Mar 18 2015

Carceri, “Oltre quei tre metri quadrati”

ccccNumeri e documenti. Casi di suicidi e torture, di successi rieducativi. Viene presentato a Roma l’undicesimo rapporto che l’associazione Antigone dedica al sistema carcerario italiano. Un appuntamento annuale imprescindibile per gli addetti ai lavori e per chi vuole gettare il primo sguardo nelle celle degli istituti penitenziari. Una mappa della marginalità che disegna tutto lo spazio, materiale e immateriale, in cui vive – e più spesso in cui sopravvive – un detenuto Continue reading


Nov 8 2014

“Il governo delle carceri”

governocarceriL’Associazione Antigone ha organizzato, per il prossimo 11 novembre, un’assemblea pubblica per discutere con gli operatori penitenziari e della giustizia, i garanti dei detenuti, gli addetti ai lavoro, i parlamentari le proposte in campo sulla riforma dell’organizzazione penitenziaria, presentando le proprie.

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Mar 4 2013

Campania: Antigone; tre morti in un solo mese nella Casa Circondariale di Napoli-Poggioreale

diffondiamo da ristretti-orizzonti

le-croci-rosa-ciudad-jarezNel solo mese di febbraio sono morti, per cause da appurare, tre detenuti nel carcere di Poggioreale, nel quale sono “ospiti” circa 2.781 unità su una capienza di 1.679 posti. Lo rende noto oggi Mario Barone, Presidente dell’Associazione Antigone-Campania.
“L’1 Febbraio 2013 C.D., già ricoverato al Centro Clinico interno al Carcere di Poggioreale, è deceduto dopo un ricovero urgente al Loreto Mare. F.M. è morto il 6 Febbraio 2013 in Ospedale, dove era stato ricoverato dal 26 gennaio 2013. R.F. è deceduto a seguito di un malore in istituto il 16 febbraio 2013: il 118 ne ha constatato il decesso”.
Questa la drammatica sequenza di morti secondo il portavoce dell’associazione. “È davvero un dato preoccupante” – ha detto Barone – “la sequenza di tre decessi per ragioni legate alla salute. Nei primi due casi, il ricovero in una struttura ospedaliera extra-muraria, avvenuta solo pochi giorni prima del decesso, solleva non pochi interrogativi sugli standard delle prestazioni sanitarie rese all’interno del carcere. Per quanto riguarda l’ultima morte improvvisa, ci chiediamo quali siano le procedure previste nei casi di emergenza e quali interventi di pronto soccorso si attivino in attesa dell’arrivo dei sanitari del 118”.
“Nonostante siano passati cinque anni dal passaggio della sanità penitenziaria dal Ministero della Giustizia alla competenza delle Asl” – continua Barone – “ad oggi, non abbiamo dati affidabili e certi sui quali effettuare un monitoraggio. Secondo le nostre stime oltre il 60% dei detenuti presenta una patologia cronica. La tutela della salute in carcere rimane una zona grigia dei diritti fondamentali del detenuti”.
“Il nuovo Parlamento” – ha concluso il presidente campano di Antigone – “dovrà occuparsi, non solo delle drammatiche condizioni di sovraffollamento carcerario che hanno portato l’Italia ad essere condannata dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo, ma anche della tutela del diritto universale alla salute all’interno degli istituti di pena. Noi da subito segnaleremo questi decessi al Garante campano dei diritti dei detenuti e al Presidente della Commissione Sanità e Sicurezza sociale del Consiglio regionale perché se ne approfondiscano le cause e le dinamiche”.

 


Feb 14 2013

Morire di carcere in Italia

14/02/2013 – Sono già sei i suicidi accertati dietro le sbarre nel 2013. Le difficoltà della vita in manette aumentano mentre la polizia penitenziaria è sotto organico da anni

cordatesaMeno spazio, più suicidi. E’questa l’assurda formula delle carceri italiane sempre sull’orlo del collasso. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dall’associazione Antigone il tasso di sovraffollamento sale al 142%. Ovvero, 140 detenuti ogni 100 posti. La media europea si ferma al 99,6%. Tra le regioni più affollate la Liguria (176,8%), la Puglia (176,5%) e il Veneto (164,1%). Quelle in cui i tassi sono “bassi” l’Abruzzo (121,8%), la Sardegna (105,5%) e la Basilicata (103%). In Italia è comunque record sovraffollamento: 146 detenuti ogni 100 posti letto.

