiori informazioni e testimonianze, riportiamo quanto diffuso dalle veline di regime sull’ANSA:

TRIESTE, 23 GEN – I carabinieri del Ros stanno eseguendo 4 provvedimenti cautelari, emessi su richiesta della procura della repubblica di Tolmezzo,per tentata evasione, corruzione, traffico di droga e armi. L’operazione, che comprende anche 12 perquisizioni nei confronti di altrettanti indagati in stato di liberta’, in Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Piemonte, ha sventato un progetto di evasione spettacolare con uso anche di un elicottero dal carcere di Tolmezzo e un traffico di hashish ed armi.

Solidarieta’ e stima per Maurizio!


Gen 23 2013

Lecce: detenuto finge malore in carcere per evadere

La traduzione di detenuti presso strutture sanitarie esterne comporta, secondo il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, un grave rischio. Parte l’appello agli organi competenti
collassatoA seguito della sventata evasione di un detenuto che, all’interno del carcere di Lecce, avrebbe finto un malore per essere accompagnato presso una struttura sanitaria esterna, la Segreteria Nazionale del Sappe, sindacato autonomo Polizia Penitenziaria, scrive, tra gli altri, al Prefetto di Lecce e al Dirigente Asl Lecce, al fine di accendere i riflettori su casi simili.
Il Sappe denuncia da tempo l’aumento dei ricoveri e delle traduzioni dei detenuti presso i luoghi di cura esterni al carcere, come conseguenza del passaggio della sanità penitenziaria a quella pubblica. Secondo l’organizzazione sindacale, “l’aumento di traduzioni di detenuti verso le strutture sanitarie esterne ha inciso ed incide in maniera determinante sul lavoro del nucleo traduzioni e piantonamenti dell’ Istituto di Lecce a causa della grave carenza in organico del personale di Polizia Penitenziaria, considerato che nella stragrande maggioranza dei casi, le patologie di cui sono affetti i detenuti potrebbero essere curate anche all’interno del penitenziario leccese”.
Il problema sussisterebbe soprattutto nelle ore serali, quando condurre all’esterno detenuti anche pericolosi, “con un numero inadeguato di Poliziotti di scorta”, rappresenta una difficoltà non da poco. Anche i piantonamenti, per la maggior parte nelle corsie ospedaliere a stretto contatto con altri malati con un insufficiente numero di personale, determina una situazione per cui correre ai ripari. “Abbiamo chiesto in più occasioni – scrivono dal Sappe – uno sforzo da parte dell’Asl di Lecce affinché consentisse l’ingresso presso il locale Istituto Penitenziario di un numero maggiore di specialisti, al fine di ridurre al minimo il turismo carcerario permettendo così di utilizzare le risorse disponibili, nel controllo più adeguato dei detenuti malati”.
Altra questione importante sarebbe la fatiscenza di molti automezzi utilizzati per il trasporto dei detenuti. “Abbiamo notizia che alcuni automezzi che hanno superato diverse centinaia di migliaia di chilometri continuano incessantemente a circolare , considerata l’esiguità degli automezzi disponibili, come pure molti automezzi sono fermi poiché mancano i fondi per ripararli” denuncia Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe.

Fonte: leccenews.it


Gen 15 2013

Alghero – in tre tentano evasione dal carcere

Uno dei tre albanesi che all’alba di lunedì hanno tentato la fuga dal carcere di San Giovanni di Alghero, lavorava in una officina all’interno della casa di reclusione,

fugaNon è stato difficile per lui procurarsi alcuni seghetti con i quali nella notte tra venerdì e sabato hanno concluso il lavoro di segare le sbarre.

Poi con una corda realizzata unendo diverse lenzuola arrotolate, sono usciti dalla finestra della cella fino al cortile sottostante che si trova a una decina di metri di altezza .

Uno di loro è riuscito a salire sul tetto della direzione del carcere ma in quel momento è stato subito inquadrato dalle telecamere della sala di regia.

