Dic 22 2014

Videogiochi utilizzati a Yale per trattare i criminali psicopatici

manhuntSembra che i videogiochi in generale (e non solo la realtà virtuale) si stiano facendo strada sempre di più nel mondo della psicologia, in particolare come supporto a trattamenti per patologie mentali. Questa volta si tratta di casi particolari, parliamo infatti di carcerati psicopatici protagonisti di uno studio effettuato da ricercatori dell’Università di Yale. Continue reading


Nov 10 2014

Detenuto incendia cella nell’ Opg di Montelupo

Un paziente dell’ospedale psichiatrico appicca un incendio. Temprestivo l’intervento delle guardie

psichiatria“Un internato italiano detenuto nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino in evidente stato di agitazione psico-motoria ha dato fuoco, sabato notte, alla sua cella. Poteva essere una tragedia, sventata dal tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari in servizio, uno dei quali è rimasto intossicato”. Lo rende noto Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. Continue reading


Nov 7 2014

Muore in clinica a 24 anni, Biella in lutto per Giulia

psichiatria1Molti interrogativi che aspettano una risposta, ma intanto resta il cordoglio di una città e il dolore di una famiglia, anzi di più famiglie. La notizia della morte di Giulia Negrini, 24 anni, di Biella, avvenuta sabato alla clinica Villa Augusta di Bruino (Torino) dove era ricoverata per problemi psichiatrici, ieri è rimbalzata in ogni angolo di Biella. «Arresto cardiocircolatorio», recita il referto medico. Ora il suo corpo è all’obitorio dell’ospedale di Rivoli. Il medico legale avrebbe segnalato alla Procura l’opportunità di eseguire l’autopsia, soprattutto in considerazione della giovane età di Giulia e con l’obiettivo di fugare ogni dubbio su una morte che al momento non viene considerata sospetta, ma di certo fa nascere diverse domande.  Continue reading


Mar 20 2013

La religione psichiatrica

diffondiamo da senza-futuro

 

GesùQuando si parla di antipsichiatria, succede la stessa cosa che accade all’ateo. Si parla di Dio, del non credere in Lui, ecc., e puntualmente gli viene obiettato “chiesa”, “preti”… Da Dio alla chiesa… Che avvilente. Come se il concetto di Dio riguardasse solo chiesa, preti e parrocchiani.

L’antipsichiatria. Anti ha anche il significato di prima (come antipasto). Prima della nascita della psichiatria,  prima che ci fosse la psichiatria nella vita di una persona, prima che le persone finiscano in psichiatria. Che cosa c’entra dunque la psichiatria con l’antipsichiatria, visto che è proprio la psichiatria, gli psichiatri e le psichiatre che l’antipsichiatria vuole evitare?

Di certe cose se ne può parlare in molti modi. Volendo, si può anche dire salute mentale, sanità mentale, benessere psichico, ecc., tanto è sempre la stessa l’essenza.

Ma puntualmente fan venire fuori come i funghi psichiatri e centri psichiatrici… Dal benessere psicologico e spirituale ai centri psichiatrici e agli psichiatri… Che avvilente. Un discorso che potrebbe esplorare l’infinito, lo si fa arenare.

Sì, sì, lo so che (a vostro dire…) ci sono psichiatri e psichiatre bravi/e e buoni/e. Ciò che dovreste spiegare è perché sempre e solo loro, come se fossero gli unici o quelli di gran lunga migliori.

Già, di Dio possono parlarne i preti e solo loro, e di benessere dell’animo solo gli psichiatri…

Ci sono bravi psichiatri? Sapete quanti brave persone esistono che, senza alcun attestato, aiutano e fanno stare bene chi sta loro accanto? Se di bravi psichiatri e di brave psichiatre ve ne sono, mettiamo, 10, di brave persone più brave di psichiatri e psichiatre ce ne sono almeno cinquemila.

Si nomini allora pure queste ogni volta, invece dei soliti psichiatri. Si chiamino anche queste persone a dire la loro autorevolissima parola.

Su Dio non possono parlare solo i preti, non sono loro che possono stabilire e decidere. Decine di migliaia di persone credenti ma che non frequentano chiese e parrocchie, hanno in loro molto più Dio dei preti, sono molto più vicine a Dio e vivono ed operano concretamente secondo Dio.

Mutatis mutandis, lo stesso è per la salute psichica versus centri di psichiatria e psichiatri e psichiatre. Che si dia dunque voce e considerazione a chi veramente ha voce in capitolo. Tanto la religione psichiatrica già la si conosce abbondantemente, e il rosario e le litanie recitate son sempre quelle.

Io sono ateo, quindi so vedere molto bene chi ha Dio entro la propria persona.

Natale Adornetto


Feb 16 2013

DSM-V: il nuovo manuale di psichiatria classificherà tutte le emozioni umane come un disordine mentale

L’industria della psichiatria moderna è ufficialmente impazzita. Praticamente ogni emozione vissuta da un essere umano – la tristezza, il dolore, l’ansia, la frustrazione, l’impazienza, l’eccitazione – saranno classificate come “disturbi mentali” che necessitano di un trattamento chimico (ovviamente, tramite prescrizione farmacologica).

pallaLa nuova “bibbia della psichiatria”, DSM-5, che dovrebbe essere rilasciata nel giro di pochi mesi, si è trasformata da un manuale di riferimento medico ad una testimonianza della follia della industria farmaceutica.

