Dic 26 2014

Mauritania, a morte per «offesa a Maometto»

povcoUn tribunale di Nuadibyu, nel nord-ovest della Mauritania, ieri hacondannato a morte un giovane che aveva pubblicato lo scorso gennaio un articolo in cui criticava il profeta Maometto. La corte, un tribunale di prima istanza, ha deciso dopo più di sette ore di dibattito; e la sentenza è stata accolta con rumorose grida di gioia dal pubblico che partecipava all’udienza e anche con schiamazzi e raduni festanti nella città. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a morte per fucilazione, in accordo con la legge islamica. Il giovane è svenuto alla lettura della sentenza; poi è stato rianimato e condotto in prigione. Non è ancora chiaro se sia possibile il ricorso. Continue reading


Dic 21 2014

Giordania, pena di morte: 11 impiccati

cappioDopo 8 anni, è ritornata la pena di morte in Giordania.  Una moratoria, non dichiarata, sospendeva la pena capitale. Le esecuzioni sono state 11 e sono state eseguite in una prigione del Paese mediorientale. I condannati sono stati impiccati con l’accusa di omicidio.

Lo annuncia il ministero dell’Interno. E un’altra fonte dell’amministrazione penitenziaria ha precisato che si trattava di persone condannate tra il 2005 e il 2006 per omicidi comuni, senza legami con la politica o il terrorismo.

Fonte.


Lug 7 2013

Iran: 48 giustiziati dopo la farsa elezione, compresa l’esecuzione di massa di 21 detenuti a Karaj

cordatesaIl regime disumano dei mullah “ha ripreso l’ondata di esecuzioni collettive dopo le elezioni presidenziali farsa, e in soli 3 giorni ha inviato 35 detenuti al patibolo nelle carceri di Ghezzel Hessar, Gohardacht, Urumieh e Bam.
Martedì scorso, 2 luglio, 21 detenuti sono stati impiccati in un orribile atto criminale nel carcere di Ghezzel Hessar a Karaj (ad ovest di Teheran). Mercoledì 3 luglio, quattro detenuti sono stati giustiziati nella prigione di Gohardasht, ancora a Karaj. Una delle vittime, di 25 anni Afshar Saeed, è Continue reading


Mag 11 2013

Iran: sei detenuti giustiziati ed un giovane di 24 anni fustigato in pubblico

cordatesaMassiccia repressione e arresti di giovani e donne con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali-farsa. Il disumano regime dei mullah ha mandato all’impiccagione pubblica tre detenuti a Kermanshah il 6 Maggio (agenzia di stampa di Stato Fars). Anche il 7 Maggio altri tre detenuti della prigione centrale di Isfahan sono stati impiccati (Unità Centrale per le News del regime). Nello stesso giorno, un giovane di 24 anni ha subito 110 frustate in pubblico. Gli aguzzini dei mullah lo avevano fatto sfilare nelle strade della città di Abyek in maniera umiliante prima di fustigarlo pubblicamente.
Il brigadiere Ahmad Reza Radan, vice-comandante delle Forze di Sicurezza dello Stato (FSS) ha annunciato che i piani di “pubblica sicurezza” verranno implementati da metà Maggio a Tehran e in 17 altre maggiori città come Isfahan, Shiraz, Kerman e Hamadan nonché nelle provincie di Alborz, Khorassan, Mazandaran, Gilan e Golestan. Basandosi su questo piano repressivo, un gran numero di giovani vengono arrestati con Continue reading


Apr 27 2013

Il Giappone ha impiccato due detenuti

impiccagione3Due condanne a morte sono state eseguite oggi in Giappone. Le esecuzioni per impiccagione sono il secondo ciclo, dopo quello di tre giustiziati del 21 febbraio, decise sotto il governo guidato dal premier conservatore Shinzo Abe, salito al potere sulla spinta delle elezioni politiche generali ampiamente vinte il 16 dicembre scorso. In base a quanto detto dal ministero della Giustizia, i detenuti giustiziati sono Katsuji Hamasaki (64 anni) e Yoshihide Miyagi (56 anni), affiliati alla yakuza (la mafia nipponica) e giudicati colpevoli dell’omicidio nel 2005 di due uomini legati a un clan rivale, freddati in un ristorante di Ichihara, nella prefettura di Chiba. «Si è trattato di crimini estremamente feroci e crudeli, col rischio di coinvolgimento di gente comune», ha commentato in conferenza stampa il Guardasigilli, Sadakazu Tanigaki, che ha firmato il decreto d’esecuzione.

«Molte persone Continue reading


Mar 6 2013

Arabia Saudita: domani 7 esecuzioni, condannato lancia ultimo appello a fermare la pena capitale

rszbambini-500x325Un appello a fermare la pena capitale a cui sarà sottoposto domani con altri sei sauditi. È quello lanciato da Nasser al-Qahtani, che è riuscito a parlare con Associated Press grazie a un telefono cellulare trafficato di nascosto nel carcere di Abha General, dove è detenuto. L’uomo è stato arrestato come membro di una rete di 23 persone che hanno partecipato a furti in gioiellerie tra il 2004 e il 2005. Al-Qahtani spiega di aver dovuto confessare sotto tortura e di non aver avuto accesso agli avvocati.
Il principale imputato, Sarhan al-Mashayeh, sarà crocifisso per tre giorni, mentre gli altri saranno uccisi dal plotone di esecuzione. “Non ho ucciso nessuno. Non avevo armi mentre ho compiuto il furto, ma la polizia mi ha torturato, mi ha picchiato e ha minacciato di attaccare mia madre per costringerla a dire che avevo delle armi con me, mentre io avevo solo 15 anni. Non merito la pena di morte”, dichiara il giovane. Gruppi per i diritti umani hanno chiesto alle autorità saudite di fermare le esecuzioni.
Al-Qahtani, che oggi ha 24 anni, sostiene che gran parte della rete di cui faceva parte era composta da minorenni al momento dei furti. Il gruppo è stato arrestato nel 2006. Sette sono stati condannati a morte nel 2009. Sabato re Abdullah ha ratificato la pena e li ha inviati nel carcere di Abha, nella provincia sudoccidentale di Asir. Le autorità hanno fissato domani come giorno per le esecuzioni. Negli otto anni di detenzione, Al-Qahtani ha visto tre volte il giudice, ma quest’ultimo, spiega, non gli ha assegnato un avvocato e non ha ascoltato i suoi racconti, quando diceva di essere stato torturato. “Gli abbiamo mostrato i segni delle torture e dei pestaggi, ma non ci ha ascoltato”, ha continuato il giovane.