IN EUROPA – Negli otto paesi studiati dall’Osservatorio europeo sulle condizioni dei detenuti il paese ad avere il più alto numero di persone dietro le sbarre è il Regno Unito con 95.161 persone. Seguono la Polonia, con 85.419 detenuti, Spagna con 69.037 e il nostro paese che ospita 65.701 unità. Il tasso di sovraffollamento  più alto d’Europa lo ha la Lettonia, 297 carcerati ogni centomila abitanti. La tendenza è in crescita ma sempre nel rapporto si parla di una diminuzione dei detenuti in “Italia e Spagna” negli ultimi due anni. Una soluzione secondo il rapporto ci sarebbe:

Le misure alternative, la probation ed altre misure non custodiali sono un aspetto chiave delle politiche penali di ogni paese e, secondo il consiglio d’Europa, la migliore soluzione contro il sovraffollamento, da preferirsi alla costruzione di nuove carceri. Come si vede il numero di persone che sconta una pena non detentiva per ogni 100.000 abitanti varia enormemente. Dai numero molto alti di Francia e Regno Unito e, più di recente, della Spagna, alla Polonia o al Portogallo, dove queste misure sono pressoché inesistenti.

IDENTIKIT – In base all’Osservatorio circa il 37% delle persone che si trovano nelle carceri italiane sono straniere. Il 30 per cento dei carcerati è invece composto da tossicodipendenti. Quasi la metà dei detenuti totali, secondo Antigone, è sotto i 35 anni. A confermare che la situazione non migliora affatto sono anche i rapporti mensili pubblicati dal Ministero di Grazia e Giustizia.

cordatesaSICUREZZA – “Secondo le nostre stime, i detenuti presenti nelle carceri italiane sono ben oltre 22mila in più dei posti-letto disponibili, come puntualmente si verifica da almeno sei mesi a questa parte” precisa Leo Beneduci, già segretario generale dell’Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria) e candidato capolista al Senato per la regione Lazio nella lista Rivoluzione Civile. “I dati che ci pervengono dagli istituti penitenziari – prosegue Beneduci – conteggiano, infatti, una presenza detentiva, in data 11 Febbraio, pari a 65.853 ristretti distribuiti in locali che ne posso ospitare al massimo 43mila e, analogamente a quanto occorso negli ultimi tempi con 8 regioni su 21, in cui il rapporto tra spazi disponibili e presenze è di 1 a 3. Anche per quanto riguarda la Polizia Penitenziaria, inoltre, le cose vanno tutt’altro che bene, tenuto conto che dall’inizio dell’anno prestano servizio in carcere 150 poliziotti penitenziari in meno (1.080 in meno dall’inizio dello scorso anno), rispetto ad un organico nazionale che, riorganizzato nel 1992 in rapporto agli allora 40mila detenuti presenti, è già carente di 7mila unità”. Una situazione preoccupante: “Nel frattempo sono infatti peggiorate in carcere le condizioni di vivibilità (meno di 4 euro al giorno per il vitto), di lavoro (meno di 3 euro al giorno) e per il reinserimento sociale (0,22 cent. giornalieri), come la grave e perdurante emergenza suicidi va a dimostrare”.

SOLUZIONI -Sulla situazione è intervenuto perfino il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sollecitando il Parlamento a stringere i tempi. Una delle possibili misure è la “amnistia” ma applicata a solo alcune particolari categorie, escludendo dai benefici i delitti più gravi e quelli di stampo mafioso. A sostenere le parole del Presidente della Repubblica anche il ministro della Giustizia Paola Severino. Il suo decreto “Svuota carceri” non ha però sortito gli effetti sperati. In base alle nuove misure, per l’arrestato in flagranza di reato è disposta in via prioritaria la custodia ai domiciliari. Non solo c’è il passaggio da 96 a 48 ore dal termine entro il quale deve avvenire l’udienza di convalida e l’estensione da 12 a 18 mesi della soglia di pena detentiva, anche residua, per l’accesso alla detenzione domiciliare. Ma in Italia si continua a morire di prigione. A inizio gennaio la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per trattamento inumano e degradante di sette detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza e ha imposto un risarcimento di 100 mila euro per danni morali. Nella misura la Corte invita il governo a porre immediatamente rimedio al “sovraffollamento carcerario”, anche perché la situazione attuale viola i diritti dei detenuti tenendoli in celle dove si ha a disposizione “meno di 3 metri quadrati”. Secondo il dossier “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti sono 60 i suicidi del 2012 nei penitenziari italiani. I dati dell’associazione sono costantemente aggiornati dal 2000 ad oggi. Oggi, a due passi dalla fine di febbraio, sono già sei le persone che hanno deciso di farla finita e 23 i morti dietro le sbarre italiane.