I “disturbi mentali” citati nel DSM-5 comprendono il “Disturbo d’Ansia generale” o GAD in breve. Il GAD può essere diagnosticato in una persona che prova dell’ansia, ad esempio, nel parlare con uno psichiatra. Pertanto, il semplice atto di uno psichiatra, nel formulare un diagnosi, farà magicamente apparire i “sintomi” diagnosticati.

Questa si chiama scienza ciarlatana, ma è tuttavia indicativa dell’attuale settore psichiatrico, diventato ormai una barzelletta nei circoli scientifici, tanto da disgustare anche i più scettici. La psichiatria non è più “scientifica” dell’astrologia o della lettura della mano, ma i suoi praticanti si autodefiniscono “dottori” della psichiatria, al fine di rendere tali baggianate, credibili.

COME FUNZIONA REALMENTE LA PSICHIATRIA MODERNA

Ecco come funziona veramente la psichiatria moderna: Un gruppo di intellettuali auto-referenziati e strapagati che vogliono fare più soldi inventano una malattia che chiamerò “Hoogala Boogala Disorder” o HBD.

Per alzata di mano, poi, votano quali “sintomi” sono associati all’Hoogala Boogala Disorder. In questo caso, i sintomi potrebbero essere: il canto spontaneo o il mettersi le dita nel naso.

Convincono poi insegnanti, giornalisti e autorità di regolamentazione governative che l’Hoogala Boogala Disorder è reale – e soprattutto che ne soffrono milioni di bambini! Come potremmo guardarci ancora allo specchio se non offrissimo a tutti questi bambini un trattamento adeguato?

Comincia così la richiesta di una “cura” per una malattia del tutto inventata. Da qui, è un gioco da ragazzi far si che la Big Pharma fabbrichi qualsiasi dato “scentifico” di cui si ha bisogno, al fine di “dimostrare” che lo speed, le anfetamine, il crack o qualsiasi veleno che vogliono vendere “riduca il rischio del Hoogala Boogala Disorder.”

Dei “seri” psichiatri – che se la ridono nascosti nei loro laboratori – “diagnosticano” poi l’Hoogala Boogala Disorder ai bambini prescrivendo farmaci che dovrebbero curarli. Grazie a questo trucchetto, gli psichiatri, guadagnano tangenti direttamente dalla Big Pharma.

Al fine di massimizzare tangenti e omaggi dalla Big Pharma, gruppi di questi psichiatri si riuniscono ogni pochi anni e inventano i disturbi più strani, espandendo il loro tomo immaginario chiamato DSM.

Il DSM è ora più grande che mai e include disturbi come l’”Obedience Defiance Disorder” (ODD), definito come il rifiuto di leccare il culo e seguire le false autorità. Agli stupratori che provano eccitazione sessuale nel corso delle loro attività, viene concessa l’attenuante del “Paraphilic coercive disorder”, pertanto, non sono responsabili delle loro azioni. (Ma avranno bisogno di farmaci, ovviamente!)

Potrebbero diagnosticarvi anche l’”Hoarding Disorder” se doveste fare scorta di cibo, acqua e munizioni, tra le altre cose. Sì, prepararsi per eventuali calamità naturali vi rende malati mentali agli occhi della psichiatria moderna (e del governo).

L’EX PRESIDENTE DEL DSM SI SCUSA PER AVER CREATO “FALSE EPIDEMIE”

Allen Frances presiedette al DSM-IV, rilasciato nel 1994. Ammette ora che si trattò di un errore enorme il quale portò a diagnosticare malattie mentali in persone del tutto sane. Il DSM-IV “… involontariamente contribuì a tre false epidemie – il disturbo da deficit dell’attenzione, l’autismo e il disturbo bipolare infantile”, scrive Allen in un pezzo del Los Angeles Times.

Egli continua dicendo:

La prima bozza della prossima edizione del DSM … è piena di suggerimenti che moltiplicheranno i nostri errori ed estenderanno drammaticamente la portata della psichiatria nel dominio sempre più piccolo della normalità. Questa monopolizzazione della normalità potrebbe potenzialmente creare decine di milioni di innocenti scambiati per dei malati mentali.

Tutti questi disturbi fabbricati, naturalmente, si traducono in un certo numero di falsi positivi. Come Allen scrive:

La “sindrome da rischio di psicosi” avrebbe utilizzato la presenza di pensieri strani per prevedere un futuro episodio psicotico. La previsione, però, risulterebbe sbagliata almeno tre volte su quattro – in questo modo molti ragazzi riceverebbero, erroneamente, farmaci che causerebbero loro un enorme aumento di peso, il diabete e un’aspettativa di vita ridotta.

Ma questo è il punto di psichiatria: prescrivere farmaci a persone che non ne hanno bisogno.

Immaginate: un intera industria che poggia sul nulla! E sì, c’è bisogno di immaginarlo perché nulla all’interno dell’industria farmaceutica è reale.

COSA SIGNIFICA NORMALITA’ IN PSICHIATRIA? ESSERE UNO ZOMBIE SENZA SENTIMENTI

L’unico modo per essere “normali” quando si è sottoposti alla “diagnosi” di uno psichiatra – un processo che è del tutto soggettivo e del tutto privo di qualcosa di simile alla vera scienza – è quello di mostrarsi assolutamente privi di emozioni.

Una persona in coma è una persona “normale”, secondo il DSM, in quanto non presenta alcun sintomo che potrebbe indicare la presenza di quelle terribili cose, chiamate sentimenti.

Anche una persona morta è “normale”, secondo la psichiatria, soprattutto perché i morti non si qualificano per il rimborso Medicare e quindi non vale la pena diagnosticarli o curarli.

