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Campania: Antigone; tre morti in un solo mese nella Casa Circondariale di Napoli-Poggioreale

diffondiamo da ristretti-orizzonti

le-croci-rosa-ciudad-jarezNel solo mese di febbraio sono morti, per cause da appurare, tre detenuti nel carcere di Poggioreale, nel quale sono “ospiti” circa 2.781 unità su una capienza di 1.679 posti. Lo rende noto oggi Mario Barone, Presidente dell’Associazione Antigone-Campania.
“L’1 Febbraio 2013 C.D., già ricoverato al Centro Clinico interno al Carcere di Poggioreale, è deceduto dopo un ricovero urgente al Loreto Mare. F.M. è morto il 6 Febbraio 2013 in Ospedale, dove era stato ricoverato dal 26 gennaio 2013. R.F. è deceduto a seguito di un malore in istituto il 16 febbraio 2013: il 118 ne ha constatato il decesso”.
Questa la drammatica sequenza di morti secondo il portavoce dell’associazione. “È davvero un dato preoccupante” – ha detto Barone – “la sequenza di tre decessi per ragioni legate alla salute. Nei primi due casi, il ricovero in una struttura ospedaliera extra-muraria, avvenuta solo pochi giorni prima del decesso, solleva non pochi interrogativi sugli standard delle prestazioni sanitarie rese all’interno del carcere. Per quanto riguarda l’ultima morte improvvisa, ci chiediamo quali siano le procedure previste nei casi di emergenza e quali interventi di pronto soccorso si attivino in attesa dell’arrivo dei sanitari del 118”.
“Nonostante siano passati cinque anni dal passaggio della sanità penitenziaria dal Ministero della Giustizia alla competenza delle Asl” – continua Barone – “ad oggi, non abbiamo dati affidabili e certi sui quali effettuare un monitoraggio. Secondo le nostre stime oltre il 60% dei detenuti presenta una patologia cronica. La tutela della salute in carcere rimane una zona grigia dei diritti fondamentali del detenuti”.
“Il nuovo Parlamento” – ha concluso il presidente campano di Antigone – “dovrà occuparsi, non solo delle drammatiche condizioni di sovraffollamento carcerario che hanno portato l’Italia ad essere condannata dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo, ma anche della tutela del diritto universale alla salute all’interno degli istituti di pena. Noi da subito segnaleremo questi decessi al Garante campano dei diritti dei detenuti e al Presidente della Commissione Sanità e Sicurezza sociale del Consiglio regionale perché se ne approfondiscano le cause e le dinamiche”.

 


Venezuela. Violenta rivolta nelle carceri soppressa nel sangue

Ieri mattina, nel carcere di Uribana, a ovest del Venezuela, è scoppiata una violenta rivolta che è terminata in un bagno di sangue. I detenuti hanno manifestato contro i militari, agenti della Guardia Nazionale e del Gruppo di pronto impiego, inviati per perquisire il carcere in cerca di armi, così ha riferito il Primo Ministro Iris Varela.

venezInizialmente, la perquisizione è avvenuta senza problemi, ma dopo che un gruppo di detenuti si è rifiutato di fare come i militari chiedevano sono cominciati i primi spari. Probabilmente, questo ha scaldato gli animi di entrambi e alla fine ci sono stati ben 54 morti, tra detenuti , militari e personale di servizio al carcere, oltre 80 feriti, di cui almeno 30 in modo grave.

Secondo Ruy Medina, direttore dell’ Emergency Central Hospital “Antonio Maria Pineda de Barquisimeto”, i primi 20 detenuti feriti sono arrivati in ambulanza a metà mattinata ed hanno ricevuto le cure necessarie ed alcuni sono stati sottoposti ad intervento chirurgico. Il direttore dell’Ospedale ha anche aggiunto che molti feriti sono in condizioni delicate. “Alle 08:00 abbiamo avuto una stima provvisoria di quasi 90 feriti, la maggior parte da armi da fuoco, mentre un numero davvero allarmante di almeno 50 morti giaceva in ospedale“.

In breve, il pronto soccorso è stato preso letteralmente d’assalto dai parenti che si sono recati in ospedale per verificare le condizioni di salute dei propri familiari. Medici e infermieri hanno minacciato i parenti ed è intervenuta la polizia.

Poi i familiari hanno circondato il carcere e sono dovute intervenire le autorità per calmare la folla e dare loro spiegazione sulla situazione. Nel pomeriggio alcuni prigionieri sono stati trasferiti in altre carceri e si ritiene che nella confusione un pericoloso prigioniero sia fuggito dall’ospedale. Le forze militari sono rimaste a presidiare il penitenziario fino a tarda notte.

