Mag 2 2018

Bollettino Anticarcerario di CordaTesa – Aprile 2018

MORTI DI CARCERE

1 – SALERNO – Cinquantenne muore in carcere

8 – FIRENZE – Detenuto si suicida in cella a Sollicciano

13 – TREVISO – Quarantunenne si toglie la vita in cella

22 – VELLETRI – Settantasettenne muore dopo infarto in carcere

23 – BUSTO ARSIZIO – Diciannovenne si impicca in cella

24 – CHIETI – Trentasettenne suicida nel bagno della prigione

PRIGIONIER* IN LOTTA

5 – ROSSANO –  Rivolta in carcere, aggrediti 7 secondini

5 – SIRACUSA – Aggredito un agente

7 – SARDEGNA – Detenuti in rivolta, tensione al carcere di Is Arenas

7  – CASTROVILLARI – Brutale aggressione in carcere, due agenti feriti alla testa

8 – BENEVENTO – Tensione in carcere per la protesta di un detenuto e un tentato suicidio

8 – RIETI – Rapper in isolamento per la canzone denuncia dal carcere contro il carcere

9 – FROSINONE – Telefono senza fili per i detenuti del carcere di Cassino

10 – TARANTO – Prigioniero aggredisce guardie

11 – SALUZZO – Aggressione ai danni di tre agenti

11 – LUCCA – Violenta aggressione ad un secondino

11 – PRATO – Ispettrice aggredita da un detenuto

12 – CROTONE – Intervengono per sedare una rissa, 2 agenti feriti

14 – ALESSANDRIA – Agente in ospedale dopo aggressione subita

18 – GENOVA – Detenuto si cuce la bocca per protesta

18 – FROSINONE – Detenuto straniero prende a calci e pugni gli agenti

19 – VITERBO – Padre e figlio detenuti aggrediscono e svuotano estintore contro le guardie

20 – ALESSANDRIA – Due guardie aggredite da un detenuto nel carcere di San Michele

26 – AVERSA – Detenuto manda all’ospedale due agenti

26 – LECCE – Tre guardie penitenziarie sono state aggredite nel reparto di osservazione psichiatrica

27 – PESCARA – Detenuto sale sul tetto per protesta e minaccia di buttarsi

29 – FIRENZE – Agente di custodia aggredito a Sollicciano. Prognosi di 20 giorni

30 – PALERMO – Detenuto aggredisce due agenti, tensione nel carcere

EVASIONI

10 – POTENZA – Evasione di massa dal CPR di Palazzo San Gervasio e sciopero della fame

11 – MESSINA – Detenuto tenta di oltrepassare il muro di cinta, fermato all’ultimo

15 – MONZA – Detenuto approfitta della gara in carcere per tentare la fuga

16 – SALERNO – Si arrampica sui muri e fugge dal carcere

24 – PALERMO – Evade dal carcere dopo un permesso premio, arrestato per una soffiata

26 – SANREMO – Detenuto scappa ancora in manette dall’ospedale

30 – NAPOLI – Giovane detenuto evade dal carcere di Nisida: persa ogni traccia

NOTIZIE INFAMI

3 – SPOLETO – Nuovo reparto psichiatrico

6 – MODENA – A Modena riapre il CIE, sarà CPR

6 – ITALIA – Cresce il rischio “suicidio” tra gli agenti

9 – BUSTO ARSIZIO – Il carcere torna a scoppiare “ma i diritti umani sono rispettati”

11 – SARDEGNA – Carcere senza carcerieri, la Cec di Coriano

14 – BOLLATE – Nel 2017 500.000 euro dai detenuti per l'”affitto”

16 – MATERA – Soldi per far entrare pacchi nel carcere di Matera

17 – CAMPOBASSO – 130 sbirri ed un elicottero per perquisire e non trovare niente nel carcere

29 – NAPOLI – Detenuto napoletano in coma, ipotesi pestaggio nel carcere di Poggioreale

30 – FERRARA – Spaccio e botte in carcere, ispettore della Penitenziaria indagato

RESTO DEL MONDO

1 – MESSICO – Detenuti in rivolta a La Toma: almeno sette poliziotti uccisi

5 – VIETNAM – Quasi 100 dissidenti in carcere

11 – BRASILE – Evasione di massa dal carcere di Belem,  19 fuggitivi uccisi e 1 guardia