E’ tutta una crudele beffa. La psichiatria dovrebbe essere del tutto abolita in questo momento, togliendo i psicofarmaci ai bambini e sostituendoli con alimenti sani.

IL CONCETTO PERDUTO DI NORMALITA

Ecco alcune semplici verità che devono essere riaffermate quando aboliremo la scienza ciarlatana che è la psichiatria:

La normalità non si raggiunge attraverso i farmaci. La normalità non è l’assenza di emozioni. La vita implica necessariamente emozioni, esperienze e comportamenti che, di volta in volta, “superano” il confine della patetica sobrietà. Questo non significa che la gente sia “mentalmente disturbata”. Significa soltanto che non sono dei robot biologici.

psicoLA NUTRIZIONE E’ LA RISPOSTA, NON I FARMACI

Le carenze nutrizionali, tra l’altro, sono la causa principale di quasi tutte le “malattie mentali”. Gli squilibri di zucchero nel sangue causano malfunzionamenti del cervello in quanto la sua fonte energetica primaria sono proprio gli zuccheri. Carenze di zinco, selenio, cromo, magnesio e altri elementi causano squilibri di zucchero nel sangue che provocano emozioni o comportamenti apparentemente “selvaggi”.

Quasi tutti coloro i quali sono stati diagnosticati con un disturbo mentale nel nostro mondo moderno soffrono in realtà di squilibri nutrizionali. Troppi cibi spazzatura, non fanno bene al nostro organismo. A volte, questi cibi sono avvelenati dai troppi vaccini (alluminio e mercurio) o per aver mangiato troppi cibi tossici (mercurio nel pesce, cadmio, arsenico, ecc), la carenza di vitamina D è ridicolmente diffusa, soprattutto nel Regno Unito e in Canada, dove la luce solare è nettamente meno intensa.

La ragione per cui la nutrizione non è mai stata proposta come soluzione ai disturbi mentali è perché l’industria farmaceutica fa soldi solo vendendo “trattamenti” chimici per condizioni mentali fittizie e dai nomi complessi in modo che assumano una apparente credibilità. Se il cibo e gli integratori alimentari potessero mantenere il vostro cervello sano – e credetemi, possono! – Allora chi avrebbe bisogno di costosi prodotti farmaceutici? Chi avrebbe bisogno di costosi psichiatri? Chi avrebbe bisogno di pilloline magiche?

Nessuno! Questa è la semplice ed evidente verità: la nostra società sarebbe molto più felice, più sana e più produttiva, se l’intera industria farmaceutica e psichiatrica sparissero.

Con il DSM-5, la moderna psichiatria si è fatta beffa di se stessa. La psichiatria stessa sembra essere completamente impazzita.

Inventa anche tu delle malattie fittizie!!!

Potete diventare psichiatri anche voi! Basta che utilizzate il Disease Mongering Engine! Potreste divertirvi a creare nuove malattie psichiatriche!:)

Fonte


Feb 6 2013

Sempre più assurdo e scandaloso: ad ucciderla è stata la sua stessa malattia mentale…

1) “Campobello, anziana morta dopo TSO: chiesta archiviazione per due medici”.
2) Considerazioni, sia sullo specifico caso che in generale
follia“Campobello, anziana morta dopo TSO: chiesta archiviazione per due medici”
“L’anziana, affetta da schizofrenia cronica, non morì per colpa dei medici e dell’eccessiva sedazione: a ucciderla fu proprio la sua stessa malattia che la obbligò ad assumere psicofarmaci che aumentano di tre volte il rischio di arresto cardiocircolatorio improvviso. Sono le conclusioni a cui è giunta il pubblico ministero Brunella Sardoni che ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta a carico di due psichiatri, Carmelo Zaccaria, 57 anni, e Carmela Fontana, 59 anni, a carico dei quali viene ipotizzato il reato di omicidio colposo. I familiari, attraverso il proprio legale Stefano Argento, si sono opposti chiedendo nuove indagini. Ieri mattina si è celebrata l’udienza davanti al gip Ottavio Mosti che ha sentito tutte le parti. La donna campobellese, che aveva 69 anni, morì il 4 luglio del 2009. I due medici indagati andarono nella sua abitazione per sottoporla al trattamento sanitario obbligatorio”.
31 gennaio 2013
Considerazioni, sia sullo specifico caso che in generale
non morì per colpa dei medici e dell’eccessiva sedazione: a ucciderla fu proprio la sua stessa malattia che la obbligò ad assumere psicofarmaci“.
Cosa si è costretti a leggere…
Questa donna (così come tantissime altre persone) è morta per arresto cardiocircolatorio dovuto ad eccessiva sedazione con psicofarmaci, però ad ucciderla non sono stati gli psicofarmaci che hanno provocato l’arresto cardiocircolatorio né chi ha prescritto e somministrato gli psicofarmaci, ad ucciderla è stata la malattia mentale…
Già, la sua malattia… È stata la malattia che le diede l’ordine di assumere psicofarmaci, mica sono stati gli psichiatri a prescriverglieli e ad imporglieli… Loro sempre “poveri Cristi innocenti”, e non conta se sanno, fra le tante altre cose, che gli psicofarmaci aumentano di tanto il rischio di arresto cardiocircolatorio. Loro operano “in scienza e coscienza”, e devono “curare”, tanto se poi una persona muore, mica è colpa degli psicofarmaci, di chi li produce e di chi li prescrive, è “colpa” della malattia… Certo, è la malattia che provoca l’arresto cardiocircolatorio…
Si notino gli stravolgimenti. Non viene detto che a ucciderla sono stati gli psicofarmaci che la donna “doveva” assumere poiché “malata”. No. Vien detto che a ucciderla è stata la malattia, la malattia che la obbligava ad assumere gli psicofarmaci.
Pur di deresponsabilizzare l’intoccabile lobby psichiatrica, si arrivano a dire cose che sono insostenibili in qualsiasi altro contesto, cose che fanno acqua da tutte le parti, cose che non reggono per niente.
Poco o niente conta che le conclusioni (suggeritele?) a cui è giunta il pubblico ministero non siano state dette dagli psichiatri, difatti questo è uno dei tanti tipici discorsi psichiatrici, e siamo in tanti a sapere che psichiatri e psichiatre di insensatezze ne dicono tante, che affermano di tutto e che gli vien dato per buono, come fosse la verità assoluta.
La motivazione di questa richiesta di archiviazione è paradigmatica e rivelatrice di ciò che, oltre a tanto altro, è il pensare e l’agire della psichiatria.
Seguiamo il ragionamento. Le persone sono malate di mente. Gli si danno psicofarmaci per le loro patologie. Gli psicofarmaci aumentano di tanto il rischio di arresto cardiocircolatorio. Però, siccome le persone sono malate, gli psicofarmaci gli si devono dare, poiché una vita da malate di mente non è vita degna di essere vissuta, per cui, anche se c’è il rischio di morte, anche se le persone muoiono, la cura va eseguita. Si è di fronte ad una scelta. O lasciare le persone nelle loro (presunte) patologie oppure curarle (curarle…) con gli psicofarmaci, anche a costo di farle andare incontro alla morte e di far abbreviare di tanti anni le loro vite. E la scelta cade sul dare psicofarmaci a piene mani, poiché si sa che le vite da malate/i di mente sono vite non degne di essere vissute
La vita delle persone che hanno fatto uso di psicofarmaci è stata di minor durata rispetto alla media – 10, 15, 20 anni in meno. Gli psichiatri e le psichiatre, tutte le persone che prescrivono psicofarmaci, sannoche chi ne fa uso vive di meno. Però gli vien facile e gli fa comodo dire che la causa di questa minor durata è la patologia mentale.
Ma comunque sia, il risultato è lo stesso, e “non ci fa niente” se tutte queste persone malate di mente vivono di meno, perché tanto le loro sono “vite indegne di essere vissute”.
Natale Adornetto