L’operazione è stata ordinata dal Procuratore Generale ed ha avuto inizio alle ore 7.00 di ieri mattina, ma già da giovedì notte, la Guardia Nazionale aveva installato postazioni in prossimità dell’edificio penitenziario. Il leader dell’opposizione, Henrique Capriles, ha condannato la violenza e “il comportamento incompetente ed irresponsabile del governo”.

Le carceri Venezuelane sono tristemente famose per il sovraffollamento e la proliferazioni di armi e di droga. Il carcere di Uribana, in particolare, ospita 2.498 uomini e 143 donne.

Fonte


Psichiatria. Una persona morta ogni 50 giorni e tutto va bene…

 Clinica Colle Cesarano: un morto ogni 50 giorni. Polverini ignora le denunce

 mattiLo strano caso della casa di cura psichiatrica di Tivoli. Fino al 2004 era un centro d’eccellenza, ma, dopo il cambio di gestione e l’accreditamento (provvisorio) al servizio sanitario regionale, da tre anni muore un paziente ogni 50 giorni. L’ultimo caso ad agosto. Le interrogazioni si susseguono dal 2009 e ora la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari vuole vederci chiaro.
Di Ambra Murè
Un fuoco incrociato di interrogazioni bipartisan presentate in Consiglio Regionale e in Parlamento. Denunce. E la Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari che chiede un supplemento d’indagine. La casa di cura psichiatrica Colle Cesarano sta a Tivoli, ma è diventata un caso nazionale.
UN MORTO OGNI 50 GIORNI – Sul sito si legge che la struttura, accreditata provvisoriamente al servizio sanitario regionale per 200 posti letto, è un “moderno centro di cura, con utilizzo di tecnologie di gestione avanzate”. La asl Roma G assicura che gli esiti dei controlli, “completi, puntuali e severi”, sono sempre stati positivi. Ma il numero impressionante di decessi tra i pazienti (42 dal 2004 al 2011, uno ogni cinquanta giorni negli ultimi tre anni) è già di per sé fonte di un legittimo sospetto.
L’ultimo, ambiguo caso è quello di un uomo di sessantacinque anni, morto ad agosto per soffocamento da cibo, mentre si trovava nella sala mensa. Il signor Saporetti, questo il suo nome, era affetto da depressione. E avrebbe dovuto essere adeguatamente sorvegliato. I familiari hanno sporto denuncia, consegnando ai Carabinieri anche un video girato col cellulare nella camera mortuaria della clinica (che in quel momento aveva peraltro l’impianto di condizionamento fuori uso).
Nelle immagini, scrive il senatore Domenico Gramazio (Pdl) in un’interrogazione presentata il 14 ottobre scorso, “appare il corpo straziato del signor Saporetti, in un lago di sangue, defluito dall’incisione praticata dai medici alla trachea, nel tentativo di farlo respirare. Incisione poi non suturata una volta constatato il decesso”. “Condizioni inumane, in apparente violazione della normativa in materia”, aggiunge il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari, Leoluca Orlando (Idv), che in questa vicenda è deciso “ad andare a fondo”. E per questo è tornato a suonare alla porta della Polverini, chiedendo informazioni più precise. La relazione inviata in precedenza dalla Regione infatti “non basta a chiarire quanto avvenuto”. È necessario un supplemento d’indagine.
3 ANNI DI DENUNCE – Le prime denunce sulla clinica Colle Cesarano risalgono al 2009. Già allora il consigliere regionale Tommaso Luzzi (Pdl), in un’interrogazione urgente, la paragonava a “un girone dell’inferno dantesco”. Già allora si parlava di “condizioni igienico-sanitario scandalose”, “farmaci scarsi”, “sicurezza inesistente” e “decessi palesemente sospetti”. Un caso su tutti: un paziente trovato morto, in stato avanzato di decomposizione, a oltre un chilometro di distanza dalla casa di cura. Era fuggito circa dieci giorni prima e i dipendenti già allora denunciarono la mancanza di un adeguato servizio di sorveglianza dei ricoverati.
In tre anni nulla è cambiato. Anzi. Il 16 giugno scorso, due mesi prima della morte del signor Saporetti, i consiglieri radicali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo avevano (ri)sollevato il problema presentando un’interrogazione urgente sulla clinica. Diventata, a loro giudizio, “una realtà agghiacciante”, “il terrifico esempio di cosa produce la mala gestione se abbinata al torpore degli enti preposti al controllo”.
Le accuse contenute nel documento erano gravi e circostanziate: igiene e sanificazione dei reparti “inadeguati”, “servizi igienici spesso indecorosi”, “vitto scarso” e “non adeguato” alle patologie dei pazienti (tra cui diabetici, obesi, affetti da sindromi metaboliche, iponutriti ecc.), acqua attinta da “pozzi dove non sempre si rilevano parametri di potabilità”, riscaldamento “acceso per un numero di ore assolutamente insufficiente”, centro di riabilitazione chiuso.
Se tutto questo non bastasse, scrivevano Rossodivita e Berardo, “il solo dato delle morti dei degenti, pari a circa uno ogni cinquanta giorni negli ultimi tre anni, dovrebbe esser fonte di un immediato intervento della Regione per verificare lo stato della assistenza ai pazienti psichiatrici ricoverati”. Così non è stato. L’interrogazione urgente è rimasta senza risposta. Un altro ricoverato è morto. E i due consiglieri c’hanno riprovato, presentando una nuova interrogazione il 9 settembre.
piroL’ECCELLENZA PERDUTA – Se questa è la nomina, non proprio lusinghiera, della struttura, verrebbe da chiedersi come mai la Regione abbia deciso di inserirla (provvisoriamente) tra quelle accreditate al servizio sanitario. La risposta è semplice: fino a qualche anno fa, la casa di cura era considerata un centro di primo livello. Ottenendo riconoscimenti in entrambe le due prime edizioni (2003 e 2004) del premio “Eccellenza in Sanità”.
I problemi sono cominciati nel 2004, quando il centro ha subito un cambio di gestione. Passando dalla mani della Centro Clinico Colle Cesarano spa a quelle della Geress srl. Dal 1999, il tasso di mortalità del ricoverati era pari a zero. E nessuno aveva mai avanzato dubbi sulla qualità del servizio offerto. Poi, nel 2009, le prime morti sospette, le prime interrogazioni in Consiglio regionale e i primi articoli sui giornali.
La situazione, secondo Leoluca Orlando, è ulteriormente peggiorata dopo la decisione (marzo 2010) di “mettere in mobilità 26 lavoratori senza ridurre però i posti letto, obbligando il personale a turni fino a 178 ore mensili (a fronte delle 156 previste), lasciando turni scoperti e facendo svolgere attività delicate da personale non qualificato”. “I carichi di lavoro degli infermieri – scrivevano a giugno i consiglieri regionali Rossodivita e Berardo – sono tali da non permettere di agire secondo responsabilità e priorità assistenziale. La carenza è tale che talvolta un intero piano, pari circa a 57 degenti, è presidiato da un solo infermiere in nulla distinguendosi la situazione dal sovraffollamento delle carceri”.
Alla luce di questo i due consiglieri radicali hanno formalmente chiesto alla presidente Polverini “se non ritenga opportuno sospendere qualsiasi procedura volta ad un accreditamento definitivo della struttura”. Si attende ancora la risposta della governatrice (e commissario straordinario alla sanità).