15 – FRANCIA – Tolosa , Ammutinamento nel carcere di Seysses e scontri nel quartiere di Reynerie

16 – USA – Rissa in un carcere di massima sicurezza. Sette morti e 17 feriti

20 – TURCHIA – Oltre 69mila studenti in carcere

28 – SIRIA – Prigione di As Suwayda, detenuti in sciopero della fame

 

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Feb 24 2013

Bradley Manning: 1000 giorni di galera senza processo, proteste nel mondo e online

bradley-manningSabato 23 febbraio ricorrono i mille giorni di prigionia del soldato statunitense  Bradley Manning, contro cui pende un procedimento penale per aver presumibilmente passato informazioni riservate a WikiLeaks. E ciò senza che si sia svolto un regolare processo né alcuna procedura veloce per la sua carcerazione. Motivo per cui è prevista una giornata di mobilitazione internazionale, inclusi proteste, sit-in, concerti, tavole rotonde e altri eventi in molte città del mondo: in particolare in USA ma anche in Uganda, UK, Portogallo e Corea del Sud — mentre la relativa mappa continua a crescere di ora in ora. Prevista anche una manifestazione davanti all’ ambasciata statunitense a Roma. Analogamente prosegue il flusso di rilanci sui social media, soprattutto tramite l’ hashtag Twitter BradleyManning e con aggiornamenti sul sito del Bradley Manning Support Network.

Fonte


Dic 15 2012

Suicidio nel carcere di Foggia

Foggia, 12 dicembre, detenuto s’impicca in carcere: si chiamava Arcangelo Navarrino
avrebbe dovuto scontare una pena di 20 anni

Ennesima tragedia nel carcere di Foggia. Un detenuto di 44 anni originario di Fasano si è impiccato in cella con un lembo del lenzuolo legato alla finestra. La notizia è stata data dal sindacato degli agenti penitenziari Osapp.

E’ il secondo dopo quello del detenuto di Polignano a Mare avvenuto a febbraio

Fonte FoggiaToday

 


Dic 15 2012

Morto in carcere, indagati cinque medici a Trani

Chiuse le indagini per la morte di Gregorio Durante, 34enne di Nardò, mandato in isolamento nonostante sofrisse di crisi epilettiche. Secondo l’accusa, l’uomo, non è stato curato e assistito adeguatamente. I familiari: la sua vicenda come quella di Stefano Cucchi

Il sospetto è fondato. Secondo l’accusa fosse stato ricoverato per tempo in ospedale forse non sarebbe morto. Invece, emerge dai verbali, i sanitari che lo avevano in cura in carcere avrebbero agito con superficialità nonostante le condizioni di salute dell’uomo fossero gravi, tanto che non riusciva a camminare, non mangiava e non comunicava più, rifiutando anche di assumere farmaci. Il magistrato della procura di Trani Luigi Scimè ha chiuso l’inchiesta sulla morte di Gregorio Durante, il detenuto 34enne di Nardò trovato cadavere il 31 dicembre del 2011 all’interno della cella numero 5 della sezione “Italia” del carcere, e ha notificato 5 informazioni di garanzia nei confronti di altrettanti medici che si occuparono del caso

Si tratta di Francesco Monterisi, Michele De Pinto, Gioacchino Soldano, Francesco Russo e Giuseppe Storelli, accusati di concorso in omicidio colposo. Le condizioni di salute dell’uomo, trapela da fonti inquirenti, avrebbero suggerito l’adozione immediata di idonei trattamenti diagnostici e terapeutici presso un reparto ospedaliero. Invece il detenuto rimase in carcere e morì, ha stabilito l’autopsia, a causa di una crisi respiratoria indotta da un’intossicazione da fenorbital, farmaco utilizzato per il trattamento dell’epilessia.