Gen 24 2013

Psichiatria. Una persona morta ogni 50 giorni e tutto va bene…

 Clinica Colle Cesarano: un morto ogni 50 giorni. Polverini ignora le denunce

 mattiLo strano caso della casa di cura psichiatrica di Tivoli. Fino al 2004 era un centro d’eccellenza, ma, dopo il cambio di gestione e l’accreditamento (provvisorio) al servizio sanitario regionale, da tre anni muore un paziente ogni 50 giorni. L’ultimo caso ad agosto. Le interrogazioni si susseguono dal 2009 e ora la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari vuole vederci chiaro.
Di Ambra Murè
Un fuoco incrociato di interrogazioni bipartisan presentate in Consiglio Regionale e in Parlamento. Denunce. E la Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari che chiede un supplemento d’indagine. La casa di cura psichiatrica Colle Cesarano sta a Tivoli, ma è diventata un caso nazionale.
UN MORTO OGNI 50 GIORNI – Sul sito si legge che la struttura, accreditata provvisoriamente al servizio sanitario regionale per 200 posti letto, è un “moderno centro di cura, con utilizzo di tecnologie di gestione avanzate”. La asl Roma G assicura che gli esiti dei controlli, “completi, puntuali e severi”, sono sempre stati positivi. Ma il numero impressionante di decessi tra i pazienti (42 dal 2004 al 2011, uno ogni cinquanta giorni negli ultimi tre anni) è già di per sé fonte di un legittimo sospetto.
L’ultimo, ambiguo caso è quello di un uomo di sessantacinque anni, morto ad agosto per soffocamento da cibo, mentre si trovava nella sala mensa. Il signor Saporetti, questo il suo nome, era affetto da depressione. E avrebbe dovuto essere adeguatamente sorvegliato. I familiari hanno sporto denuncia, consegnando ai Carabinieri anche un video girato col cellulare nella camera mortuaria della clinica (che in quel momento aveva peraltro l’impianto di condizionamento fuori uso).
Nelle immagini, scrive il senatore Domenico Gramazio (Pdl) in un’interrogazione presentata il 14 ottobre scorso, “appare il corpo straziato del signor Saporetti, in un lago di sangue, defluito dall’incisione praticata dai medici alla trachea, nel tentativo di farlo respirare. Incisione poi non suturata una volta constatato il decesso”. “Condizioni inumane, in apparente violazione della normativa in materia”, aggiunge il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari, Leoluca Orlando (Idv), che in questa vicenda è deciso “ad andare a fondo”. E per questo è tornato a suonare alla porta della Polverini, chiedendo informazioni più precise. La relazione inviata in precedenza dalla Regione infatti “non basta a chiarire quanto avvenuto”. È necessario un supplemento d’indagine.
3 ANNI DI DENUNCE – Le prime denunce sulla clinica Colle Cesarano risalgono al 2009. Già allora il consigliere regionale Tommaso Luzzi (Pdl), in un’interrogazione urgente, la paragonava a “un girone dell’inferno dantesco”. Già allora si parlava di “condizioni igienico-sanitario scandalose”, “farmaci scarsi”, “sicurezza inesistente” e “decessi palesemente sospetti”. Un caso su tutti: un paziente trovato morto, in stato avanzato di decomposizione, a oltre un chilometro di distanza dalla casa di cura. Era fuggito circa dieci giorni prima e i dipendenti già allora denunciarono la mancanza di un adeguato servizio di sorveglianza dei ricoverati.
In tre anni nulla è cambiato. Anzi. Il 16 giugno scorso, due mesi prima della morte del signor Saporetti, i consiglieri radicali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo avevano (ri)sollevato il problema presentando un’interrogazione urgente sulla clinica. Diventata, a loro giudizio, “una realtà agghiacciante”, “il terrifico esempio di cosa produce la mala gestione se abbinata al torpore degli enti preposti al controllo”.
Le accuse contenute nel documento erano gravi e circostanziate: igiene e sanificazione dei reparti “inadeguati”, “servizi igienici spesso indecorosi”, “vitto scarso” e “non adeguato” alle patologie dei pazienti (tra cui diabetici, obesi, affetti da sindromi metaboliche, iponutriti ecc.), acqua attinta da “pozzi dove non sempre si rilevano parametri di potabilità”, riscaldamento “acceso per un numero di ore assolutamente insufficiente”, centro di riabilitazione chiuso.
Se tutto questo non bastasse, scrivevano Rossodivita e Berardo, “il solo dato delle morti dei degenti, pari a circa uno ogni cinquanta giorni negli ultimi tre anni, dovrebbe esser fonte di un immediato intervento della Regione per verificare lo stato della assistenza ai pazienti psichiatrici ricoverati”. Così non è stato. L’interrogazione urgente è rimasta senza risposta. Un altro ricoverato è morto. E i due consiglieri c’hanno riprovato, presentando una nuova interrogazione il 9 settembre.