Fonte


Feb 11 2013

Antigone presenta monitoraggio Osservatorio europeo su condizioni detenzione

Presentato a Roma da Antigone l’Osservatorio europeo. Otto i Paesi coinvolti: Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Spagna, Regno Unito. In Italia oltre il 40 per cento della popolazione detenuta si trova in custodia cautelare.
cordatesaÈ nato il primo Osservatorio Europeo indipendente sulle condizioni di detenzione. A presentarlo oggi a Roma, presso la Sala Convegni della Casa circondariale Regina Coeli, è l’associazione Antigone. L’Osservatorio è sostenuto dalla Ue e coordinato dalla stessa Antigone, che avrà il compito di monitorare il sistema penitenziario su scala europea. I paesi coinvolti sono otto: Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Spagna, Regno Unito. Durante la conferenza stampa sono stati forniti dati e numeri inediti sulla situazione carceraria in Europa.
L’Osservatorio, che mira ad ampliare ulteriormente la propria rete, ha l’ambizione di fungere da organismo di monitoraggio delle condizioni di detenzione di circa 600 mila persone. Tanti sono infatti i detenuti attualmente presenti nelle carceri dell’Unione Europea. “Lo scambio di buone prassi che il network costruito dall’Osservatorio permette – è stato sottolineato in sede di presentazione – è una risorsa fondamentale per la soluzione degli specifici problemi di ciascun sistema penitenziario nazionale”.
La fotografia dell’Europa. In Italia la recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha evidenziato i problemi principali delle prigioni italiane, primo tra tutti un tasso di affollamento pari al 146 per cento. Oltre il 40 per cento della popolazione detenuta si trova in custodia cautelare, “una totale anomalia rispetto alla media europea che si assesta attorno al 25 per cento”. I detenuti stranieri nelle carceri italiane sono il 37 per cento del totale mentre circa il 30 per cento della popolazione detenuta è composta da tossicodipendenti. “L’intero sistema continua a essere caratterizzato da un elevato turn over.
Sfortunatamente le misure alternative alla detenzione non sono sufficientemente utilizzate”.
Non sta bene nemmeno la Francia, che ha assistito negli scorsi anni a una crescita drammatica della popolazione detenuta. I detenuti sono oggi il 36 per cento in più rispetto al 2001.
“Grandi progetti di edilizia carceraria non sono stati in grado di ridurre il sovraffollamento e – data la natura delle costruzioni – hanno invece creato altri problemi, quali un maggiore isolamento dei detenuti e comportamenti più violenti”.
Il tasso di suicidi continua a essere molto elevato e le politiche securitarie impongono misure di sicurezza estremamente rigide all’intera popolazione carceraria, compresi i detenuti caratterizzati da una bassa pericolosità sociale. “Queste condizioni si sono dimostrate controproducenti in termini di sicurezza pubblica, comportando piuttosto un alto tasso di recidiva”.
In Grecia il sistema penitenziario è caratterizzato da un grave sovraffollamento e da condizioni di vita estremamente degradate.
Si aggiungono a questi problemi quelli della carenza di personale, dell’abuso della custodia cautelare, di una massiccia presenza di detenuti stranieri e di persone accusate o condannate per crimini legati alla droga. La lunghezza delle pene inflitte è andata aumentando e con essa anche la lunghezza del periodo tempo effettivamente trascorso in prigione. “La retorica governativa legata all’umanizzazione del sistema penitenziario, alla promozione delle alternative alla detenzione e alla riduzione della popolazione detenuta si scontra con una prassi che vede un mero ammassare le persone nelle carceri senza alcuna prospettiva”.
La Lettonia, con i suoi 300 detenuti ogni 100 mila abitanti, presenta il tasso più alto di carcerazione tra i paesi dell’Osservatorio, nonché uno dei più alti nell’intera Ue.
Quasi il 30 per cento dei detenuti è in custodia cautelare. Il numero di stranieri in carcere è molto contenuto.
Anche in Polonia, oltre venti anni dopo la trasformazione politica, il sistema penitenziario sta ancora affrontando seri problemi. “C’è la necessità di una riforma più radicale. Sono ancora gravissime le questioni del sovraffollamento, delle condizioni degradate di detenzione, della mancanza di lavoro e di cure mediche adeguate per i detenuti”. Con l’ingresso nell’Unione Europea, la Polonia si è trovata di fronte nuove sfide, tra cui il crescente numero di detenuti stranieri e la necessità di adeguare le proprie carceri agli standard europei.
