Mar 2 2013

Salerno: detenuti a rischio, solo quattro medici per 550 persone

Socialmente Pericolosi-Dangerous To SocietyLa storia di Carmine Tedesco, il detenuto 58enne deceduto al “Ruggi” il 14 novembre in circostanze ancora da chiarire, “non è purtroppo la prima, né allo stato sembra essere l’ultima che registriamo in un Paese in cui non esiste la pena di morte, ma è stata illegalmente introdotta la morte per pena. Sono tanti i casi che gridano giustizia”. Donato Salzano, esponente salernitano dei Radicali, da anni si batte per migliorare le condizioni di vita nella casa circondariale di Fuorni e nella sezione detenuti del “Ruggi”. La situazione è drammatica.
“La direzione sanitaria del carcere si fa in quattro, ma l’assistenza è assolutamente carente – spiega Salzano – Il numero degli immatricolati è salito a 550, il personale è tarato per una capienza massima di 280 unità. In servizio sono rimasti quattro medici ed altrettanti infermieri che non hanno né farmaci a sufficienza, né adeguate attrezzature diagnostiche. Basti pensare che in tutta la casa circondariale ci sono soltanto due defibrillatori”.
Un mese fa i Radicali incontrarono il manager dell’Asl Antonio Squillante per chiedere il raddoppio dei defibrillatori e l’istituzione di corsi di primo soccorso per gli agenti della polizia penitenziaria, “ma ad oggi non si è mossa una foglia”, sottolinea. Le patologie principali con cui gli operatori sanitari del carcere si scontrano sono le cardiopatie, le malattie infettive “e recentemente il diabete, di cui era affetto Tedesco, che rappresenta una emergenza che la casa circondariale non è in grado di fronteggiare come dovrebbe”.
Non è migliore la situazione della sezione detenuti dell’Azienda ospedaliera di via San Leonardo: “Sono aperte solo quattro celle su sei. Nessuna ha il proprio bagno né un televisore. Vivono in condizioni più dignitose le persone sottoposte al 41 bis – incalza l’esponente dei Radicali – Le guardie notturne, poi, vengono espletate da un medico della Medicina generale, reparto situato in tutt’altro plesso rispetto alla sezione detenuti”. I familiari di Tedesco hanno sporto denuncia affinché la Procura faccia luce sulle cause del decesso dell’uomo: dopo oltre tre mesi, non hanno avuto alcuna risposta.

Fonte: La Città di Salerno


Dic 28 2012

Sovraffollamento e personale all’osso, l’anno terribile del carcere leccese

Nemmeno di fronte ad alcune sentenze definite epocali, con l’amministrazione penitenziaria obbligata a risarcire alcuni detenuti, è cambiato nulla. E si sprecano gli appelli, anche dei sindacati di polizia penitenziaria nazionali

LECCE – L’anno appena trascorso ha evidenziato, ancora una volta, la situazione di degrado e profondo malessere che attraversa gli istituti penitenziari pugliesi e in particolare quello di Lecce, dove, a fronte di una capienza di 660 posti disponibili, si registra una presenza costante di oltre mille 300 detenuti.

Sovraffollamento, carenze igienico-sanitarie, mancanza di supporto psicologico e la cronica insufficienza di personale, sono solo alcuni tra i mali che affliggono il penitenziario salentino. Quella dell’emergenza sanitaria e delle carenze legate all’assistenza medica dei detenuti, sono solo alcuni dei tanti mali con cui da tempo convive il carcere di Borgo San Nicola.

L’ultima inchiesta della magistratura, in ordine di tempo, riguarda il lavoro svolto dai medici dell’Asl in servizio presso l’istituto penitenziario. Degli oltre 800 i ricoveri presi in considerazione, tra il gennaio 2010 e il febbraio 2011, solo il 13 per cento di quelli definiti di estrema urgenza, in ospedale sarebbero stati riconosciuti come tali. In tutti gli altri casi, il trasferimento risulterebbe superfluo. Uno spreco di denaro pubblico che potrebbe essere utilizzato in altro modo.

Il grido d’allarme è giunto, ancora una volta, dal vicesegretario nazionale dell’Osapp, Domenico Mastrulli, che ha evidenziato come in dodici mesi siano stati oltre mille 350 gli eventi negativi accaduti nel carcere di Lecce. Una situazione esplosiva che solo il grande lavoro della polizia penitenziaria, costretta a svolgere le proprie mansioni in situazioni difficili, ha evitato che portasse a conseguenze gravi. La sede di Lecce, infatti, necessita di almeno 150 agenti uomini e venti donne. La polizia penitenziaria, già in forte carenza, si è vista ulteriormente ridurre l’organico a seguito dei tanti pensionamenti di uomini e donne.

Quello del sovraffollamento delle carceri pugliesi è da tempo un dato di fatto, riconosciuto anche da alcune sentenze. I detenuti sono rinchiusi in tre dentro celle da circa 10 metri quadrati; dormono in letti a castello (il materasso più in alto è a 50 centimetri dal soffitto); in cella c’è una sola finestra ed un bagno cieco senza acqua calda; il riscaldamento funziona d’inverno un’ora al giorno; le grate sono chiuse per 18 ore al giorno; carta igienica, shampoo, bagno schiuma, detersivi solo per chi può comprarli nello spaccio interno.

Nei mesi scorsi il Tribunale di sorveglianza, con alcune sentenze definite epocali, aveva condannato l’amministrazione penitenziaria a risarcire alcuni detenuti, assistititi dall’avvocato Alessandro Stomeo. Nel 2012 è stata la stessa Asl di Lecce a certificare le carenze strutturali e igienico-sanitarie dell’istituto di pena alla periferia del capoluogo salentino. Nella relazione, a firma del direttore Alberto Fedele, è stato evidenziato come il gruppo docce “presenti carenze funzionali”. “In relazione al numero dei detenuti occupanti la cella”, è stato certificato ancora nella relazione indirizzata al magistrato di sorveglianza, “dovrebbe essere necessari 42 metri quadri, a fronte dei 9 disponibili”.

Un referto (nato come richiesta istruttoria presentata dall’avvocato Stomeo), che sottolinea ancora una volta la situazione di invivibilità all’interno del carcere. Tutto ciò in violazione della normativa italiana che regola il sistema penitenziario, della Costituzione (secondo la quale la limitazione della libertà dovrebbe avere come obiettivo la riabilitazione dell’uomo e il suo reinserimento in società) e gli orientamenti giuridici comunitari.

Per non dimenticare che, a poca distanza dalle nostre vite, ce ne sono altre racchiuse in un mondo parallelo, fatto di regole e ritmi assai diversi. Vite che, al di là del perché, scontano pene in maniera spesso disumana e degradante. Una lunga cinta muraria e un pesante cancello separano il mondo di fuori da quello di “dentro”, i sogni dalla realtà.

Fonte: lecceprima.it