piroL’ECCELLENZA PERDUTA – Se questa è la nomina, non proprio lusinghiera, della struttura, verrebbe da chiedersi come mai la Regione abbia deciso di inserirla (provvisoriamente) tra quelle accreditate al servizio sanitario. La risposta è semplice: fino a qualche anno fa, la casa di cura era considerata un centro di primo livello. Ottenendo riconoscimenti in entrambe le due prime edizioni (2003 e 2004) del premio “Eccellenza in Sanità”.
I problemi sono cominciati nel 2004, quando il centro ha subito un cambio di gestione. Passando dalla mani della Centro Clinico Colle Cesarano spa a quelle della Geress srl. Dal 1999, il tasso di mortalità del ricoverati era pari a zero. E nessuno aveva mai avanzato dubbi sulla qualità del servizio offerto. Poi, nel 2009, le prime morti sospette, le prime interrogazioni in Consiglio regionale e i primi articoli sui giornali.
La situazione, secondo Leoluca Orlando, è ulteriormente peggiorata dopo la decisione (marzo 2010) di “mettere in mobilità 26 lavoratori senza ridurre però i posti letto, obbligando il personale a turni fino a 178 ore mensili (a fronte delle 156 previste), lasciando turni scoperti e facendo svolgere attività delicate da personale non qualificato”. “I carichi di lavoro degli infermieri – scrivevano a giugno i consiglieri regionali Rossodivita e Berardo – sono tali da non permettere di agire secondo responsabilità e priorità assistenziale. La carenza è tale che talvolta un intero piano, pari circa a 57 degenti, è presidiato da un solo infermiere in nulla distinguendosi la situazione dal sovraffollamento delle carceri”.
Alla luce di questo i due consiglieri radicali hanno formalmente chiesto alla presidente Polverini “se non ritenga opportuno sospendere qualsiasi procedura volta ad un accreditamento definitivo della struttura”. Si attende ancora la risposta della governatrice (e commissario straordinario alla sanità).

Gen 19 2013

Milano: detenuto suicida a San Vittore, psicologa e psichiatra accusate di omicidio colposo

jail 3Per mancanza di letti dimisero un ragazzo che aveva già tentato 8 volte il suicidio senza disporne la vigilanza a vista. Si era impiccato a San Vittore, nell’agosto del 2009, dopo essere stato dimesso dal centro osservazione malattie psichiche del carcere. E nonostante almeno otto tentativi di suicidio, Luca Campanale, 28 anni, fu rinchiuso in una cella a medio rischio, senza sorveglianza a vista. Ora, per quel suicidio il giudice dell’udienza preliminare Elisabetta Meyer ha disposto il giudizio per omicidio colposo per una psicologa e una psichiatra in servizio a San Vittore. Dopo la tragedia la procura ha aperto d’ufficio un fascicolo, e nell’indagine del pubblico ministero Silvia Perrucci sono emerse le lacune dei due medici che “con violazione delle regole dell’arte medica e dei doveri inerenti la loro qualifica pubblica, cagionavano la morte del detenuto per asfissia meccanica da impiccagione”. Per le due donne, la procura aveva formulato una prima imputazione di abbandono di incapace aggravato dalla morte, poi i giudici della prima corte d’Assise di fronte a cui si era aperto il processo, a giugno, hanno riqualificato il fatto come omicidio colposo.
Luca Campanale entrò nel carcere di San Vittore il 30 luglio 2009, e pochi giorni dopo, il 12 agosto, si impiccò. Ricoverato al centro di osservazione malattie psichiche del carcere, venne dimesso “per mancanza di posti letto”. Nel processo che dovrà chiarire le responsabilità delle due indagate – l’udienza è fissata per il 12 aprile – compariranno come parte offesa i genitori e il fratello della vittima, assistiti dall’avvocato Andrea Del Corno. La richiesta di rinvio a giudizio del pm Perrucci ricostruisce l’intera storia clinica del giovane, i reiterati tentativi di suicidio, le presunte violazioni del personale medico. “In particolare – scrive il pm – erravano nel valutare il rischio suicidiario malgrado fosse incapace di provvedere a se stesso a causa di disturbi psichici dai quali era affetto e del quale dovevano avere cura, trattandosi di detenuto presso il carcere dove le indagate svolgevano la loro attività professionale psicologica e psichiatrica”. E, ancora, lasciavano il ragazzo “senza sorveglianza a vista, sull’erroneo presupposto che il soggetto apparisse “pretenzioso e immaturo”, non considerando i numerosi precedenti gesti autolesionistici”, ben otto tentativi dal maggio del 2009 fino a quello che lo ha ucciso.