Nonostante il Portogallo abbia un tasso di criminalità relativamente basso rispetto ad altri Paesi europei, la popolazione detenuta non è inferiore a quella che si aveva negli anni ’90, quando si crearono drammatiche condizioni di sovraffollamento. Dopo qualche anno in cui era andato diminuendo, infatti, il numero dei detenuti sta nuovamente crescendo in fretta. La nuova ondata di sovraffollamento si è abbattuta sul Paese a partire dal 2012, e non si vedono per ora prospettive di miglioramento. Vari sono stati inoltre gli episodi di morte in carcere i quali non hanno trovato una spiegazione ufficiale.
In Spagna, tra i principali problemi delle carceri c’è sicuramente quello del sovraffollamento, che impedisce di scontare la pena in condizioni dignitose. Gravissima anche la situazione relativa all’assistenza sanitaria. “A seguito della crisi economica, l’amministrazione penitenziaria spagnola è andata riducendo le prestazioni mediche. La popolazione detenuta è soggetta a un alto tasso di malattia e la carenza di cure specialistiche, in particolare rispetto alla salute mentale e alle specificità di donne e bambini, si fa dunque sentire in carcere con più forza che altrove”. La crisi economica ha indebolito anche il diritto alla difesa, mentre paradossalmente vanno aumentando i servizi privati all’interno delle carceri.
Infine il Regno Unito, che lungo gli ultimi due decenni ha assistito, anno dopo anno, a una crescita della popolazione detenuta. Insieme a ciò si è avuta un’esplosione nell’uso di misure non detentive e di altre forme di pena.
Più detenuti in Gb, in Italia maggior sovraffollamento
I dati del monitoraggio dell’Osservatorio europeo sulle condizioni di detenzione. In Italia 139,7 detenuti ogni 100 posti. La percentuale di donne detenute è compresa tra il 3 per cento della Polonia e l’8 per cento della Spagna. Stranieri, Grecia al top
La presentazione dell’Osservatorio europeo sulle condizioni di detenzione da parte di Antigone è stata supportata dai dati resi noti dallo stesso Osservatorio sulle principali differenze tra gli 8 sistemi penitenziari nazionali monitorati (Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Spagna, Regno Unito). “I dati riportati, e le tendenze degli ultimi anni – affermano i promotori – , possono essere usati come indicatori di politiche nazionali più o meno virtuose che verranno studiate e confrontate tra loro nei prossimi mesi”.
Popolazione detenuta 2012. Degli otto Paesi dove opera l’Osservatorio, è il Regno Unito ad avere il maggior numero di detenuti: 95.161 (in costante crescita: erano 82.572 nel 2008 e 84.725 nel 2010). Seguono Polonia (85.419, quasi 5 mila in più del 2010), Spagna (69.037, quasi 5 mila in meno del 2010) e Italia (65.701, erano 68.345 nel 2010 e 55.831 nel 2008). I sistemi penitenziari monitorati ospitano complessivamente una popolazione detenuta di quasi 400 mila detenuti, circa due terzi del totale dei detenuti in Europa. “Anche se in molti paesi il numero dei detenuti è in questi anni cresciuto, questa tendenza non è univoca o necessitata. In Italia o in Spagna ad esempio la popolazione detenuta è calata negli ultimi due anni”, si afferma.
cordatesaTassi di detenzione. I tassi di detenzione indicano il numero di persone detenute per ogni 100 mila cittadini e rappresentano la misura del ricorso al carcere in ciascun paese. I tassi di detenzione più alti si registrano in Lettonia (297) e in Polonia, due nuove membri dell’Unione che in passato hanno fatto parte del blocco sovietico. In Europa meridionale, invece, i tassi di detenzione più alti si registrano in Spagna (148,7). In Italia il tasso è al 107,7.
Sovraffollamento. Il sovraffollamento è rappresentato dal numero di detenuti effettivamente stipati in 100 posti e, come mostrato dall’Osservatorio, è un problema molto serio per l’Europa mediterranea. “D’altro canto – si afferma – la capienza dei sistemi penitenziari è misurata in modo molto diverso nei vari paesi, e ad esempio per la legislazione italiana ogni detenuto dovrebbe avere a disposizione 9 mq, in Lettonia solo 2,5 mq. Si tratta inoltre di un valore medio. In ogni paese ci sono istituti che sono molto più affollati della media, ed altri che lo sono molto”. Ciò premesso, i dati dicono che è l’Italia il Paese con il maggiore indice di sovraffollamento (139,7 detenuti ogni 100 posti, erano 153, 2 nel 2010 e 129,9 nel 2008). Alta anche la Grecia (136,5) e la Francia (113,2).
Donne detenute. La percentuale di donne detenute in Europa è compresa tra il 3 per cento della Polonia ed quasi l’8 per cento della Spagna. In molti paesi questa percentuale è andata calando negli ultimi anni (come in Grecia, in Spagna e nel Regno Unito), mentre è andata crescendo in Lettonia ed in Polonia. Come detto, della Spagna la percentuale più alta (7,6 per cento), mentre l’Italia rimane sostanzialmente stabile con il 4,3 per cento (era il 4,4 per cento nel 2010 e nel 2008). Detenuti stranieri. “La percentuale di detenuti stranieri è uno dei temi sui quali i paesi monitorati differiscono maggiormente”.
