Nov 7 2014

La suocera dice no, e lui torna in cella

Il genero è detenuto, lei nega casa sua per i domiciliari

latte-di-suocera-locandina– AREZZO – La suocera non lo vuole in casa e lui torna in galera. E’ successo ad Arezzo, dove un uomo di 32 anni, tunisino, arrestato per questioni di droga, ha indicato l’abitazione della donna come luogo dove restare ai domiciliari. Quando i poliziotti l’hanno contattata, però, lei ha detto che non era assolutamente disponibile ad ospitarlo. A quel punto, agli agenti non è rimasto che riportarlo in carcere. Era stato il giudice, il giorno dopo l’arresto, a concedere all’uomo i domiciliari.

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Mag 9 2013

Detenuto si impicca in cella ma è salvato in extremis

cordatesaE’ successo nel carcere di Arezzo, la cui sezione femminile è stata aperta da qualche tempo ad alcuni collaboratori di giustizia arrivati da altri carceri. Dodici pentiti in tutto, ma guardati quasi a vista: per fortuna, almeno in questo caso.

Un detenuto di 46 anni, con una fine pena di circa dieci anni e originario di Salerno, probabile pentito per reati anche legati alla camorra, si è passato un cappio intorno al collo. Un agente è entrato nella cella quando era già cianotica e lo ha liberato dal cappio.

Sul posto subito il 118 con un’ambulanza della Misericordia arrivata Continue reading


Gen 15 2013

Metadone in carcere, va in coma

E’ successo nel 1997 nel carcere di Arezzo riportando una lesione cerebrale, ora la sentenza. Il tribunale ha condannato il Ministero della Giustizia a 1 milione e 600 mila euro

astinenza-metadoneAndò in coma nel 1997 per aver ingerito una dose di metadone mentre era nel carcere di San Benedetto ad Arezzo. Oggi il tribunale di Firenze ha condannato il ministero della Giustizia a risarcire il detenuto, all’epoca dei fatti trentenne, con 1 milione e 600 mila euro. “Una sentenza – ha dichiarato l’avvocato Luca Fanfani, legale dell’uomo – che ha puntato ildito sul fatto che la struttura carceraria deve garantire l’incolumità del detenuto, evitando che ingerisca eroina o altre sostanze e, in caso di somministrazione di medicinali, ciò deve essere fatto in maniera corretta”.

Il trentenne, secondo quanto ricostruito nell’indagine, soffriva di tossicodipendenza e ingerì il metadone datogli dagli agenti penitenziari probabilmente assumendo anche dell’eroina che era riusciuto a portarsi in cella. Subito dopo il giovane andò in coma per un lungo periodo di tempo, riportando una lesione cerebrale che lo ha costretto sulla sedia a rotelle.

Fonte: repubblica.it