Mag 2 2013

Ecco il “Trip Advisor” delle prigioni. I detenuti americani danno le pagelle

cordatesaSistemazione, pasti, personale e sicurezza. Questi e altri aspetti sono oggetto di recensione da parte degli utenti, il cui giudizio viene pubblicato su Internet. Questa volta non si sta parlando di alberghi, «bed and breakfast» o villaggi vacanze, bensì di penitenziari.

Si tratta di un’iniziativa partita dagli stesso ospiti delle prigioni americane che hanno deciso di passare in rassegna, e sotto la lente di ingrandimento, tutto ciò che riguarda la struttura in cui si trovano per scontare la propria pena. Una volta stilata, la pagella viene pubblicata su siti online come «Yelp», e chi non lo può far direttamente perché per motivi precauzionali non ha accesso alla rete, lo fa fare ai familiari ai quali consegna la propria «review» durante i colloqui.

«E’ uno strumento molto prezioso, aiuta a rendere trasparente un sistema che non lo è Continue reading


Mar 28 2013

Iran, manovre anti-sommossa nelle prigioni per paura delle proteste, ispezionato Evin

_48219931_007494170-1Il regime teocratico, per paura delle rivolte dei prigionieri, è ricorso a manovre anti-sommossa in varie prigioni di tutto il paese.  Manovre simili sono già state messe in atto nelle prigioni delle città di Ardakan, Yadz, Arak, Naghadeh, Abadeh, Maragheh, Marvdasht, Ghom, Yassouj e altre.  Sono state portate a termine con la collaborazione del Ministero dell’Intelligence, delle Forze di Sicurezza, dell’Ufficio del Governatore, del Dipartimento dei Vigili del Fuoco e dei servizi di emergenza di queste città.  Gli agenti del regime hanno affermato che lo scopo di tali manovre è “garantire la sicurezza nelle prigioni,” “preparazione e miglioramento della capacità di affrontare potenziali disordini e sommosse all’interno delle prigioni,” “affrontare situazioni con rapimento di ostaggi,” “minacce,” “aumento del livello di preparazione della polizia penitenziaria, coordinamento con altri organi e controllo delle crisi.”  Nel frattempo, il 19 Marzo 2013, gli agenti “per la sicurezza penitenziaria” hanno brutalmente ispezionato i bracci maschile e femminile dei prigionieri politici nella prigione di Evin.  Le forze anti-sommossa al comando dell’IRGC hanno anche partecipato a varie esercitazioni per contrastare “le proteste popolari” a Tehran.  Queste manovre repressive in varie prigioni e città servono a reprimere le rivolte dei prigionieri contro le orribili condizioni delle prigioni, l’esplosione della rabbia popolare e le masse di gente affamata, in particolare alla vigilia delle elezioni-farsa del regime.

Fonte


Mar 11 2013

Venezuela – I massacri demoliscono il falso discorso sull’umanizzazione delle carceri

diffondiamo da nexus co.

da Periodico El Libertario

Venezuela-Prison-RiotsTocorón, El Rodeo, La Planta, Tocuyito, Uribana. I massacri che si sono susseguiti nel corso degli ultimi due anni, con la creazione di un ministero specifico per le questioni carcerarie, non ha comportato alcun miglioramento in materia di diritti umani per i detenuti. La popolazione carceraria (più di 50.000 persone nel 2011) ha triplicato la capacità delle carceri (18.000 persone). Per Uribana, con una capacità di 750 persone, sono state ospitate ben 2498 persone al momento della strage. Due terzi dei detenuti del paese non sono stati condannati. La corruzione della polizia e le mafie militari, rendono il traffico di armi e droga in carcere un settore fiorente da cui ricavano svariati milioni di dollari.

La strage del carcere Uribana del 25 gennaio, è stata la più grave degli ultimi anni. Sono morti tra i 56 e i 63 detenuti, con un centinaio di feriti. E’ stata messa nuovamente in evidenza la farsa crudele dell’ “umanizzazione delle carceri”, slogan tanto decantato dal governo, ma così lontano dalla realtà, con un sovraffollamento e una violenza paurosa nelle prigioni venezuelane.

La povertà e l’esclusione sociale che caratterizzano il capitalismo venezuelano, continuano a spingere migliaia di giovani al crimine per sopravvivere e aspirare a una qualche forma di riconoscimento sociale. L’impunità assicura questo modus vivendi e questa cultura violenta che permea le comunità urbane sempre più popolari. Le vittime e gli autori di queste violenze sorse, sono per lo più giovani provenienti dalle classi inferiori. Poi, i carceri diventano un altro anello della catena di degrado sociale, chiudendo qualsiasi possibilità di reinserimento produttivo nella società.

Per tutti questi, i criminali dal colletto bianco che gestiscono questo sistema disumano, raramente percorrono una prigione. Ora più che mai è attuale quel che diceva Elio Gómez Grillo: “Il delinquente ricco è ricco, il deliquente povero è un deliquente”.
(tradotto da NexusCo)


Dic 15 2012

Guida al carcere

Scarica la guida per chi ha la sventura di entrare in carcere