Estremamente alta, e decisamente in crescita, in Grecia (63,2 per cento della popolazione carceraria, contro il 55,5 per cento del 2010 e il 48,3 del 2008), è generalmente molto alta nell’Europa mediterranea, in particolar modo in Italia (35,8 per cento, comunque in calo rispetto al 36,6 per cento del 2010 e al 37,4 per cento del 2008) e in Spagna (33,3 per cento, ugualmente in calo). Il fenomeno è sostanzialmente inesistente in Lettonia (1,3 per cento) e in Polonia (0,7 per cento).
Condanne definitive. In Italia la percentuale di detenuti che scontano una condanna definitiva è del 58,8 per cento (era il 54,2 nel 2010 e il 43,6 nel 2008). La percentuale più alta si registra nel Regno Unito (94,1 per cento), seguita da Polonia (89 per cento) e Francia (88,8 per cento). Alte anche le percentuali di Spagna (81,9) e Portogallo (80,5).
In generale la percentuale di detenuti in custodia cautelare è ampiamente sotto il 30 per cento, con l’evidente eccezione dell’Italia, dove questa percentuale è stata a lungo sopra il 50 per cento ed è attualmente sopra il 40 per cento.
Morti in carcere. La frequenza delle morti in carcere è determinata dividendo il numero di detenuti presenti in un anno per il numero dei detenuti morti in carcere quell’anno, ed è certamente un possibile indicatore del livello di criticità delle condizioni di detenzione in un certo paese. I dati cambiano molto: da una morte ogni 600 detenuti in Polonia ad una morte ogni 200 detenuti in Portogallo. In Italia l’indice è di 357, in diminuzione rispetto al 2010 (433) e al 2008 (461).
Misure alternative. “Le misure alternative, la probation ed altre misure non custodiali sono un aspetto chiave delle politiche penali di ogni paese e, secondo il consiglio d’Europa, la migliore soluzione contro il sovraffollamento, da preferirsi alla costruzione di nuove carceri”, si afferma.
Come mostrato dai dati dell’Osservatorio, il numero di persone che sconta una pena non detentiva per ogni 100 mila abitanti varia enormemente. Dai numero molto alti di Francia (265) e Regno Unito (252) e, più di recente, della Spagna 306,7), alla Polonia (1,1 nel 2010) o al Portogallo (2,2), dove queste misure sono pressoché inesistenti. L’Italia presenta un tasso di 32,8, comunque in crescita rispetto al 2010 (26,2) e al 2008 (8,4).
Anomalia Italia è custodia cautelare, 40% detenuti contro 25% media europea
Con 146 detenuti ogni 100 posti letto, l’Italia è il paese dove il tasso di sovraffollamento è il più alto d’Europa; di contro il tasso di detenzione è in linea con gli altri paesi: con 107 detenuti ogni 100 mila cittadini, contro i 135 della Gran Bretagna, i 149 della Francia, i 99 della Francia. Mettendo a confronto la situazione italiana con quella del resto degli stati dell’Unione Europea emergono invece due differenze sostanziali: l’elevata percentuale di detenuti in custodia cautelare e lo scarso ricorso alle misure alternative, dieci volte in meno che in Spagna o in Francia.
I dati diffusi dall’associazione per i diritti dei detenuti Antigone, che sarà capofila dell’Osservatorio Europeo indipendente sulle condizioni di detenzione, mettono in rilievo come oltre il 40% della popolazione detenuta si trova in custodia cautelare, una totale anomalia rispetto alla media europea che si assesta attorno al 25%. Qui l’intero sistema continua a essere caratterizzato da un elevato turn over e le misure alternative alla detenzione non sono sufficientemente utilizzate. Infatti, il ricorso alla cosiddetta probation riguarda, rapportato alla popolazione, 33 persone su 100 mila abitanti, mentre in Francia sono 265, nel Regno Unito quasi altrettanti, in Spagna 306,7. Come il resto dei paesi del Mediterraneo è estremamente alta, la percentuale di detenuti stranieri: in Italia il 35,8%, in Spagna il 33,3% in Grecia addirittura il 63%.
L’Osservatorio, presentato oggi, è coordinato dall’associazione Antigone e finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Criminal Justice Programme. L’obiettivo è una omogeneizzazione delle condizioni di detenzione che risponda a quanto imposto dagli standard europeì. Monitora i sistemi penitenziari di otto paesi (Francia, Regno Unito, Grecia, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Spagna) che ospitano complessivamente una popolazione detenuta di quasi 400.000 detenuti, circa due terzi del totale dei detenuti in Europa. E mira ad ampliare ulteriormente la propria rete, fungendo da organismo di monitoraggio delle condizioni di detenzione di circa 600.000 persone. Tanti sono infatti i detenuti attualmente presenti nelle carceri dell’Unione Europea.
fonte: Redattore Sociale