La Repubblica, 18 gennaio 2013  di


Gen 13 2013

Sui TSO e come difendersi

Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO)

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) è l’erede della coazione e della violenza che ha sempre contraddistinto la (incon)scienza psichiatrica dal suo sorgere.

tsoThomas Szasz lo definisce un crimine contro l’umanità. Di fatto la psichiatria ha sempre fondato la sua azione sull’uso della forza per piegare la resistenza di coloro che non si piegavano (e non si piegano) alle sue diagnosi e ai suoi (mal)trattamenti.

La legislazione italiana, che viene considerata come la più avanzata del mondo nel campo della difesa dei diritti degli utenti dei servizi psichiatrici, ha mantenuto, nello smantellare le strutture manicomiali, l’istituto e la logica che ne rappresentavano le fondamenta: il trattamento coatto.

Non tutti sanno che la pluridecorata “legge 180” in realtà si occupa di regolare le situazioni in cui e le procedure con cui gli psichiatri possono obbligarci a sottostare alle loro “diagnosi” e “terapie”. Aldifuori di queste situazioni, previste dalla legge, ogni azione contro la nostra volontà rappresenta una violazione dei nostri diritti e un comportamento rilevante dal punto di vista penale.

In questi ultimi anni sono nati in varie parti d’Italia gruppi di azione di tutela e di difesa dagli abusi psichiatrici (generalmente sedi di Telefono Viola) che cercano di fornire informazioni legali precise a coloro che sono minacciati dai servizi psichiatrici.

Scopo di questa sezione è fornire agli interessati informazioni e strumenti pratici di autotutela dai trattamenti psichiatrici coatti a partire dall’esperienza maturata dal movimento antipsichiatrico italiano.

Ulteriori contatti e approfondimenti possono essere richiesti contattando il nostro sportello di consulenza online.


TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO – Scheda informativa

COS’ E’ ricovero psichiatrico coatto (contro la nostra volontà)
CHI LO DISPONE il Sindaco del comune di residenza o presso cui ci si trova
CHI LO PROPONE un medico (non importa se psichiatra o meno, appartenente alla struttura pubblica o privato)
CHI LO CONVALIDA un medico operante nella struttura sanitaria pubblica (spesso l’Ufficiale Sanitario)
QUANDO PUO’ ESSERE FATTO quando i due medici di cui sopra dichiarano:

  • che la persona è affetta da alterazioni psichiche tali da doversi attivare urgenti interventi terapeutici;
  • che la stessa rifiuta tali interventi;
  • che non esistano alternative extraospedaliere al ricovero.
CHI VIGILA Il Giudice Tutelare competente nel territorio del Comune che ha disposto il TSO (generalmente operante presso le preture). A lui il Sindaco deve inviare, entro 48 ore dalla firma, il provvedimento corredato dalle certificazioni mediche. Il Giudice Tutelare assunte le informazioni del caso può convalidare o non convalidare il ricovero
DOVE PUO ESSERE EFFETTUATO IL RICOVERO solo presso i reparti psichiatrici istituiti presso gli ospedali civili
QUANTO DURA 7 (sette) giorni; rinnovabili con provvedimento del Sindaco su proposta del Primario del reparti psichiatrico
CHI VIGILA SUL RINNOVO DEL TSO il Giudice Tutelare. A lui Sindaco manda il provvedimento di proroga del TSO per la convalida
CHE DIRITTI ABBIAMO
  1. abbiamo diritto alla notifica del provvedimento di TSO. In assenza di questa notifica nessuno può obbligarci a seguirlo o ad assumere terapie (esclusi i casi di comportamenti penalmente rilevanti e i casi in cui si ravvisano gli estremi dello stato di necessità);
  2. abbiamo diritto di presentare ricorso avverso al TSO al Sindaco che lo ha disposto. Questo ricorso può essere proposto anche da chi ne ha interesse (familiari, amici, associazioni…). Per ridurre i tempi conviene inviarne copia al Giudice Tutelare, specie se il ricorso parte entro le prime 48 ore dal ricovero (quando presumibilmente lo stesso non ha ancora convalidato il provvedimento);
  3. abbiamo diritto di avanzare richiesta di revoca al Tribunale, chiedendo la sospensione immediata del TSO e delegando, se vogliamo, una persona di nostra fiducia a rappresentarci al processo;
  4. abbiamo diritto di scegliere, ove possibile, il reparto presso cui essere ricoverati;
  5. abbiamo diritto di conoscere le terapie che ci vengono somministrate e di poter scegliere fra una serie di alternative;
  6. abbiamo diritto di comunicare con chi riteniamo opportuno;
  7. abbiamo diritto di essere rispettati nella nostra dignità psichica e fisica. Anche se sottoposti a TSO nessuna contenzione fisica può esserci applicata, se non in via eccezionale e per il tempo strettamente necessario alla somministrazione della terapia. Gli atti di contenzione di natura punitiva sono reati penalmente perseguibili;
  8. abbiamo diritto di dettare nella nostra cartella clinica ogni informazione riguardante il nostro stato di salute e i trattamenti che riceviamo;
  9. abbiamo diritto di conoscere i nomi e la qualifica degli operatori del reparto (essi devono indossare cartellini di riconoscimento)

