Feb 14 2015

Carcere | Spagna – A sostegno del prigioniero in lotta José Antunez Becerra

copel_carcelRiceviamo la traduzione di un comunicato a sostegno del prigioniero in lotta José Antunez Becerra:

SOLIDARIETA’ CON LA LOTTA DI JOSE’ ANTUNEZ BECERRA
Comunicato d’appoggio

Da Clivella, collettivo anticarcerario di appoggio alle persone detenute in lotta, vogliamo fare un appello urgente alla solidarieta’ con il detenuto in lotta Josè Antunez, e denunciare pubblicamente la situazione di discriminazione in cui si trova, accumulando quasi 40 anni di carcere, una forma di ergastolo nascosto, non essendo ancora l’ergastolo, per lo meno finora, dichiarato dalla legge.
Josè Antunez è stato membro della COPEL (Coordinamento prigionieri in lotta), gruppo molto attivo durante gli anni ’70 e ’80, che ha portato avanti diverse rivendicazioni in tutte le carceri dello stato per l’amnistia di tutte/ le/i prigioniere/i, e provato a dare una coscienza nuova ai detenuti sociali, per la conquista dei propri diritti come esseri umani. Continue reading


Nov 28 2014

Appello alla solidarietà con la prigioniera in lotta Noelia Cotelo Riveiro

riceviamo e diffondiamo:

carcel_13Noelia Cotelo Riveiro, di 26 anni di età, arrestata il due marzo 2008, avrebbe dovuto scontare due anni e quattro mesi per il furto di una macchina. E’ dentro da quasi sette anni.

Perché è un’anarchica. Perché ha aderito alla campagna Carcel=Tortura. Perché è reclusa, secondo la politica di sterminio attuata dallo stato spagnolo, nel regime speciale FIES. Perché si è ribellata ai soprusi ed alle violenze dei carcerieri maschi. Continue reading


Ott 26 2013

Spagna, il Tribunale di Strasburgo ordina la liberazione di una militante Eta

cordatesaCondannata a 3.828 anni di reclusione per 24 omicidi. E ora vede avvicinarsi la scarcerazione. Il Tribunale europeo dei diritti umani di Strasburgo ha sanzionato la Spagna per aver mantenuto in carcere per cinque anni più del dovuto Ines del Rio Prada, in base alla cosiddetta dottrina Parot, una legge giudicata contraria alla normativa comunitaria. La detenuta, 55 anni, faceva parte Continue reading


Mag 14 2013

Barcellona: “Reclamiamo il diritto di torturare liberamente”

Diffondiamo da contrainfo

cordatesaDomenica 28 aprile, ci fu una marcia al carcere di Quatre Camins, come preludio al processo da eseguire su un gruppo di 9 carcerieri accusati di aver torturato alcuni prigionieri dopo la rivolta in Quatre Camins del 2004.
Dopo la marcia, una delle organizzazioni sindacali che difendono le guardie accusate di torture, piuttosto che esprimersi contro la tortura, chiede al Dipartimento Generale maggiore repressione e forza contro coloro che denunciano le torture.

In una lettera pubblicata sul loro sito web, UGTPrigioni (Unione Generale dei Lavoratori, reparto di Prigione)  si allarmano per le proteste e non per il maltrattamento e la tortura. Detto sindacato, incapace di vedere le torture che avvengono sotto il loro naso nelle carceri, e ostentando impressionanti capacità divinatorie, non hanno nessun dubbio nel dire che le intenzioni di coloro che hanno convocato la protesta davanti al centro di detenzione,  era quella di “causare gravi incidenti.”

Ancora una volta questo sindacato di “classe”, dimostra la Continue reading


Mag 4 2013

Gabriel Pombo da Silva nuovamente trasferito

cordatesaApprendiamo che il prigioniero anarchico Gabriel Pombo Da Silva e’ stato nuovamente trasferito a Villena (Alicante).
L’indirizzo per scrivergli torna ad essere:

Gabriel Pombo Da Silva
Centro Penitenciario Alicante II Ctra N-330  Km 66, 03400
Villena (Alicante) España


Mar 29 2013

Marco Camenisch: Sul trasferimento di Gabriel ed i moduli FIES

fiesI prossimi aggiornamenti che andate a leggere sono vecchi di un mese, ma sono arrivati solo ora a destinazione e siccome Marco, nonostante tutto, cerca sempre di tenerci aggiornati, non solo sulla sua condizione ma anche quella di molti altri compagni prigionieri, si pubblicano ugualmente:

Sintesi sulla situazione di Gabriel, notizia dalla Spagna del 7.2.13, + aggiornamento del   26/2/13

E’ nel FIES-5, “2.grado” per detenuti particolarmente pericolosi”, anni prima Gabriel stava nel FIES-1.