Dic 24 2012

CAOS CARCERI: 69mila carcerati per 49mila posti letto, una vergogna

Questa volta l’hanno chiamata “legge di stabilità”, termine un po’ accademico e anche un po’ pomposo rispetto alla vecchia “finanziaria”. Un tempo si diceva che tutte le “finanziarie”, nel rush finale della votazione, diventavano una sorta di “assalto alla diligenza” dove corporazioni, enti tra i più strani e conturbanti, altre iniziative “tipicamente italiane” riuscivano ad aggiudicarsi un pezzetto della “torta” in discussione. E’ forse per questa ragione che il “governo dei tecnici”, presieduto da Mario Monti, ha scelto una discontinuità lessicale per distinguersi nell’innovazione anche sui conti e sui programmi dello Stato. Solamente che, anche da una prima spulciata, qualche milionata (in euro) finisce sempre ad alcuni annuali abbonati e nello stesso tempo ci si dimentica di reali bisogni, di ottime iniziative che sembravano ormai acquisite. C’era la “legge Smuraglia”, ad esempio, che riguardava direttamente il lavoro che svolgono i detenuti sia all’interno del carcere, sia all’esterno, quando godono del regime di semilibertà. Un percentuale consistente della popolazione carceraria italiana.

Cosa prevede la legge Smuraglia ? Che le imprese che assumono, fanno lavorare i detenuti hanno oneri sociali ridotti, in termini più semplici il costo del lavoro è inferiore. Ora, proprio in questi giorni, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha ricordato lo scandalo delle carceri italiane. Marco Pannella continua il suo sciopero della fame e della sete di fronte a questo scempio. Non è una stravaganza. Per la condizione delle sue carceri e per il modo in cui si è costretti a vivere in carcere, l’Italia è stata più volte richiamata e additata come pessimo esempio dall’Onu, dalla Corte di giustizia europea, dalla stessa Unione europea. Per avere solo un indicatore, basti pensare che far vivere una persona in meno di tre metri quadrati è considerato una tortura. Detto questo, il lavoro per i detenuti è ancora qualche cosa di più, un autentico valore aggiunto per recuperare una persona, per ridarle una speranza di vita e di reinserimento nella vita sociale. Patrizio Gonnella è il presidente dell’Associazione “Antigone” e da anni si batte e opera attivamente per di diritti di chi ha sbagliato ed è recluso in carcere.