Honduras: sovraffollamento carceri, esteso di un anno lo stato di emergenza

L’Honduras ha esteso per un altro anno lo stato di emergenza in 9 dei suoi 24 carceri per far fronte al problema del sovraffollamento che regna nei centri penitenziari del paese.

Inside Honduras Prisons

La proroga è stata approvata ieri dal presidente Porfirio Lobo, su richiesta del segretario alla Sicurezza Pompeyo Bonilla, secondo il quale il governo sta esaminando “piani per la riabilitazione e il reinserimento nella società dei detenuti”. Nel luglio del 2010 Lobo aveva decretato lo stato di emergenza nelle carceri di San Pedro Sula, El Progreso, Yoro (nord); Santa Bárbara, La Esperanza, Puerto Lempira (ovest); Puerto Cortés, La Ceiba e Trujillo (Caraibi). Questa è la terza volta che viene esteso.

Nel marzo del 2012, tredici detenuti del carcere di San Pedro Sula erano rimasti uccisi in una colluttazione, mente il 14 febbraio, un incendio, nel carcere centrale di Comayagua, aveva provocato la morte di 359 detenuti. Comayagua ha una capacità di 400 detenuti, ma ne ospitava quasi 900. Nel maggio del 2004, un incendio, sempre nel carcere di San Pedro Sula, aveva ucciso 107 prigionieri; 68 invece le vittime (comprese due donne e una bambina in visita), nell’aprile del 2003, di una rissa tra alcuni detenuti del carcere di El Porvenir.