Dentro la galera Gabriel non è isolato dagli altri prigionie rima verso l’esterno. Lo possono visitare solo i familiari ed anche le comunicazioni telefoniche con l’esterno sono vietate. Malgrado la situazione di merda, si sente forte e bene…

Tanto per ricordare:

FIES – la galera nella galera

I FIES(Ficheros de interno de especial seguimento/Registrazione interna per la determinazione di trattamenti speciali) furono introdotti nel 1991(!) per contrastare la ribellione dex prigionierx condizioni disumane di detenzione, differenziando in cinque categorie:

FIES 1: Controllo diretto dex prigionierx classificatx come “altamente pericolosx”, cioè presuntx organizzatori ed organizzatrici di sommosse interne, tentativi di evasione ed attività “gravi” per cambiare il sistema di detenzione vigente.

FIES 2: Reati per droga, riciclaggio, contrabbando di valuta ecc.

FIES 3: Appartenenti a gruppi armati come ETA, GRAPO, e sospettx fiancheggiatori.

FIES 4: Membri delle forze d’ordine, dei servizi sicurezza e penitenziari, che però verso l’esterno godono d’immunità(protezione secondo un decreto reale).

FIES 5: Prigionierx politicx delle lotte sociali, insurrezionali, di coscienza ecc.

Gabriel ed io(e speriamo anche tantx altrx!) lo troveremmo stupendo se contro questa situazione piovessero proteste!!! Per es. Fax a:

Soto de Real Prison, 0034 91 844 78 03/ 0034 91 844 77 12

Il 26/02/2013 ricevo notizia del trasferimento di Gabriel da Madrid ad Alicante e non ancora del suo nuovo regime di detenzione.

L’indirizzo di Gabriel è attualmente:

Gabriel Pombo da Silva, Centro Penitenciario Alicante II, Ctra. N-330, Km 66, 03400 Villena(Alicante)

SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE PER GABRIEL!!!

TUTTX LIBERX!!!

Marco Camenisch, lager Lenzburg, Svizzera, 27/02/13

Fonte:  RadioAzione


Feb 13 2013

Donne in carcere, record spagnolo

doone carcereIn Europa, è la Spagna ad avere il tasso di carcerazione più alto di donne. Secondo i dati forniti dal primo Osservatorio Europeo sulla condizione di detenzione e di promozione dei diritti fondamentali delle persone in carcere, a cui collaborano otto paesi – Francia, Regno Unito, Grecia, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Spagna – la percentuale delledonne detenute in Europa è compresa tra il 3% della Polonia ed il quasi 8% della penisola iberica. Sono 600mila i detenuti nelle carceri in Europa, dove il sovraffollamento rappresenta la piaga più diffusa.  Il tasso è al 146%.

Fonte

 


Gen 28 2013

Spagna: Sul caso della prigioniera in lotta Noelia Cotelo Riveiro

Noelia Cotelo Riveiro è una giovane donna da A Coruña, Spagna nordoccidentale, la sua condanna a servire è stata fissata ad un anno e mezzo, dopo aver rubato una macchina per acquistare della droga. All’interno della prigione, la situazione si è complicata, ed essa si è difesa dai carcerieri. Ora, 5 anni dopo, si trova ancora in carcere.

Noelia-noIl 23 Ottobre 2012, Noelia stava parlando con la sua madre al telefono, spiegando che cosa stava succedendo all’interno del carcere di Brieva (Ávila, Spagna centrale). Ad un certo punto, una guardia femmina l’ha invitata brutalmente a finire la conversazione, urlando verso di lei: “BRUTTA BASTARDA, METTI GIÙ IL TELEFONO”, ma lei ha rifiutato. Dopo una lite con la guardia umana, cinque altri carcerieri l’hanno costretto di lasciare il telefono afferrando il suo polso con forza e rompendolo. L’hanno spostato nella sua cella e l’hanno lasciata ammanettata al letto fino al giorno successivo, senza alcuna assistenza medica. Il giorno dopo, su suggerimento del medico del carcere, è stata trasferita in un ospedale per essere trattata. Le lesioni e le cure prescritte sono dettagliate nella relazione medica.

