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Bruceremo gli altari e le chiese

Notte di vendetta trans: attaccata chiesa

riceviamo da mail anonima e diffondiamo:

download (7)“Il 20/11 è la giornata di ricordo delle persone uccise perché trans. Quest’anno le morti registrate nel mondo sono 226. Abbiamo deciso di attaccare una chiesa cattolica perché simbolo dell’oppressione anti-trans. La violenza vissuta dalle persone trans è la conseguenza della loro morale e regole di genere. La notte del 20/11 abbiamo preso di mira la basilica San Paolo in via vismara 2. Abbiamo incollato le serrature di varie porte, lanciato vernice rosa sulla facciata e scritto: “20/11 NOTTE DI VENDETTA TRANS” sulla porta d’ingresso. ATTACCHIAMO LE CHIESE! VENDETTA E NON SOLO RICORDO!”

bruceremo le chiese


Mancano carceri per transessuali

302494672_trans7_xlargeDell’emergenza carceri fa parte a pieno titolo anche una questione poco nota, ma assai delicata: quella che riguarda le condizioni dei detenuti transessuali. Condannati a una vera e propria doppia pena. Visto che, oltre ai problemi che affronta l’intera popolazione carceraria italiana, pagano le conseguenze del loro orientamento sessuale. Si tratta per lo più di persone che si trovano dietro le sbarre per reati minori, di prostituzione o uso di droga, che in mancanza di strutture o sezioni apposite sono costrette a condividere la cella con gli uomini o con le donne. Pur non appartenendo a nessuna delle due categorie.

Il problema è tale che Amnesty International Italia, in occasione della campagna elettorale nazionale, ha presentato ai candidati premier un’agenda in dieci punti per i diritti umani fra cui figura la lotta alla transfobia.

Vale la pena di ricordare, infatti, che secondo l’ultima rilevazione del Dap, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, negli istituti di detenzione sono solo 104 i transessuali e gli omosessuali dichiarati, reclusi in sezioni protette. In particolare, apposite ali sono presenti nel carcere milanese di San Vittore o in quello romano di Rebibbia, così come presso quello di Terni; a Pozzale ha poi aperto un carcere dedicato esclusivamente a detenuti transessuali.

Criticità che però, almeno per una volta, non riguardano soltanto il nostro paese. 

In Francia, ad esempio, il dibattito è di particolare attualità. In assenza di strutture ad hoc, Oltralpe si decide esclusivamente in base al sesso indicato sulla carta d’identità. Così, anche se nel frattempo la persona avesse iniziato terapie ormonali o effettuato operazioni chirurgiche di cambiamento di sesso, i transgender rischiano di trovarsi ad essere rinchiusi con persone fisicamente o sentimentalmente del sesso opposto.

In casi al momento molto rari, i dirigenti – con l’approvazione ministeriale – possono poi decidere di inviare un detenuto transessuale in una prigione per le donne. Alcune carceri, come Fleury-Merogis o Caem, hanno bracci riservati alle persone transgender, isolati dal resto della prigione e con regole su misura: per esempio vi si possono acquistare prodotti specifici come quelli necessari alla rimozione dei peli, il trucco o di biancheria intima femminile.

Nel Regno Unito il problema viene affrontata caso per caso, e per esempio Londra ha autorizzato nel 2009 il trasferimento di un transessuale in un carcere femminile, giustificandolo sulla base dei suoi diritti personali. Prassi che accumuna molti stati del Vecchio Continente. Anche se sul tema non sono disponibili fonti e informazioni certe.

Fonte


Detenuto trans non avrà permessi

Vergognoso

Vallese: condannato a 11 anni, voleva uscire dal carcere per diventare donna

LOSANNA – Voleva uscire dal carcere (maschile), cambiare sesso e tornare poi in carcere, questa volta femminile, e continuare a scontare la pena di 11 anni inflittagli per aver ucciso la moglie. Ma il Tribunale federale ha confermato il veto emesso dal Tribunale cantonale alla richiesta di rilascio con la condizionale.

Nel febbraio 2002 l’uomo uccise la moglie nel loro appartamento a Sion, dopo che la donna gli aveva annunciato di volersi separare. Quattro anni dopo il Tribunale cantonale vallesano lo aveva condannato per omicidio intenzionale. Nel 2010 la richiesta di sospensione della pena per potersi sottoporre all’operazione che lo avrebbe fatto diventare una donna; uno psichiatra del CHUV – l’ospedale universitario vodese – aveva diagnosticato che l’uomo era affetto da transessualismo, la condizione in cui l’identità sessuale fisica non corrisponde a quella psicologica e aveva affermato che a causa della sofferenza psichica del soggetto, non era più possibile differire il trattamento ormonale. Avendo nel frattempo scontato metà della pena, l’uomo – in carcere a Martigny senza contatti con altri detenuti – nel settembre 2011 chiese di poter beneficiare di un rilascio su condizione, eccezionalmente anticipata. A marzo di quest’anno la Camera penale del tribunale cantonale ha però detto di no e ora il verdetto è stato confermato dai giudici federali.  Il TF rileva che il rilascio su condizione a metà della pena deve rimanere l’eccezione, considerando che il transessualismo non è una malattia così grave da comportare la liberazione dal carcere per ragioni umanitarie. La vicenda tuttavia non è conclusa. Il detenuto aveva nel contempo chiesto anche di poter beneficiare di una interruzione della pena. Il dipartimento vallesano della sicurezza ha risposto di no, ma è stato inoltrato ricorso alla Corte di diritto pubblico del Tribunale cantonale, che dovrebbe pronunciarsi prossimamente.

Fonte: corriere del ticino