Dopo questi incidenti, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (Unhcr) e la Commissione Interamericana per i Diritti Umani (Cidh) avevano denunciato “l’allarmante sovraffollamento delle carceri latinoamericane”.

Secondo l’Unhcr, “in media, le prigioni dell’America Latina ospitano il 30% di detenuti in più rispetto a quanto consentirebbero le loro strutture, ma in molti casi arrivano fino al 100%, cosa che facilita le tragedie”.

di Luca Pistone          Fonte: atlasweb.it


Sagome umane in memoria degli immigrati del “Serraino Vulpitta”

Sei sagome umane, con i nomi dei migranti morti nell’incendio divampato nella notte tra il 28 e 29 dicembre del ’99 nell’allora Cpt Serraino Vulpitta di Trapani, oggi Cie, sono state disseminate la notte scorsa nel centro di Trapani.

L’iniziativa è dei giovani comunisti del circolo Mauro Rostagno, che hanno ricordato nel tredicesimo anniversario della tragedia gli immigrati Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti e Nasim. Le sagome di cartone sono state posizionati sul portone del Palazzo Cavarretta, sede del Consiglio comunale di Trapani, davanti alla Prefettura e ai Cie Serraino Vulpitta e di contrada Milo.

“Quelle sagome non vogliono tacere nè essere un feticcio o dei burattini -ha affermato il coordinatore provinciale dei Giovani comunisti Francesco Bellina- ma chiedono ancora giustizia, diritti, libertà, per tutti i migranti rinchiusi nei Cie, per tutti quelli morti nel canale di Sicilia, per quelli sfruttati o sottopagati e poi denunciati”. Ieri pomeriggio, sempre nel centro storico di Trapani, si è svolta una passeggiata antirazzista”.

fonte: http://trapani.blogsicilia.it


2012/Carceri: nuovo ‘anno horribilis’. Sovraffollamento drammatico

L’ultimo grido d’allarme e’ venuto dal mondo cattolico che ha fatto da eco alla coraggiosa protesta di Marco Pannella. Tra i silenzi assordanti che non scuotono il Belpaese c’e’ anche quello del dramma-carceri che ci avvicina ormai piu’ a un paese del terzo mondo che ad una nazione avanzata, cosi’ come testimoniano varie ‘reprimende’ e piu’ di una condanna da parte del Consiglio d’Europa. Il 2012, infatti, verra’ ricordato come un ennesimo ‘anno horribilis’ dai numeri sconcertanti. Innanzitutto quello del sovraffollamento quantificato dalla Caritas a punte ormai pari al 140% di presenze in piu’ rispetto al limite massimo di capienza degli istituti carcerari.

Situazione definita dalla realta’ cattolica ”ormai ai limiti dell’immaginabile” e che costituisce una ”costante violazione del dettato costituzionale”.

Gli ultimi dati a disposizione fotografano una presenza nei nostri penitenziari che ha toccato quota 67 mila detenuti, 20 mila in piu’ rispetto al numero effettivo dei posti disponibili (circa 45 mila).

Al 30 novembre 2012 sono 9.953 i detenuti che usufruiscono dell’affidamento in prova al servizio sociale e 9.126 quelli in detenzione domiciliare, di cui 2.676 per effetto della legge 199 del 2010; 874 in semiliberta’; 2.675 in misure di sicurezza e sanzioni sostitutive. Sono circa 24 mila, invece, i detenuti stranieri provenienti da 107 diversi paesi.

Eppure il Guardasigilli Paola Severino che nel corso dell’anno di governo tecnico ha cercato di mettere in cantiere qualche misura legislativa per affrontare l’ormai drammatica questione, nelle ultime sue dichiarazioni non si e’ detta cosi’ pessimista. ”Non e’ vero che abbiamo numeri da record, – e’ stata la posizione espressa dalla Severino – il sovraffollamento ha cifre simili alle nostre in altri paesi ed e’ un problema comune in quasi tutti gli Stati dell’Unione”. Per affrontare il problema del sovraffollamento ha, quindi, indicato due misure: da una parte la costruzione di nuovi posti di detenzione per aumentare la capienza delle carceri, dall’altra far si’ che la detenzione in carcere sia una misura da adottare il meno possibile, privilegiando la espiazione del reato fuori dal carcere.