Durante la notte del 23 Ottobre fino alla mattina del 24, Noelia dormiva ammanettata al letto nella sua cella. Si svegliò ed ha colsi una guardia con il nome di Jesús (il quale avevano partecipato all’aggressione di sopra) che toccava il suo seno e il petto. Preso alla sprovvista e al tentativo di nascondere la propria identità, il carceriere ha gettato il contenuto di una bottiglia d’acqua in faccia di Noelia. Le detenute nelle celle adiacenti sono state svegliate dalla risa e dalla fuga del carceriere.

Inoltre, sembra che una delle valigie di Noelia (con i suoi vestiti invernali) è stata rubata dal magazzino della struttura carceraria. A quanto pare, i suoi vestiti sono stati distribuiti al resto delle prigioniere, dal momento che una di loro, Maria Luisa, ha restituito a Noelia alcuni dei suoi vestiti.

Come tutti sappiamo, questo non è una ricorrenza isolata; vogliamo segnalare la situazione di Noelia, così come quella di molte altre donne e uomini imprigionati che vengono sistematicamente aggrediti. Noelia è stata appena trasferita dalla prigione di Picassent (Valencia), dove aveva presentato una denuncia per maltrattamento.

Dopo questo e la presentazione di una nuova denuncia, Noelia ha iniziato uno sciopero della fame come mezzo di protesta, segnalando e ribellandosi contro la sua situazione, rendendo visibili gli atti i silenzi del sistema. Tuttavia, ha dovuto abbandonare dopo solo 5 giorni perché le guardie della prigione hanno usato il diritto della visita di sua madre per ricattarla e farle pressione per abbandonare la sua protesta.

Durante il mese di Novembre, una guardia femmina ha sbattuto la porta della cella sulla mano rotta di Noelia; le sono state negate le cure mediche; è stata costretta a fare la doccia con acqua fredda; le sue comunicazioni sono state intercettate, e, al fine di isolarla, le sono state negate le visite o le sue ore di visita sono state ridotte. Nei primi di Dicembre, i pasti di Noelia venivano serviti su vassoi preparati da prima, mentre il resto dei prigionieri poteva guardare il loro cibo mentre veniva servito; subito dopo aver mangiato, Noelia dormiva fino la sera, che non era la sua abitudine. Non le è stato permesso di controllare il suo cibo.

Il 9 Dicembre, una marcia è stata richiamata verso la prigione di Brieva a sostegno di Noelia e contro le torture quotidiane e gli abusi subiti in carcere. Decine di persone si presentarono per mostrare il sostegno e la solidarietà con la nostra compagna. Nonostante la forte presenza della Guardia Civile (polizia militare), è stata un’esperienza positiva. Non sono stati in grado di rompere i legami creati dalle grida di sostegno da parte delle donne dall’interno che abbiamo potuto sentire attraverso le mura della prigione.

Il 14 Dicembre, il prigioniero anarchico, Juan Carlos Rico Rodríguez, ha mostrato la sua solidarietà con Noelia attraverso il seguente comunicato.