Cos’è il Trattamento Sanitario Obbligatoriotso1

Il T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio) è un provvedimento emanato dal Sindaco che dispone che una persona sia sottoposta a cure psichiatriche contro la sua volontà, normalmente attraverso il ricovero presso i reparti di psichiatria degli ospedali generali (SPDC – Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura).

In alcune zone del nostro paese è uso consolidato attuare il TSO, oltre che nei reparti psichiatrici, anche presso il domicilio della persona. Ma in linea generale e nella stragrande maggioranza dei casi, il provvedimento di TSO si risolve nell’accompagnamento coatto, tramite i vigili urbani, presso i reparti psichiatrici.

La legge regola due istituti di coercizione: l’A.S.O. (accertamento sanitario obbligatorio) e il T.S.O. (trattamento sanitario obbligatorio).

Il Sindaco può emanare l’ordinanza di TSO nei confronti di un libero cittadino solo in presenza di due certificazioni mediche che attestino che: 1. la persona si trova in una situazione di alterazione tale da necessitare urgenti interventi terapeutici; 2. gli interventi proposti vengono rifiutati; 3. non è possibile adottare tempestive misure extraospedaliere.

Le tre condizioni di cui sopra devono essere presenti contemporaneamente e devono essere certificate da un primo medico (che può essere il medico di famiglia, ma anche un qualsiasi esercente la professione medica) e convalidate da un secondo medico che deve appartenere alla struttura pubblica. La legge non prevede che i due medici debbano essere psichiatri.

Le certificazioni oltre a contenere l’attestazione delle condizioni che giustificano la proposta di TSO, devono essere motivate nella situazione concreta. In altre parole non dovrebbero essere ammesse certificazioni che si limitano alla mera enunciazione delle tre condizioni, né tantomeno prestampati. Così come non dovrebbero essere prese in considerazione certificazioni che si limitano alla sola indicazione della diagnosi. In realtà l’uso di prestampati è una prassi comune accettata dai sindaci e dai giudici tutelari che dovrebbero vigilare sul rispetto delle procedure e delle garanzie previste dalla legge. (Nella sezione sentenze trovate alcune decisioni della magistratura che ratificano l’obbligo di motivare i TSO in maniera sostanziale e non meramente formale).

Ricevute le certificazioni mediche, il sindaco ha 48 ore per disporre, tramite un’ordinanza, il trattamento sanitario obbligatorio facendo accompagnare la persona dai vigili urbani presso un reparto psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC). In genere il reparto è scelto secondo la disponibilità dei posti, ma in teoria la legge fornisce il diritto alla persona di scegliere il reparto dove essere ricoverati. Va sottolineato comunque che il TSO può essere realizzato solo in questi reparti. Qualsiasi altro ricovero in una qualsiasi altra struttura psichiatrica o sociale, indipendentemente dalle modalità con cui avviene, è da considerarsi sempre ricovero volontario. Nessuno può essere trattenuto contro la sua volontà presso nessuna di queste strutture e, in SPDC, ciò è possibile solo in presenza di un provvedimento di TSO.

Un capitolo importante in questa fase, non ancora approfondito e affrontato dal movimento antipsichiatrico, è quello della notifica del TSO a chi vi è sottoposto. In altre parole, come fa un cittadino a difendersi legalmente rispetto ad un atto di cui non è a conoscenza? E ancora, come si fa a sapere quando si è obbligati alle cure e quando invece abbiamo ogni diritto legale di rifiutarle? In genere le persone si orientano a naso nelle situazioni. Se si è fuori, è la presenza dei vigili urbani che ci fa supporre di essere in TSO; se si è già ricoverati, volontari o meno, ci si fa capire subito che non abbiamo alcun diritto e dobbiamo sottostare alle cure senza avere possibilità di andarcene o di rifiutarle.

La notifica del provvedimento va richiesta nel momento in cui qualcuno ci impone di seguirlo, di assumere una terapia, di entrare in un reparto. In assenza di tale provvedimento, infatti, ogni azione di coazione nei nostri confronti può essere denunciata come reato penale. Restano fuori le situazioni in cui può essere invocato l’art. 56 del codice penale sullo stato di necessità (“non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o d altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo). Negli altri casi possono ravvisarsi gli estremi di violenza privata, sequestro di persona…

Pur se la legge non dispone esplicitamente l’obbligo di tale notifica, lo stesso è connaturato alla natura stessa del provvedimento. Il TSO infatti è un provvedimento di limitazione della libertà personale (necessita infatti, come vedremo, della convalida dell’autorità giudiziaria) e ha la forma giuridica dell’ordinanza sindacale che, come sappiamo, acquista efficacia in ragione della notifica ai soggetti interessati (si pensi alle ordinanze di sgombero….). Ciononostante non ci risulta che tale obbligo venga soddisfatto da nessuno dei Sindaci italiani che emanano provvedimenti di TSO. Da qui la campagna del Comitato d’Iniziativa Antipsichiatrica che rivendica, fra gli altri, il diritto alla notifica del TSO a chi vi è sottoposto.