Da quell’istante ogni mossa dei tre albanesi è stata controllata. Il sottufficiale di servizio ha allertato gli uomini in turno notturno, tre agenti per 130 detenuti. Dopo un primo tentativo di saltare il muro di via Catalogna , oltre 15 metri, un’impresa a rischio di rompersi l’osso del collo, uno dei tre ha raggiunto il muro di cinta dalla parte di via Vittorio Emanuele, in corrispondenza del del passo carraio, dove l’altezza è inferiore.

Ma proprio sul muro è stato raggiunto da un agente di Polizia Penitenziaria che gli ha puntato la pistola d’ordinanza. L’albanese, e gli altri due compagni di fuga, hanno a quel punto capito che l’evasione era fallita.

Nel frattempo nel carcere di San Giovanni erano già arrivati gli uomini del Commissariato di Polizia e subito dopo i Vigili del Fuoco, allertati sempre dalla cabina di regia .

Nel giro di un’ora gli agenti del carcere, in collaborazione con i poliziotti, avevano rimesso le manette ai polsi dei tre e li avevano rinchiusi nuovamente in cella a disposizione della Procura della Repubblica per i reati commessi nel tentativo di evasione.

I tre stavano scontando condanne per reati di droga, contro il patrimonio ed estorsione. Uno di loro aveva soltanto qualche mese da scontare, gli altri due diversi anni. Nel corso della perquisizione personale a uno dei tre sarebbe stato trovato addosso un telefonino . Secondo gli agenti della Polizia Penitenziaria e gli uomini del Commissariato, i tre avevano dei complici all’esterno, si parla anche di una donna, che avrebbero dovuto accoglierli e proteggerne la fuga.

La mancata evasione dei tre detenuti dal carcere di San Giovanni testimonia l’efficienza del servizio di vigilanza interna nonostante una situazione a dir poco tragica per quanto riguarda l’organico in servizio attivo.

Fonte: buongiornoalghero.it


Gen 6 2013

Brasile: usavano un gatto per evadere dal carcere

Molti sono i sistemi che fino ad oggi sono stati usati dai detenuti da ogni parte del mondo per tentare di evadere dalla loro prigione dove si ritrovano, di caso in caso, a scontare la loro pena per il loro reato, ma, di certo, tra i tanti e i diversi modi, quello usato da alcuni detenuti brasiliani ha destato la sorpresa di molti.

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Un felino complice dei detenuti brasiliani – Un gruppo di prigionieri brasiliani, scoperti solo pochi giorni fa, utilizzavano un gatto come complice per far entrare in galera e far arrivare alle loro celle telefoni cellulari e strumenti per organizzare una fuga: l’originale idea è stata resa nota dai media

 della città di Arapiraca. Quello che agli occhi delle guardie sembrava un innocuo gattino era in realtà l’aiutante e il complice di narcotrafficanti e assassini che erano rinchiusi a scontare la loro pena nella prigione di Alagoa, nel Nordest del Brasile.

Lo smascheramento del gatto – A scoprire l’ingegnoso sistema dei criminali, che avevano addestrato il gatto ad andare e venire dal carcere con i preziosi ‘carichi’, è stato un poliziotto. La guardia, infatti, la notte di Capodanno, vedendo il felino entrare dalla porta del carcere con passo appesantito, e capendo che qualcosa non andava, ha fermato il furtivo animale e ha controllato. Nel controllo ha scoperto l’arcano, ovvero, che il gatto era usato da tramite per far entrare all’interno della struttura carceraria oggetti che servivano ai detenuti per la fuga. In effetti, il poliziotto ha trovato addosso al gatto una piccola borsa con lime, punte di trapano e un telefono cellulare con caricatore. Il micio andava e veniva spesso dalla prigione e i parenti dei detenuti a volte lo avevano riportato con loro dopo alcune visite. Per i detenuti ora si prospettano controlli più serrati.