Oggi, ho saputo attraverso alcuni amici che una compagna nel carcere-macello femminile di Brieva, è stata torturata, e che le guardie carcerarie hanno anche cercato di molestarla sessualmente (cosa che non è “anormale” per niente nelle carceri-macelli Spagnoli) . La nostra compagna si chiama Noelia Cotelo. Mia figlia Noelia (12 anni) e la mia altra figlia Selena (16 anni) sono imprigionate; Noelia si trova a Valladolid (Via Pajarillos 1) e Selena si trova ad Ávila, un altro centro di detenzione giovanile, come sono eufemisticamente chiamate le prigioni per i bambini. Sono stato in prigione per 14 anni. Eppure, sono perfettamente consapevole del fatto che in una società patriarcale come la nostra, le donne imprigionate portano un doppio fardello: il loro status come prigioniere, e come DONNE. Non riesco a eliminare i responsabili diretti di questa violenza contro le donne nelle istituzioni dello STATO OMICIDA con le mie mani (che è ciò che questi tiranni meritano). Perciò, voglio esprimere la mia SOLIDARIETÀ, non solo con Noelia e le mie figlie, ma estenderla anche a tutte le donne del mondo che soffrono la TORTURA della prigione. Dovremmo tenere a mente che qualsiasi tipo di sistema che infligge questo tipo di trattamento sulla popolazione “femminile” all’interno del carcere-macello, così come coloro che lo sostengono, è un sistema/persona malato. E tale “malattia” deve essere estratta dalle radici, qualsiasi sia il costo. In risposta a questa crudeltà, scendo in digiuno simbolicamente il 24 Dicembre, 25 e 31, 2012 e il 1 e 6 Gennaio, 2013.

ELIMINARE UNA VOLTA PER SEMPRE TUTTE QUESTE PRATICHE E LORO CHE LE PRATICANO!

Questo è anche un richiamo alla “società libera”: VENDETTA!

Juan Carlos Rico Rodríguez. Prigione-macello di Aranjuez (Braccio 1, Madrid, Spagna)

neliaIl 14 Gennaio 2013, siamo stati informati che, dopo i disordini del fine Dicembre nel carcere di Brieva, l’orario di aria aperta di Noelia Orario è stato ridotto dalle 3 ore a 1 ora al giorno – o talvolta solo mezz’ora. Oltretutto, la guardia carceraria che l’aveva aggredito sessualmente ha presentato una contro-denuncia contro Noelia, dicendo che era lei l’aggressore; ora lei è quella che soffre le conseguenze, trascorrendo 28 giorni in isolamento.

Dopo tutto questo la nostra compagna non è ancora disposta a contribuire al proprio silenzio ed accettare questi termini. Noelia ha deciso di iniziare uno sciopero della fame a tempo indeterminato l’8 Gennaio, con il sostegno de* suo* compagn* prigionier* in lotta. Le sue richieste sono:

* La fine dei maltrattamenti, delle torture, dei trattamenti degradanti, dei pestaggi, e degli abusi verbali in tutte le carceri;

* La fine della collusione tra medici e giudici;

* Non più un episodio di violenza sessista contro le donne, non più nonnismo e non più un assalto sessuale. Nessun carceriere di sesso maschile negli bracci e le carceri femminili;

* Che nessuna legge o sentenza possa separare una famiglia. No alla dispersione di quelli in prigione. Ogni persona deve rimanere nel suo luogo di residenza. che non ci siano più costanti trasferimenti da un carcere all’altro;

* Che tutte le persone in carcere sono trattate con dignità, che sono forniti con i loro trattamenti, che sono frequentati dal personale medico necessario. Che tale servizio sanitario, qualcosa di così universale, raggiunga tutti. Che non ci siano più MORTI in carcere. Basta con i casi di mallasanità;

* Che non ci vengono dette più bugie – la riabilitazione non è umiliazione. Non abbiamo bisogno di essere assimilati da nessuna parte, abbiamo bisogno di rispetto. L’odio e la violenza generano solo più odio la violenza;

* Che la cosiddetta trasparenza raggiunga le istituzioni penitenziarie e qualsiasi cosa a loro riguardo. Fine all’impunità. Non più insabbiamenti degli omicidi di Stato;

* Che questa farsa volge al termine. Che la povertà non sia punita con la reclusione, che le prigioni traggono profitto dalla povera gente. Che questo sistema mercantilista finisca. Siamo persone, non monete.

Il 16 Gennaio, Noelia ha chiesto di visitare il medico perché aveva un’infezione all’orecchio che si era diffusa alla bocca, diventando molto infiammata. Ma le guardie della prigione hanno risposto che nessun medico l’avrebbe ricevuta, ma se voleva, un carceriere chiamato Adelardo l’avrebbe assistita. Un po’ prima, questo stesso carceriere le ha dato un dosaggio sbagliato di metadone e quasi la fece morire di overdose. Quando arrivò, Noelia gli chiese se poteva andare da un medico, e lui rispose che non aveva bisogno di un medico, perché sarebbe morta lì. Dopo questo incidente con il carceriere Adelardo, Noelia è stata spostata in un’altra cella con una finestra aperta… perfetta per la sua infezione all’orecchio. Si noti che non c’è il riscaldamento nel carcere di Brieva (dove le temperature massime sono 10°C) e che la maggior parte dei suoi abiti invernali sono stati rubati.