Fonte: la presse


Mar 1 2013

Cina: in diretta tv trasferimento al patibolo di banda narcotrafficanti

Esecuzioni-in-Cina-da-Amnesty-International_imagelarge(ASCa-AFP) – Beijing, 1 mar – La televisione di Stato cinese, la Cctv, ha trasmesso in diretta il trasferimento di quattro detenuti condannati a morte e diretti al patibolo.

I quattro sono colpevoli di aver rapito e ucciso 13 turisti cinesi sul fiume Mekong lo scorso anno.

Il narcotrafficante birmano Naw Kham – capo dell’organizzione operante in Cina, Laos, Birmania, Tailandia, Cambogia e Vietnam – e’ stato il primo ad essere inqadrato dalle telecamere alle quali ha rivolto un sorriso prima di entrare nel blindato della polizia cinese, seguito dai suoi complici, tutti accusati di omicidio volontario, traffico di droga e squestro di persona.

I media cinesi hanno precisato che la polizia inizialmente aveva programmato un attacco con i droni per uccidere Naw Kham – considerato uno dei ”signori della droga” del sud-est asiatico e soprannominato ”il padrino” – per poi cambiare idea e tentare di catturarlo vivo in Birmania.


Feb 20 2013

Usa: esecuzione di una condanna a morte sospesa all’ultimo minuto, detenuto ha problemi mentali

pena-di-morteNelle ultime ore si è parlato molto, negli Usa e non solo,  della condanna a morte inflitta in Georgia, a  un 52enne con problemi mentali,  Warren Hil, detenuto da 20 anni nel penitenziario di Jackson. Ebbene, all’1, ora italiana, a sorpresa, è stata sospesa l’esecuzione della pena capitale. I legali hanno asserito che Hill, condannato a morte per aver ucciso un suo compagno di cella, ha 70 di quoziente intellettivo.


Gen 19 2013

Stati Uniti: prima esecuzione dell’anno con la sedia elettrica, modalità scelta dal detenuto

Aveva chiesto di essere giustiziato con la sedia elettrica, altrimenti avrebbe colpito ancora. Tanto da aver ucciso anche due detenuti del carcere dove stava scontando l’ergastolo (per un altro omicidio, ndr), per accelerare la sua condanna a morte. Si è la svolta nella notte in Virginia, come spiega Abc.news, l’esecuzione di Robert Gleason, un 42enne che aveva rinunciato anche al suo diritto di appello, nonostante i legali fossero contrari alla sua decisione.

sediabigEra stato proprio John Sheldon, uno degli avvocati a presentare ricorso contro la scelta di Gleason, spiegando come l’uomo soffrisse di “gravi disturbi mentali”. Ma il ricorso non è stato accolto dalla corte della Virginia, che non ha raccolto le prove presentate dal legale, che ha tentato invano di dimostrare la sua depressione, citando anche i diversi tentativi di suicidio. Gleason non si è limitato a chiedere la condanna a morte: ha anche scelto di morire non con l’iniezione letale, bensì sulla sedia elettrica. Rimettendo così in azione lo strumento di morte, per la prima volta dal 2010. Il legale ha protestato fino alla fine, ma è servito a poco: la sentenza fatale è diventata esecutiva non appena è stato negato anche il ricorso dalla Corte Suprema.

Gleason aveva ammesso di aver strangolato quattro anni fa il suo compagno di cella, il 63enne Harvey Watson, nello stesso giorno in cui aveva commesso il delitto per il quale era stato punito con l’ergastolo. Da tempo richiedeva di essere giustiziato, tanto da aver pure ucciso un altro compagno di cella, il 26enne Aaron Cooper, utilizzando la rete di protezione del cortile del carcere. Ovviamente, era stato il primo a dichiararsi colpevole.

Come riporta l’Huffington Post, è stato il governatore Bob McDonnell ad aver spiegato come l’uomo non avesse espresso alcun rimorso per gli omicidi. Anzi, aveva dichiarato che, se non fosse stato giustiziato, avrebbe continuato ad uccidere. “Per i giudici competenti ha agito in modo cosciente”, si è difeso, contro le critiche del suo legale. Spiegando in passato la sua scelta macabra, Gleason aveva sottolineato come avesse ucciso “in passato soltanto criminali, mai persone innocenti”, ma che avrebbe fatto di tutto per “mantenere la promessa ad una persona cara”: “Soltanto così potrò spiegare ai miei figli cosa succede se diventi un omicida”, aveva dichiarato l’uomo. Delle 1320 condanne a morte, da quando la pena è stata reintrodotta nel 1976, 157 sono avvenute attraverso la sedia elettrica. secondo quanto spiega il Death Penalty Information Center.

di Alberto Sofia    Fonte:  giornalettismo.com