Gregorio Durante, accusato di aver ucciso il 1 aprile del 1984 l’assessore della pubblica istruzione del comune di Nardò Renata Fonte, soffriva di crisi epilettiche associate a crisi psicomotorie a causa di una encefalite contratta nel 1995, quando aveva 17 anni. Stava scontando una condanna a 6 anni di reclusione per uno schiaffo che, pur essendo in regime di sorveglianza, aveva dato a un ragazzo, nel corso di un diverbio avuto perché il giovane stava per fare cadere per le scale, con uno sgambetto, la compagna di Durante, Virginia, all’epoca incinta. Gregorio, ricordano le cronache, fu inizialmente ricoverato in ospedale a Bisceglie e poi dimesso il 13 dicembre. Due giorni dopo i suoi legali depositarono un’istanza di sospensione dell’esecuzione della pena, che sarebbe terminata nel 2015, o in alternativa di detenzione domiciliare per gravissimi motivi di salute ed incompatibilità con il regime carcerario.

A detta dei familiari, che paragonarono il caso di Gregorio a quello di Stefano Cucchi, il detenuto morto nel 2009 nel carcere di Regina Coeli a Roma, forse per le botte ricevute dagli agenti di polizia penitenziaria, il personale del carcere si sarebbe convinto che l’uomo fingesse di essere malato tanto da punirlo con tre giorni di isolamento all’aria aperta. Dal penitenziario di Trani si sono sempre difesi sostenendo che l’uomo era stato sempre seguito e curato, che medici e magistrato di sorveglianza avevano anche predisposto il trasferimento in una struttura psichiatrica giudiziaria, delle poche ancora rimaste in Italia, ma non c’erano posti liberi.

di GIOVANNI DI BENEDETTO

da Repubblica


Nov 29 2012

Notizie dal carcere di Monza

Notizia di un nuovo suicidio nel carcere di Monza

MONZA – La civiltà di un paese si misura dalle sue prigioni. Morire di carcere, in Italia, anno 2012, si può. E non nel sud, all’Ucciardone, a Poggioreale. A Monza, dove una struttura disegnata per 400 reclusi ne accoglie il doppio. Martedì un detenuto campano ha tentato il suicidio nell’istituto di pena cittadino: nonostante l’intervento della polizia penitenziaria e del personale medico, il 50 enne è spirato tra i letti dell’ospedale brianzolo. Il SAPPE, sindacato di polizia penitenziaria, segnala che si trattava di un collaboratore di giustizia.

SEMPLICI COINCIDENZE? – Ignote le ragioni del gesto. Forse si è sentito abbandonato dallo Stato, come l’imprenditore che marted’ sera ha minacciato di buttarsi dall’Arengario dopo aver denunciato i suoi estorsori ed essere finito sul lastrico. O forse non ne poteva più della vita carceraria. Non stupirebbe, visto che nei giorni immediatamente successivi al subentro a Palazzo Madama la neo senatrice Anna Mancuso ha presentato come primo atto un’interrogazione al ministro della Giustizia per verificare le condizioni igieniche dell’istituto monzese: freddo, muffe, umidità, celle sovraffollate. Un problema che affligge tutta la penisola.

Mancuso del resto non è sola: sabato 24 e domenica 25 gli avvocati della Camera Penale di Monza hanno organizzato “Cella in piazza“, un’installazione in Arengario che mostra come si vive (in tre) in una stanza di quattro metri per due. Numeri che spiegano quanto sia facile in queste condizioni frequentare una vera e prorpia università del crimine e ingrossare le file dei recidivi, quelli che “lasciano la giacca in galera” per tornare a riprenderla periodicamente.

LA LEZIONE DI BECCARIA? “STIAMO PEGGIO” – Gran parte dei detenuti ospitati nelle patrie galere è in attesa di giudizio; molti sono stranieri, tanti sono tossicodipendenti o senza fissa dimora, condizione questa che rende impossibile ricorrere agli arresti domiciliari a meno di riscontrare la disponibilità di una persona o di una comunità terapeutica ad accoglierli. «Il carcere in Italia non è più costituzionale» – commenta in un’intervista recente rilasciata all’ Avanti Angiolo Marroni, Garante per i Diritti dei detenuti del Lazio. «La pena – spiega Marroni – è diventata solo punizione. Leggendo ‘Dei delitti e delle pene‘ di Cesare Beccaria viene da sorridere: oggi succedono fatti peggiori di allora». Beccaria però scriveva nel 1764, quando la Rivoluzione Francese non era ancora compiuta e ai criminali si tagliava la testa.