Il 25 Gennaio, c’è stato un raduno in piazza Paeria (Lleida) a sostegno di Noelia, che è ancora in sciopero della fame.

Noelia non è sola!
Abbasso le prigioni! Non più prigionieri!

Se volete scrivere e mostrare il vostro sostegno:
Noelia Cotelo Riveiro
CP. Brieva
Ctra. de Vicolozano; 05194
Brieva – (Ávila)
Spain

Fonte

 


Gen 23 2013

Spagna: Corte Appello Roma accoglie richiesta di estradizione prigioniero basco Lander Arrinda

lander liberoDeve tornare in Spagna, Lander Arrinda Fernandez accusato di aver partecipato nel 2002 a Bilbao ad un corteo di protesta in appoggio dell’Eta. I giudici della IV sezione penale della Corte d’appello di Roma hanno accolto la richiesta di estradizione presentata dalla magistratura iberica. “La decisione non sarà comunque eseguita sino a quando la Cassazione non si sarà pronunciata sul caso”, hanno spiegato i legali di Fernandez.
Nel corso della manifestazione a cui partecipò l’indagato, venne bloccato un autobus che fu poi incendiato dopo aver fatto scendere i passeggeri. Fernandez è stato arrestato a Roma nel giugno scorso in forza di un mandato di cattura internazionale.
In occasione della udienza davanti alla corte d’appello si è tenuto un presidio in sostegno del “compagno arrestato”. In un volantino si sottolineava che la “misura a cui e sottoposto attualmente a Fernandez è ingiusta e immotivata”. E poi “Fernandez è un militante politico che conduce da sempre la lotta per la dignità e la libertà del paese Basco”.

Fonte: tmnews


Gen 12 2013

Tornati in Libertà!

spagna-sciopero-generaleIl compagno Alfonso Fernandez é stato scarcerato oggi alle 18, dopo aver passato piu di due mesi nel carcere madrileno del Soto del Real, sotto regime Fies ( Ficheros de Internos de Especial Seguimiento). É in libertá vigilata. La sua scarcerazione é una vittoria della solidarietá contro la meccanica repressione dello Stato bugiardo. Resistenza sempre!

Spagna – Cresce il numero di prigionieri politici in Europa. In seguito al primo sciopero paneuropeo del 14 novembre, c’è un compagno in carcere. Non una persona a caso, in quanto Alfonso Fernandez “Alfon”, così come sua madre, sono noti attivisti, antifascisti e anticapitalisti, particolarmente attivi nel quartiere proletario di Vallecas a Madrid. Alfon, un ragazzo di 21 anni, è stato arrestato la mattina del 14 novembre, a 100 metri dalla sua abitazione, mentre con la sua compagna si stava recando ad un punto informativo, con l’accusa di stare trasportando una tanica di benzina. Sono seguiti interrogatori continui da parte della polizia, uno ogni due ore, torture e minacce, anche di morte, nei confronti loro e della loro famiglia, da parte di sbirri con il volto coperto. Mentra la compagna è stata rilasciata, Alfon è tuttora prigioniero presso il modulo F.I.E.S. del carcere di Soto del Real a Madrid. Secondo gli ultimi aggiornamenti, oltre alle restrizioni su comunicazioni, colloqui e posta, pratiche afflittive tipiche del regime punitivo F.I.E.S., Alfon viene minacciato di trasferimento presso un carcere alle Canarie, lontano da compagni e affetti. I collettivi solidali invitano a non scrivere direttamente al prigioniero, onde evitare l’interruzione di comunicazioni prioritarie visto il limite imposto di 2 lettera a settimana.

 

geoges-ibrahim-abdallahGeorges Ibrahim Abdallah è libero!

