Dic 28 2012

Repressione in Val Susa 2012

Su 160 mila agenti della Questura di Torino impegnati in attività per l’ordine pubblico ben 130 mila sono stati utilizzati per presidiare il cantiere della Maddalena di Chiomonte per lavori di realizzazione dell’Alta Velocità Torino-Lione. A rendere noti questi dati il questore Aldo Faraoni che ha tracciato un bilancio sull’operato della polizia nel corso del 2012.

Si scopre così che l’ottanta per cento degli agenti del capoluogo piemontese ha avuto almeno un turno tra le montagne della Valle. E non solo: “Abbiamo fatto in modo che tutti fossero informati sulla situazione in Valsusa e pronti ad intervenire”, precisa Faraoni aggiungendo come “è nostro interesse cercare di mantenere la situazione calma il più possibile ed evitare situazioni come il 2011, anno di grande conflittualità”.

Eppure, se per il questore il 2012 è sembrato un anno più tranquillo chissà che nel 2013 ormai alle porte la situazione non cambi e lo scenario non sia quello di una resa dei conti definitiva. Per Faraoni, infatti, c’è una data e un evento che potrebbero cambiare le sorti della Valle dove da vent’anni ci si oppone alla Tav. Il 9 gennaio, quando sarà presentato il progetto definitivo per la Torino-Lione. “Allora, prima o poi arriverà la trivella e lì i giochi arriveranno alla fine”. Così spiega Faraoni respingendo l’ipotesi di chi gli chiede se è pensabile che i No Tav spostino il conflitto tra Susa e Bussoleno, facendo passere in secondo piano il cantiere da più di un anno scenario di scontri. “Per il cantiere ci sono scadenze molto ravvicinate, e stiamo tenendo presente soprattutto quello”. Dunque non resta che aspettare e vedere quali saranno le prossime mosse di una partita che i No Tav non sembrano proprio intenzionati a perdere.


Dic 19 2012

Messico,scontri in carcere:17 morti

Le violenze sono scoppiate a seguito di un tentativo fallito di evasione da un penitenziario a Gomez Palacio, nel nord del Paese.

Secondo tentativo di evasione dal carcere di Gómez Palacio, in Messico, nel giro di due mesi. L’ultima volta la tentata evasione era stata bloccata sul nascere e due detenuti erano rimasti uccisi negli scontri. Ieri, invece, la situazione è degenerata in pochissimo tempo, tanto da richiedere l’intervento dei militari dell’esercito, e 17 persone – 11 detenuti e 6 guardie –sono rimaste uccise.

 

La rivolta è scoppiata intorno alle 17 di ieri, all’indomani di un’ispezione della struttura che aveva portato al sequestro di numerosi telefoni cellulari, armi e piccoli elettrodomestici introdotti illegalmente dai detenuti. Evidentemente non tutte le armi sono state sequestrate: un gruppetto di detenuti ha cominciato a sparare contro le torri di guardia e gli altri militari presenti nella struttura, mentre un altro gruppetto di carcerati ha tentato di fuggire passando attraverso un tunnel e cercando di superare la recinzione posteriore.

 

Nel panico generale, scrive El Pais, i militari hanno esploso diversi colpi in aria a scopo di avvertimento. Non avendo sortito alcun effetto, hanno preso a sparare contro i detenuti in fuga, uccidendone undici. A questi morti si aggiungono le sue guardie rimaste uccise nel conflitto, prima che intervenisse l’esercito e ristabilisse l’ordine.

Al di là di quest’ultimo episodio di violenza e del precedente, la struttura Gómez Palacio, nello stato di Durango, è stata oggetto anche in passato di scontri e scandali. Nel 2010, ad esempio, l’ex direttore del penitenziario era finito in manette per aver autorizzato alcuni detenuti vicini al cartello degli Zetas ad uscire dal carcere per regolare i conti con alcune persone all’esterno.

Si stima che le carceri messicane, e questa non fa eccezione, siano controllate per il 60% dalla criminalità organizzata e non è escluso che la rivolta di ieri sia collegata proprio ai gruppi criminali che da anni stanno dilaniando il Messico. Il fatto che il giorno prima fossero stati sequestrati armi ed altri oggetti potenzialmente pericolosi, ha spinto le autorità a credere che qualcuno dall’esterno – o forse addirittura qualche guardia corrotta – abbia contribuito a reintrodurre a tempo di record un nuovo arsenale.

Le indagini sono ancora in corso.

 Fonte: Crimeblog