ABUSI ED ERGASTOLO – Non bastassero le carenze strutturali, ci si mette la cronaca, che purtroppo spesso supera l’immaginazione. E’ di questi giorni la notizia di un insospettabile sacerdote brianzolo accusato di aver preteso prestazioni sessuali dai detenuti in cambio di qualche pacchetto di sigarette e di uno spazzolino da denti. Immaginarsi.

Ma c’è un ultimo stadio, l’ultimo, da cui non si fa ritorno. Il girone dantesco dei disperati termina con gli ergastolani, la categoria del “fine pena: mai“. Sull’ergastolo, e in particolare su quello ostativo previsto per reati efferati, è tuttora acceso il dibattito. Nessuno spazio ai benefici di legge: vietati permessi premio, affidamento in prova e lavoro all’esterno. Il caso di Carmelo Musumeci è ritenuto emblematico: entrato in carcere con la sola licenza elementare, in cella si è laureato in giurisprudenza diventando autore di tre libri. Chi e come decide se una persona è cambiata? Non tutti i detenuti lo sono, e non basta certo una laurea a dimostrarlo. Ma è un’altra delle domande che attendono risposta.

Da MonzaToday 23 novembre 2012

E un’installazione dei Radicali in centro Monza per sponsorizzare la loro iniziativa della settimana passata.

 

Monza, 25 novembre 2012 – Una cella per detenuti in piazza per denunciare l’inciviltà del carcere. E’ un’iniziativa organizzata dagli avvocati della Camera penale di Monza, unitamente alle Camere Penali del Distretto di Corte D’Appello di Milano, con la collaborazione del Comune di Monza.

Da venerdì fino a oggi, in occasione della ‘Cella in Piazza’, nella piazza dell’Arengario di Monza è stata posizionata una cella vera, per dimensioni ed arredi, realizzata dai detenuti e dai volontari della Conferenza regionale del Volontariato Giustizia del Veneto, per essere ‘visitata’ dai cittadini che vogliono rendersi conto di cosa vuol dire vivere come i detenuti in tre in una stanza di quattro metri per due.

Un problema, quello del sovraffollamento e dei disagi delle carceri, che affligge soprattutto le case circondariali della Lombardia dove, per una capienza di 5384 detenuti, ne vengono invece ‘ospitati’ quasi 9.450. Per partecipare alla giornata contro l’insostenibilità della condizione carceraria, anche la Camera penale di Monza presieduta da Marco Negrini ha proclamato l’astensione dalle udienze dei suoi avvocati e ha organizzato, all’interno del Coordinamento delle Camere penali del Distretto, un convegno sul tema ‘Il carcere non può aspettare’, dove un detenuto nel carcere di Opera, Orazio, ha voluto offrire la sua testimonianza.

“Ero una persona normale, poi sono finito in carcere e sono detenuto da 16 anni e mezzo – ha raccontato Orazio – Un’esperienza terribile, se ce l’ho fatta è grazie a mia moglie, ai miei 5 figli e ai miei nipoti. Ho ancora davanti agli occhi il primo giorno quando ho visto il cancello del carcere, è stato indescrivibile. Ho sempre cercato di scontare la mia detenzione anche nel rispetto delle persone che in carcere ci lavorano, come gli agenti di sorveglianza. Ma in cella con me ha provato ad esserci un detenuto sieropositivo che vomitava sangue, un pazzo che si legava al cancello della cella con un sacco della spazzatura. Ora esco il mattino e torno la sera grazie al responsabile del carcere di Opera e ho a che fare con le persone anziane e in queste ore dimentico di essere un detenuto e mi sembra di rivivere. Perchè stare in carcere è vita persa e non è vero che è comunque un’esperienza”.

Al convegno ha partecipato anche Marco Cappato, consigliere comunale a Milano e presidente del Gruppo Radicale. “L’Europa ci condanna per l’illegalità della situazione delle carceri e la lunghezza della giustizia – ha dichiarato Cappato – Noi chiediamo una soluzione strutturale, quella dell’amnistia, una proposta che va verso l’obiettivo della sicurezza e della legalità ancor prima che verso la dignità dei detenuti”.

di Stefania Totaro

Da Il Giorno Monza e Brianza