Giovedì 10 gennaio Georges Ibrahim Abdallah è stato finalmente liberato dopo oltre 28 anni trascorsi in detenzione in Francia.
Malgrado questa detenzione eccezionalmente lunga, la cui entità è a misura della complicità delle autorità francesi con lo stato sionista e imperialista USA, G.I. Abdallah è rimasto fedele al proprio impegno al servizio dei popoli arabi, libanesi e palestinesi contro il sionismo, l’imperialismo e la reazione araba. Georges I. Abdallah era divenuto contemporaneamente un esempio di accanimento della repressione imperialista e un esempio di resistenza e determinazione rivoluzionarie.
Il Soccorso Rosso Internazionale è fiero d’aver iniziato, oltre dieci anni fa, la campagna per la liberazione di Georges Ibrahim Abdallah. Da questo «calcio d’inizio» sono decine le iniziative fatte in una mezza dozzina di paesi da diverse organizzazioni partecipanti alla costruzione del Soccorso Rosso Internazionale e, nel corso degli anni, abbiamo visto la solidarietà verso Georges estendersi sempre più, con l’aggregazione di nuove forze, e trasformarsi infine in un grande movimento che denuncia il mantenimento in prigione di G.I.Abdallah. Il successo, dopo tanti anni di lotte, della mobilitazione per la liberazione di G.I.Abdallah ci invita a raddoppiare gli sforzi per strappare tutti i prigionieri rivoluzionari, comunisti, antifascisti, anarchici condannati dalla giustizia di classe e tenuti in ostaggio nelle carceri della borghesia imperialista.

Libertà per tutti i prigionieri rivoluzionari !
La Commissione per un Soccorso Rosso Internazionale (Zurigo-Bruxelles)
Soccorso Rosso Arabo (Parigi)
10 gennaio 2013


Gen 9 2013

Lander: continua la persecuzione spagnola

Per tentare di ottenere l’estradizione del giovane basco arrestato a Roma e da 7 mesi ai domiciliari, Madrid ha deciso di farsi rappresentare da uno degli avvocati più noti d’Italia. Franco Coppi, difensore di Andreotti e poi di Gianni de Gennaro.

“La Spagna non molla l’osso”. E’ con questa colorita ma efficace espressione che Marco Lucentini, uno degli avvocati del collegio di difesa di Lander Fernandez, ha descritto la principale novità emersa dall’udienza che si è tenuta oggi, al tribunale di Roma, sulla richiesta di estradizione avanzata dal governo spagnolo nei confronti del giovane cittadino basco arrestato a Roma il 13 giugno e da 7 mesi ormai agli arresti domiciliari nel suo domicilio di Garbatella.

La principale novità all’interno di una riconfermata strategia di accanimento e persecuzione nei confronti di Lander, da parte delle autorità spagnole, si chiama Franco Coppi, classe 1938, avvocato di fama nazionale. E’ lui che hanno scelto a Madrid per affiancare e potenziare l’accusa rappresentata dal pm, in nome delle difesa diretta del punto di vista e degli interessi del governo di Madrid. Non è un caso, spiega l’avvocato Lucentini, che se il pm si è limitato a poche battute, nel chiedere che la terna di giudici si pronunci a favore dell’estradizione, la vera e propria requisitoria l’abbia fatta proprio il legale nominato dal governo spagnolo. Non un avvocato a caso: fu infatti Coppi a difendere personaggi come Giulio Andreotti, Don Pierino Gelmini, Antonio Fazio nel processo per lo scandalo all’Antonveneta, e poi due imputati nel caso della scuola di Rignano Flaminio, e poi ancora Sabrina Misseri, Vittorio Emanuele di Savoia e non ultimo l’ex capo della polizia Gianni de Gennaro nel processo sui fatti della scuola Diaz di Genova, nel 2001.

In aula oggi c’era anche un funzionario dell’ambasciata spagnola a Roma, a dimostrazione dell’interesse prioritario che Madrid ripone in una vicenda che dal punto di vista puramente giudiziario è assai relativo, viste le accuse sostanzialmente banali rivolte a Lander – accusato di aver incendiato un autobus vuoto e senza produrre danni o rischi per le persone, nel lontano 2002 – ma che evidentemente ha un alto valore politico per un paese ancora fortemente impegnato nella caccia al basco.

