Lug 13 2017

Tre ventenni evadono dal carcere di Barcellona Pozzo di Gotto

MESSINA – Hanno segato le sbarre della cella in cui erano rinchiusi e sono fuggiti dal carcere. Questa la scoperta della polizia penitenziaria all’alba di stamattina. Si tratta di tre ragazzi tutti poco più che ventenni ristretti nella casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto. Fuggiti in nottata dal carcere con modalità ancora da verificare nel dettaglio. Da capire soprattutto come abbiano superato i tre cancelli d’ingresso riuscendo ad eludere la sorveglianza.

I tre erano in carcere per rapina, detenzione d’armi da fuoco e sebbene giovanissimi hanno già numerosi precedenti. La polizia di Barcellona Pozzo di Gotto è già sulle tracce dei tre fuggitivi. Il carcere di Barcellona è adesso esclusivamente per detenuti, diretto ancora dallo Continue reading


Mar 28 2017

Messina – Medici aggrediti nel carcere di Barcellona P.G.

Escalation di violenza nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto dove i medici della struttura sono ormai presi di mira dai detenuti, pronti ad aggredirli mentre svolgono il proprio lavoro. Ieri un operatore sanitario è stato colpito mentre visitava un detenuto all’interno della cella di sicurezza. Ed un fatto analogo era successo appena 15 giorni fa quando un medico era stato colpito con un forte pugno tanto da rischiare di perdere un occhio.

Una situazione di allarme che preoccupa l’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Messina, intervenuto duramente con una nota stampa firmata dal presidente Giacomo Caudo. “Non si tratta, Continue reading


Apr 3 2013

Carceri: un caso sospetto di tbc a Messina

 

tubercolosi-mantoux(AGI) – Palermo, 3 apr. – Un detenuto italiano ristretto presso la carcere di Messina e’ stato ricoverato d’urgenza nel “Repartino” dell’ospedale Papardo per sospetta Tbc. Lo rende noto e’ il segretario generale aggiunto del sindacato di polizia penitenziaria Osapp, Mimmo Nicotra, secondo cui l’ammalato svolgeva attivita’ lavorativa nella cucina detenuti della casa circondariale di Gazzi ed e’ per questo che precauzionalmente la direzione dell’istituto di pena ha isolato per motivi sanitari anche tutti gli altri detenuti che hanno lavorato negli stessi ambienti carcerari o che hanno diviso spazi comuni detentivi cui il malato. E’ stata avviata la profilassi di vaccinazione sia del personale di polizia penitenziaria, sia di quello socio-educativo e dei reclusi. “Episodi di questo tipo -commenta Nicotra- mostrano ancora, e qualora ve ne fosse la necessita’, tutte le lacune della sanita’ penitenziaria italiana perche’ e’ impensabile, al giorno d’oggi, che il personale del corpo di polizia penitenziaria debba correre evidenti rischi di contagio per loro stessi e le loro famiglie in assenza di protocolli periodici che possano prevenire o attutire l’impatto altamente deleterio di simili eventi contagiosi”.

Fonte AGI.it


Feb 19 2013

Il racconto degli internati

 

Adriano Sofri descrive su Repubblica l’ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, uno dei sei che dovrebbero chiudere entro marzo

opg3Repubblica ha pubblicato oggi un reportage di Adriano Sofri sull’Ospedale psichiatrico giudiziario (OPG) di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Si tratta di uno dei sei OPG che entro il 31 marzo dovranno chiudere. Nell’OPG di Barcellona ci sono 183 internati e 18 detenuti che lavorano lì. Alcuni internati – che non sono imputabili per quello che hanno fatto, ma sono dichiarati socialmente pericolosi – sono difficili da gestire per le comunità di recupero e potrebbero essere trasferiti in carceri normali, quando l’OPG sarà chiuso.

Ci avviciniamo al Terzo Reparto, e uno grida, rivolto prima al direttore, poi a tutti noi: «Me lo merito? Non me lo merito! Non me lo merito! ». Abbiamo già visitato il Primo Reparto, il direttore ci ha avvertiti: «Al Terzo è più dura». È il vecchio Reparto Agitati. Non ci sarà nessun atto inconsulto, solo facce e gesti gentili e ansiosi e tristi. C’è un giovane chiuso, con lui bisogna stare attenti, avvertono; è lui stesso a sbattere la porta blindata della cella addosso al cancello già chiuso. Le altre camere sono aperte, grandi e luminose, sei persone, niente letti a castello. Pochi stanno in branda: meno di quanti se ne troverebbero, a qualunque ora, in una galera “normale”. Sta passando il carrello del vitto, portato da due giovani signore dall’aria cordiale. Gli internati (si chiamano così) raccontano di sé succintamente, devono aver fatto l’abitudine ai visitatori e imparato a usare il minuto che può toccar loro. «Venivano come al giardino zoologico».

(continua a leggere in PDF sul sito zeroviolenzadonne.it)