Set 26 2018

Su madri, figli, carceri e sciacalli

Il 18 settembre scorso una madre detenuta uccide i suoi due piccolissimi figli, rinchiusi insieme a lei nel femminile di Rebibbia.

Una storia terribile che diventa subito caso mediatico: insulsi telegiornali e quotidiani urlano allo scandalo, alla radio e televisione si susseguono esperti e opinionisti pronti a sciacallare su questa tragedia, per non parlare della ridicola indignazione da social: tutti a un tratto si accorgono che in carcere si muore.

In questo caso sono addirittura le istituzioni statali a intervenire e direttrice, vice e capo delle guardie del carcere di Rebibbia vengono rimossi dal loro incarico.

Peccato che dall’inizio dell’anno, se mentre scriviamo non se ne uccidono altri, siamo a 98 prigionieri morti nelle patrie galere, più della metà suicida.
Appare subito evidente l’ipocrisia di chi piange lacrime per l’inaccettabile  morte di due bambini e non ne spreca una goccia per le altre centinaia.
Chi lo sa? a chi interessa? a nessuno se non a pochi. Ma questa ultima morte è diversa, perché per la prima volta a morire sono stati 2 piccoli bimbi; un neonato di 4 mesi e il suo fratellino di neanche 2 anni. Ma non si capisce bene perché la morte di due bambini dovrebbe aver più valore della morte di una persona adulta. Inaccettabile l’una, inaccettabile l’altra.

Dal 2000 ad ora sono morte di carcere 2830 persone: quale che sia la causa  della loro morte, sono sempre,in maniera diretta o indiretta, assassinii perpetuati da parte dello stato.
I detenuti che muoiono lo fanno senza distinzione di età, genere, nazionalità e religione e in ogni struttura di detenzione. Perché quelle strutture,quelle 4 mura, quelle odiose sbarre, quelle istituzioni altrettanto odiose, quegli addetti ai lavori, non sono la soluzione, ma parte del problema.
Il carcere è ingiusto, non è riabilitante, è lo specchio di una società errata, già ormai nel baratro. Le persone che sono detenute sono per la maggior parte le reiette, le indomabili e dentro sono trattate nel peggiore dei modi.
Tra loro ci sono alcuni che affrontano il loro stato combattendo, non abbassando la testa, evadendo, rivoltandosi, tentando il tutto per tutto pur di sopravvivere.  Ma purtroppo c’è anche chi alla repressione non riesce a reagire e ne viene sopraffatto.
La soluzione per tanti, troppi, è quindi quella di cercare quella libertà tanto agognata anche se eterna.

Così succede che una mamma che al suo avvocato pochi giorni prima dichiara di essere depressa, che non ce la sta facendo, che quello non è il suo posto, che non è seguita a dovere, si trova ad affrontare i suoi mostri da sola e nell’estremo gesto di ridare almeno ai propri figli la libertà che gli spettava prende la decisione più sconvolgente ma probabilmente l’unica nella sua testa.

Un solo pensiero sovviene: Lei lì non doveva esserci! Loro lì non dovevano esserci! Nessuno lì deve esserci!

Per concludere diremmo basta con questa ridicola indignazione, lo si sapeva, lo si prevedeva, lo si poteva evitare! La gente che si indigna oggi è probabilmente la stessa che ha pianto lacrime di coccodrillo per Alan, il bambino naufrago riverso in spiaggia, ma che urla al blocco dei barconi e nella loro follia legalitaria urla al carcere come soluzione per qualsiasi cosa.
Il carcere non è la risposta a niente. Ingabbiare. Picchiare. Annientare l’individuo non è mai servito a niente, la società malata è già di per se la gabbia, distruggere nella testa di ognuno di noi quelle 4 mura e quelle sbarre è la soluzione!

CordaTesa


Set 13 2017

Detenuto uccide compagno di cella nel carcere di San Gimignano

A seguito di un violento litigio tra due detenuti romeni, uno ha colpito l’altro con uno sgabello di legno, ferendolo a morte. Il sindaco di polizia Sappe: “Istituti penitenziari sempre più ingovernabili”

Omicidio tra le sbarre nel carcere di San Gimignano. A seguito di un violento litigio tra due detenuti romeni, uno ha ammazzato l’altro con uno sgabello di legno. Lo rende noto il sindacato di polizia penitenziaria Sappe sottolineando che “le carceri sono sempre piu’ ingovernabili”. La vittima era un ergastolano in carcere per omicidio ed era nato Continue reading


Ago 31 2017

Pisa, detenuto suicida a 21 anni: nel carcere la rivolta, appiccate anche delle fiamme

Pisa. Si è ucciso a ventuno anni, dentro una cella in cui era stato messo da solo, dopo un litigio con un altro detenuto magrebino come lui, avvenuto poche ore prima. K. si è messo al collo il lenzuolo trasformandolo in un cappio e legandolo assieme a un ascigamano. La notizia del suicidio del ragazzo nella notte tra martedì e mercoledì ha provocato una rivolta nel carcere Don Bosco di Pisa. Una quarantina di detenuti hanno cominciato a lanciare oggetti dalle celle: fornellini a gas,  pezzi di arredo, alcuni hanno dato fuoco alle lenzuola e ai cuscini, allagando gli ambienti. La polizia penitenziaria ha faticato non poco a contenere la protesta durata ore e cominciata all’1,45 della notte.

La rivolta. I detenuti si sono Continue reading


Apr 21 2017

Milano – Detenuto si suicida nel carcere di San Vittore

Ennesimo suicidio nelle carceri italiane: il quindicesimo da inizio anno. Il dramma ha toccato in questa circostanza il carcere di San Vittore, nel centro di Milano, una delle mete del recente viaggio pastorale di Papa Francesco nel capoluogo lombardo. A togliersi la vita un uomo di 41 anni, detenuto nel quinto raggio dell’istituto penitenziario. A riportare la notizia della tragedia non è stato un comunicato ufficiale del ministero della Giustizia, ma il direttore di Radio Carcere, Riccardo Arena: “Da quanto siamo riusciti a sapere – ha affermato Arena – pare che abbia prima aspettato che gli altri due compagni di cella si addormentassero e poi Continue reading


Ott 13 2016

Cuneo – Arrestato per furto, perde la vita in carcere

cordatesaE’ morto il 7 Ottobre nel carcere Cerialdo di Cuneo, Luciano Botta, 47 anni, di origine sinti. L’uomo era stato arrestato alcuni giorni fa dai carabinieri con l’accusa di aver rubato un compressore esposto davanti alla vetrina di un negozio di ferramenta. La traduzione in carcere era stata decisa poiché l’uomo aveva commesso il reato mentre era già sottoposto all’obbligo di dimora a Busca, città di residenza, in seguito a un precedente furto.

Alla notizia della morte un centinaio di sinti si sono radunati davanti al penitenziario cuneese per chiedere spiegazioni sulla vicenda.

Fonte


Ott 3 2016

Lecce – Un detenuto 39enne trovato senza vita

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LECCE  – Un sacchetto saturo di gas accanto al suo corpo ormai inerte. Tragica scoperta, nella notte, in una cella del carcere di Lecce. E’ stato un agente della polizia penitenziaria a rinvenire  il cadavere di un detenuto 39enne, originario di Campi Salentina, che stava espiando una pena per dei reati legati all’attività di spaccio di sostanze stupefacenti. Continue reading