E’ chiaro che Madrid non vuole sorprese, e vista l’inconsistenza assoluta delle argomentazioni a favore della richiesta di estradizione di Lander Fernandez – oggi nessun ulteriore elemento probatorio  è stato portato in aula dall’accusa – punta ad investire tutto sul peso del nuovo pezzo da novanta. “Coppi rappresenta le ragioni dello stato richiedente – spiega Lucentini –  ed in quanto tale ha sottolineato l’elemento che il governo spagnolo utilizza per dimostrare che Lander Fernandez agiva con finalità di terrorismo e all’interno dell’attività di un non meglio precisato gruppo violento, motivo per il quale il reato di danneggiamento che altrimenti sarebbe già ampiamente prescritto si trasforma improvvisamente in qualcosa di molto più grave e tuttora punibile”. Accusa che, come più volte spiegato dai legali e dagli attivisti del comitato di solidarietà con Lander, Un caso basco a Roma, è priva di qualsiasi fondamento e si basa esclusivamente sui teoremi che la magistratura e il potere politico utilizzano da alcuni anni per mandare in galera centinaia di attivisti sociali e sindacali, esponenti dell’associazionismo e dei centri sociali, ed oggi più in voga che mai visto l’aumento della conflittualità dovuto ad una situazione sociale di crisi verticale e insostenibile da settori sempre più ampi non solo della popolazione basca ma di tutto lo stato spagnolo. D’altronde, spiega il legale, se l’accusa non facesse riferimento alla pretesa finalità di terrorismo dell’episodio contestato all’imputato non ci sarebbero gli estremi per la suddetta consegna alle autorità di Madrid, visto che secondo la nostra legislazione ma anche quella spagnola il reato sarebbe prescritto.

“Se la Spagna arriva a conferire un mandato difensivo ad uno dei penalisti più noti d’Italia per perorare la causa della richiesta di consegna a proposito di un episodio minore e oltretutto avvenuto più di dieci anni fa è evidente che esiste un interesse e un investimento politico importante” spiega Lucentini, secondo il quale si è assiste ad una insistenza spropositata da parte spagnola affatto giustificata dalla caratteristiche del procedimento in corso a carico di Lander. D’altronde, già al momento dell’arresto del giovane a Roma, i media spagnoli fecero un gran battage, inventandosi anche che il giovane era in possesso di documenti falsi e di una pistola, circostanze completamente false e strumentali a dimostrare all’opinione pubblica nazionalista spagnola l’importanza della richiesta di estradizione e del mandato di cattura spiccati nei confronti di un ragazzo che viveva a Roma da un anno e mezzo alla luce del sole, senza nascondersi.

paesi_baschiConclusa l’udienza occorrerà attendere alcuni giorni per il pronunciamento della terna di giudici. Dopodiché il ricorso in Cassazione bloccherebbe comunque una eventuale estradizione in attesa del pronunciamento del massimo organo giudiziario. Non finisce quindi comunque qui il percorso di iniziativa e solidarietà iniziato immediatamente dopo l’arresto e coagulatosi all’interno della campagna ‘Un caso basco a Roma’: decine di manifestazioni, presidi, assemblee e seminari all’interno di facoltà universitarie, sedi politiche, centri sociali. E un appello, sottoscritto da decine tra parlamentari e giuristi che smaschera e contesta il carattere vendicativo ed emergenzialista della legislazione spagnola scritta ad hoc per giustificare una persecuzione politica prima ancora che giudiziaria contro gli attivisti baschi.

Stamattina, in contemporanea con l’udienza, un centinaio di attivisti e attiviste di diverse realtà sociali e politiche della capitale e non solo hanno manifestato a Piazzale Clodio, esponendo bandiere basche e striscioni di solidarietà con Lander e tutti i prigionieri politici baschi, gridando slogan e informando i passanti sulle ragioni della mobilitazione. Un ulteriore appuntamento dopo il blitz di ieri di fronte al Ministero della Giustizia, per investire del problema i rappresentanti del governo Monti. Perché, qualsiasi cosa decideranno i tribunali, l’ultima parola spetta comunque al Ministero di Via Arenula e da qui l’importanza di una mobilitazione che finora ha investito migliaia di persone e ha permesso la pubblicazione dell’appello su ben quattro quotidiani nazionali.

Fonte: contropiano.org