Che cosa è successo, Gonnella?
Con la legge di stabilità hanno definanziato la “legge Smuraglia”. In altri termini, le agevolazioni che avevano le imprese sociali, le cooperative soprattutto, nell’assumere e fare lavorare i detenuti, sia quelli all’interno del carcere, sia quelli che sono in semilibertà, non avranno più oneri sociali ridotti, non godranno più di facilitazioni e quindi assumere una persona in stato di detenzione avrà un costo del lavoro uguale a quello di una persona libera. Si può immaginare e prevedere quale conseguenza avrà un simile provvedimento. Con la crisi che si sta vivendo, con tutte le imprese in difficoltà, molti non saranno più assunti, alcuni verranno licenziati e resteranno senza lavoro.
E’ molto importante il lavoro per un detenuto?
Guardi, il lavoro per una persona che sta in carcere è una specie di “ponte” con il mondo esterno. Spesso è di importanza fondamentale. Sia chiaro, c’è lavoro e lavoro. Chi fa solamente lavori generici, le pulizie ad esempio, occupa il più delle volte il suo tempo in qualche modo. Ma in questi anni, molti detenuti hanno imparato un mestiere. C’è chi ha insegnato loro come fare i pasticceri o altri mestieri artigianali. In questo caso si hanno dei lavori qualificati, di ottima qualità e nello stesso tempo si innesta un processo di formazione che dà veramente un ruolo e una speranza a tanta gente che ha sbagliato e vuole riscattarsi. E’ questo l’aspetto più bello che si è visto in questi anni pur nella sofferenza e nella paurosa carenza delle strutture carcerarie italiane.

E’ una buona percentuale quella dei detenut i lavoratori?
Sì, possiamo dire che si stava migliorando. Certo che se lei definanzia la legge che agevola di fatto, che favorisce questo tipo di contratto particolare di lavoro, scoraggia non solo le imprese per le agevolazioni che avevano, ma scoraggia gli stessi detenuti, la stessa popolazione carceraria, per le difficoltà che crea e perchè si sente del tutto emarginata.
Come si può giudicare la condizioni dei carcerati e delle carceri italiane?
In questo caso è inutile fare tanti giri di parole e fare discorsi complessi. Basta fornire solo un dato indicativo: a fronte di una popolazione carceraria di 69mila persone, ci sono 49mila posti letto. Che cosa si può aggiungere di più di fronte a una simile emergenza, anzi a una simile vergogna?

Di: Gianluigi Da Rold


Nov 19 2012

Carceri sovraffollate e in pessime condizioni: la denuncia di Antigone

L’Italia è il Paese con le carceri più sovraffollate dell’Unione europea. Ci sono 140 detenuti ogni cento posti, mentre il tasso d’affollamento medio in Europa è del 99,6 per cento. In totale i detenuti negli istituti italiani sono 66.685. Ben 1.894 in più rispetto al gennaio 2010, quando fu decretato lo stato d’emergenza per il sovraffollamento carcerario. Di contro la capienza regolamentare dei 206 istituti penitenziari è di 46.795 posti. Le cifre e le carenze del sistema carcerario italiano emergono dal nono rapporto nazionale sulle condizioni di detenzione “Senza Dignità” stilato dall’associazione Antigone, presentato oggi a Roma. Un documento di indagine cui per la prima volta si affianca un web-documentario Inside Carceri realizzato da Next New Media.