Ma una drammatica spia della situazione, e’ rappresentata dai suicidi in cella che, ha ricordato la Caritas, al 12 dicembre 2012 hanno raggiunto la cifra di 59 detenuti che si sono tolti la vita, oltre a 9 poliziotti pinitenziari ed a 151 il totale delle morti in carcere.

Una vera mattanza se si pensa che dal 2000 ad oggi si contano ben 750 suicidi tra i detenuti e 96 tra le fila della Polizia penitenziaria.

Dati che hanno portato il responsabile dell’Area carcere della Caritas don Sandro Spriano a parlare di strutture, le attuali carceri italiane, che ”di fatto condannano a morte centinaia di persone”. ”Il carcere oggi – ha detto il cappellano – non passa neppure uno slip all’anno ai cittadini che vi vengono ‘ospitati’, passa solo un letto (e alle volte neppure quello) e un pasto che costa all’erario 3 euro al giorno tra colazione, pranzo e cena. Qui non e’ piu’ solo lo scandalo del sovraffollamento ma delle inumane condizioni di vita in cui decine di migliaia di esseri umani sono costretti a vivere, soprattutto i piu’ poveri”.

Eppure nel dicembre 2011 il governo Monti aveva approvato il cosiddetto Decreto ‘svuota-carceri’ con la previsione di due modifiche nell’art. 558 del codice di procedura penale che prevedevano, nei casi di arresto in flagranza, che il giudizio direttissimo dovesse essere necessariamente tenuto entro, e non oltre, le quarantotto ore dall’arresto, non essendo piu’ consentito al giudice di fissare l’udienza nelle successive quarantotto ore.

Con la seconda modifica veniva introdotto il divieto di condurre in carcere le persone arrestate per reati di non particolare gravita’. In questi casi l’arrestato doveva essere, di norma, custodito dalle forze di polizia.

Tra le altre misure, il passaggio da dodici a diciotto mesi della pena detentiva che puo’ essere scontata presso il domicilio del condannato anziche’ in carcere. Secondo le stime del Dap una misura che avrebbe cosi’ consentito di estendere la platea dei detenuti ammessi alla detenzione domiciliare di circa 3.300 unita’.

Tra le altre iniziative allora approvate dal governo, lo stanziamento di 57 milioni di euro per l’edilizia carceraria e l’introduzione della cosiddetta ”messa in prova” nel quale ”il giudice valuta il percorso per il recupero della persona imputata che dovrebbe essere fatto nella prima fase del dibattimento”. Evidentemente nulla di tutto cio’ si e’ realizzato.

Fonte: Asca.it


Messico,scontri in carcere:17 morti

Le violenze sono scoppiate a seguito di un tentativo fallito di evasione da un penitenziario a Gomez Palacio, nel nord del Paese.

Secondo tentativo di evasione dal carcere di Gómez Palacio, in Messico, nel giro di due mesi. L’ultima volta la tentata evasione era stata bloccata sul nascere e due detenuti erano rimasti uccisi negli scontri. Ieri, invece, la situazione è degenerata in pochissimo tempo, tanto da richiedere l’intervento dei militari dell’esercito, e 17 persone – 11 detenuti e 6 guardie –sono rimaste uccise.

 

La rivolta è scoppiata intorno alle 17 di ieri, all’indomani di un’ispezione della struttura che aveva portato al sequestro di numerosi telefoni cellulari, armi e piccoli elettrodomestici introdotti illegalmente dai detenuti. Evidentemente non tutte le armi sono state sequestrate: un gruppetto di detenuti ha cominciato a sparare contro le torri di guardia e gli altri militari presenti nella struttura, mentre un altro gruppetto di carcerati ha tentato di fuggire passando attraverso un tunnel e cercando di superare la recinzione posteriore.

 

Nel panico generale, scrive El Pais, i militari hanno esploso diversi colpi in aria a scopo di avvertimento. Non avendo sortito alcun effetto, hanno preso a sparare contro i detenuti in fuga, uccidendone undici. A questi morti si aggiungono le sue guardie rimaste uccise nel conflitto, prima che intervenisse l’esercito e ristabilisse l’ordine.

Al di là di quest’ultimo episodio di violenza e del precedente, la struttura Gómez Palacio, nello stato di Durango, è stata oggetto anche in passato di scontri e scandali. Nel 2010, ad esempio, l’ex direttore del penitenziario era finito in manette per aver autorizzato alcuni detenuti vicini al cartello degli Zetas ad uscire dal carcere per regolare i conti con alcune persone all’esterno.