Una volta che il sindaco ha emanato il provvedimento di TSO, e esso ci è stato notificato, possiamo essere condotti presso uno dei reparti di psichiatria (SPDC – servizio psichiatrico diagnosi e cura) funzionanti presso gli ospedali generali. In nessun caso possiamo essere condotti contro la nostra volontà in altre strutture psichiatriche sia pubbliche che private (reparti universitari, comunità alloggio, Comunità etc.).

Il Sindaco ha l’obbligo di inviare il provvedimento di TSO al Giudice Tutelare (entro le 48 ore successive al ricovero) per la necessaria convalida. Il Giudice Tutelare, assunte le informazioni del caso, convalida il provvedimento entro le 48 ore successive. La mancata convalida da parte del Giudice Tutelare del provvedimento fa decadere automaticamente il TSO.

L’esperienza maturata negli anni ci dice che il Giudice Tutelare raramente esercita la sua funzione di controllo sui TSO. In genere si limita ad un controllo “formale”, verificando se la documentazione è completa e se sono stati rispettati i tempi di notifica del provvedimento etc. In realtà detto controllo potrebbe avere effetti più incisivi se i Giudici Tutelari esercitassero concretamente i loro poteri di convalida (vedi a proposito la sentenza del pretore di torino).

Una volta ricoverati in TSO presso il servizio psichiatrico i nostri diritti (primo fra tutti quello alla libertà di movimento e di scelta) vengono limitati e siamo obbligati a subire gli interventi degli operatori del reparto.Anche in questa situazione di coazione manteniamo una serie di diritti inalienabili.

  1. Possiamo fare ricorso al Sindaco contro il TSO. Questa possibilità, oltre che all’interessato, è allargata a “chiunque vi abbia interesse” (quindi anche amici, familiari, associazioni…). Il Sindaco deve rispondere entro 10 giorni. Fatto paradossale se si pensa che il TSO dura di norma 7 (sette) giorni, eventualmente prorogabili di 7 giorni in 7 giorni. Se presentiamo ricorso entro le 48 ore successive al ricovero, è conveniente mandarne copia al Giudice Tutelare per attivarne l’azione di controllo. In caso di risposta negativa, il ricoverato può presentare richiesta di revoca direttamente al Tribunale, chiedendo al contempo la sospensione immediata del TSO e delegando una persona di sua fiducia per rappresentarlo in giudizio davanti al Tribunale.
  2. Seppure non possiamo rifiutare le cure, abbiamo senzaltro diritto di essere informati sulle terapie che ci sono somministrate e di poter scegliere su un ventaglio di proposte diverse. In ogni caso, è conveniente, ove le terapie somministrateci ci risultino particolarmente invasive, presentare al responsabile del reparto una dichiarazione di diffida ai sanitari rispetto alla somministrazione di terapie che si ritengano lesive, chiedendo che venga inserita nella nostra cartella clinica.
  3. Anche se ci viene fatto credere il contrario, il TSO non giustifica la contenzione o la violenza fisica ai danni di chi vi è sottoposto. L’uso della forza deve essere sempre legato alle esigenze terapeutiche e non travalicare il rispetto della dignità e dell’integrità fisica della persona. Non è quindi legalmente ammissibile l’uso punitivo della contenzione, le violenze fisiche e verbali degli infermieri, l’essere legati per un periodo superiore a quello necessario alla somministrazione di una terapia… Queste situazioni vanno e possono essere denunciate alla magistratura.
  4. Abbiamo diritto di comunicare con chi riteniamo opportuno. In questo senso non è ammissibile una selezione da parte del personale dei soggetti autorizzati a entrare in contatto con noi. Ciò è molto importante perché gli operatori tendono a limitare l’accesso a coloro che possono darci una mano a praticare i nostri diritti. In questo senso è importante per coloro che sono a rischio di TSO rivolgersi alla sede di telefono viola più vicina e sottoscrivere la Procura contro i trattamenti psichiatrici coatti e l’elettroshock. La procura è un atto con il quale affermiamo le nostre volontà rispetto alle cure psichiatriche e diamo mandato ai soci del Telefono Viola di farle valere.

tso2Il TSO, come abbiamo detto, ha la durata di 7 giorni. Alla scadenza il responsabile del reparto deve comunicare al Sindaco se ritiene necessario prorogare il trattamento obbligatorio. In caso contrario la persona viene dimessa, oppure il suo ricovero viene trasformato in ‘volontario’.

La proroga del TSO avviene attraverso tutti i passaggi di cui abbiamo già parlato (ordinanza del sindaco, convalida del giudice tutelare). Anche nel caso di proroga, va richiesta la notifica per evitare di rimanere rinchiusi in reparto pur risultando formalmente volontari.

Aldilà di quello che ci lasciano a volte credere, nessuno ‘firma’ per la nostra scarcerazione, né è necessario che qualcuno ci accompagni o si prenda la ‘responsabilità’ per noi. Chi viene ricoverato (o si ricovera) in psichiatria non è una persona incapace e interdetta, per cui mantiene tutti i diritti e doveri di qualsiasi altro utente della struttura sanitaria. Una volta venuto meno il TSO, per scadenza dei termini, revoca o altro, possiamo chiedere di essere dimessi in ogni momento e tale richiesta non può essere disattesa senza integrare gli estremi di reato del sequestro di persona.

fonte: http://www.ecn.org/antipsichiatria