Un’inchiesta all’interno di 25 istituti con schede e testimonianze della vita carceraria, come quella di Giuseppe Rotundo, un ex detenuto che contattato via Skype racconta di essere stato pestato da tre agenti nel carcere di Lucera (Foggia). Nel video Rotundo denuncia di essere stato convocato dopo aver insultato una guardia. Una volta fatto spogliare, ha raccontato, è stato colpito con pugni e calci, e poi lasciato nudo. Gli agenti hanno inoltre denunciato Rotundo imputato per “aver usato violenza e minaccia per opporsi a pubblici ufficiali” e a potuto soltanto in un secondo momento denunciare a sua volta i poliziotti. Gli esempi delle condizioni in cui versano le carceri italiani si trovano in tutto il Paese. Nella casa circondariale di Brescia Canton Mombello la capienza ufficiale dovrebbe essere di 208 unità. Nelle 90 celle i detenuti sono invece 521. Nelle celle più piccole, attorno agli 8, 9 metri quadri vivono non meno di cinque detenuti, in quelle più grandi si arriva a 8. A Busto Arsizio la capienza regolamentare della casa circondariale è di 167 posti, i detenuti sono 435. A Cagliari il tasso di affollamento è del 150 per cento. Nel reparto maschile della casa circondariale di Latina arriva al 200 per cento, con molti detenuti costretti a dormire con il materasso a terra. A Fermo, struttura piccola e quindi in teoria di più facile gestione, le celle più grandi hanno letti a castello da due o tre piani e in alcune stanze i detenuti non soltanto non riescono a stare tutti in piedi contemporaneamente, ma sono costretti a mangiare a turno perché non c’è spazio per più sedie. I dati sul sovraffollamento non tengono inoltre conto delle molte celle e sezioni chiuse per inagibilità: al momento circa 5.000 posti in meno.

Nelle cifre, nota Antigone c’è anche qualcosa che non torna. Secondo i dati ufficiali, la capienza regolamentare è di oltre 46mila posti. I dati sono aggiornati al 31 ottobre. Appena due mesi fa, la capienza era invece di 45.568 posti. “A che gioco giochiamo?”, si chiedono gli estensori del rapporto, “a noi non risulta l’apertura né di nuove carceri né di nuovi padiglioni nei vecchi istituti di pena”. Uno sguardo al bilancio aiuta a inquadrare la situazione. Nel 2007 con una presenza media giornaliera di oltre 44mila detenuti il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria aveva a disposizione 3 miliardi e 95 milioni di euro. Nel 2011 con la presenza media che saliva a oltre 67mila detenuti, il bilancio subiva invece un taglio del 10 per cento, che non andava a intaccare i costi del personale, ma gli investimenti in edilizia e mezzi e quelli per il mantenimento, l’assistenza, la rieducazione e il trasporto dei carcerati.

È in queste condizioni che quando manca un mese alla fine del 2012, i detenuti morti in carcere sono stati già 93, di cui 50 per suicidio. Se poi si passa a valutare la salute dei detenuti la situazione non è rassicurante, sebbene l’età media sia aggiri attorno ai 35 anni. Mancano dati nazionali affidabili, sottolinea Antigone, ma prendendo come esempio le carceri toscane salta agli occhi come il 73 per cento dei detenuti soffra di qualche malattia, in particolare disturbi psichici o dell’apparato digerente. Secondo il rapporto, però, costruire nuove carceri non è però la panacea per tutti i mali. Prima di tutto occorre rivedere il codice penale e particolar modo le leggi sulla recidiva, sull’immigrazione e sulle droghe. Le tre che generano il maggior flusso di ingressi in carcere. Basta un raffronto con l’estero per capire. In Italia il 38 per cento dei detenuti è stato condannato per aver violato la legge sulle droghe. Percentuale che cala al 14 per cento in Francia e Germania ed è al 28 per cento in Spagna. Proprio dall’estero arrivano esperimenti che possono aiutare a non guardare al sistema carcerario come afflitto dai soliti irrisolvibili problemi. Dalla Germania il basso ricorso alla custodia cautelare, che in Italia contribuisce invece al 42 per cento della popolazione carceraria. Dalla Spagna i cosiddetti “Modulos de respeto”, un particolare regime detentivo che prevede celle aperte tutto il giorno e dà al detenuto maggiori opportunità di socialità, di formazione professionale e di istruzione. Dalla Norvegia le liste d’attesa e le carceri aperte che garantiscono sempre la presenza di posti liberi negli istituti e che, ovviamente, non sono applicate a tutti, ma con a monte una selezione a seconda del rischio di reiterazione del reato e da cui sono esclusi i condannati per reati gravi.

di Andrea Pira

tratto da Il fatto quotidiano, 19 novembre 2012