Si stima che le carceri messicane, e questa non fa eccezione, siano controllate per il 60% dalla criminalità organizzata e non è escluso che la rivolta di ieri sia collegata proprio ai gruppi criminali che da anni stanno dilaniando il Messico. Il fatto che il giorno prima fossero stati sequestrati armi ed altri oggetti potenzialmente pericolosi, ha spinto le autorità a credere che qualcuno dall’esterno – o forse addirittura qualche guardia corrotta – abbia contribuito a reintrodurre a tempo di record un nuovo arsenale.

Le indagini sono ancora in corso.

 Fonte: Crimeblog

 

 


Monza: detenuto tenta il suicidio, un agente lo salva in extremis

È stato un attimo, pochi istanti per evitare il peggio. Mostrando una gran dose di prontezza e sangue freddo un agente del carcere di Monza domenica ha impedito che un detenuto si togliesse la vita impiccandosi alle grate della cella. Erano le 11 quando l’agente di Polizia penitenziaria ha riaccompagnato in cella due detenuti. Lì ad aspettarli ci sarebbe dovuto essere un giovane italiano di trent’anni.
Jail--bars3L’uomo, approfittando dell’assenza dei compagni di cella che stavano rientrando dopo l’ora d’aria in cortile, ha preso la cintura dell’accappatoio e ha deciso di porre fine nella maniera più tragica al suo disagio. Si è legato la corda intorno al collo e si è appeso alle grate in ferro della finestra. Solo un caso ha evitato che il gesto dell’uomo si compisse. Appena entrati in cella sia l’agente di Polizia sia i due detenuti hanno immediatamente soccorso l’uomo liberandolo dal cappio.
È subito intervenuto il medico per visitare il detenuto che però non ha per niente apprezzato l’iniziativa di salvataggio. Ora il giovane si trova in una cella del reparto di isolamento priva di alcun oggetto che potrebbe nuocergli, come da prassi, in attesa che si chiariscano i motivi del suo gesto. “Questi episodi alla luce di un sovraffollamento in continuo incremento avvengono di frequente su tutto il territorio nazionale, passando in genere sotto silenzio fino a quando non si registra un decesso”, ha commentato Giuseppe Bolena, segretario provinciale dell’Organizzazione sindacale autonoma della Polizia penitenziaria. Per il collega che ha saputo con il suo intervento salvare la vita al detenuto è già stata fatta richiesta di un riconoscimento ufficiale da parte della direzione.

Da Il Cittadino Monza e Brianza

13 settembre 2012


CARCERI POLVERIERE

 

Sempre più esplosiva la situazione nelle carceri italiane.

pronti ad esplodereL’aggressione di un detenuto ad un appartenente al Corpo di Polizia
penitenziaria, avvenuta ieri  sera (11 maggio) nel carcere di Benevento e di un sovrintendente di polizia penitenziaria in quello di Como da parte di una detenuta sono gli ennesimi segnali della tensione che si registra nelle sovraffollate
carceri italiane e che rischia di acuirsi ulteriormente con
l’approssimarsi del periodo estivo.

Lo scorso anno il bilancio di poliziotti penitenziari feriti da detenuti
è stato di circa 380. E ci riferiamo solo a diagnosi superiori ai
cinque giorni. Con il poliziotto penitenziario ferito ieri a Como nel
2010 siamo già a 72 , a cui debbono aggiungersi anche due medici e
cinque infermieri feriti durante le loro prestazioni in ambito
penitenziario.
È evidente che questo delle violenze e delle
aggressioni è un problema che non si ripercuote solo sull’ordine interno
ma anche sulla funzionalità dei servizi, generando assenze per
convalescenze. L’altro giorno ad Opera un detenuto ha simulato un
suicidio per poi aggredire, spezzandogli un braccio, l’agente che si era
prodigato per salvarlo.

E nel frattempo viene resa pubblica la relazione del Comitato europeo per la
prevenzione della tortura relativa alle condizioni degli Ospedali
psichiatrici giudiziari in Italia. Dal rapporto emergono fatti
sconcertanti: violenze, abusi, uso indiscriminato della contenzione
(legare il paziente al letto, serrando polsi e caviglie, 24 ore su 24, a
volte per giorni e giorni).

Anche lì come
nelle caserme, nelle prigioni, nei centri di identificazione e di
espulsione per stranieri, le violenze, i soprusi, le umiliazioni sono
all’ordine del giorno. E a volte qualcuno lì trova la morte. E non
accade di rado.