Gen 2 2013

Nuova rivolta e fuga in massa al Cie di Gradisca

Sette maghrebini evadono utilizzando delle chiavi: ricercati. Al via un’indagine. Metà dei 70 immigrati chiusi nel centro hanno preso parte all’azione. Bottiglie piene di sabbia e sassi contro le forze dell’ordine

Nuova rivolta e fuga al Cie di Gradisca. Sette ospiti di nazionalità maghrebina sono riusciti a fuggire dopo aver aperto con le chiavi tre porte e scavalcato la rete di recinzione nella parte posteriore del centro immigrati. I sette sono fuggiti nella campagna approfittando dell’oscurità. Alla rivolta hanno partecipato trentacinque immigrati, la metà delle persone attualmente detenute all’interno della struttura. Gli immigrati hanno utilizzato contro le forze dell’ordine e gli operatori delle bottiglie piene di sassi e sabbia e hanno svuotato contro di loro alcuni estintori.

Attualmente la situazione è sotto controllo, resta alto l’allarme tra le forze dell’ordine incaricate di vigilare sul perimetro esterno della struttura. Sarà probabilmente avviata un’indagine sulle modalità della fuga: il fatto che i sette immigrati fossero in possesso di alcune chiavi rende infatti necessario scoprire come siano riusciti ad appropriarsene.

Fonte: ilpiccolo.gelocal.it

Dic 17 2012

Due detenuti evasi dal carcere di Reggio Emilia

Non rientrano dal lavoro esterno

Reggio Emilia, 15 dicembre 2012 – Doppia evasione al carcere di Reggio Emilia. Ieri sera, due detenuti di origine marocchina, condannati per droga, di eta’ compresa fra i 30 de i 32 anni, con una pena da scontare fino al 2017, non hanno fatto rientro nel penitenziario. Lo riporta in una nota il segretario del Sappe, Giovanni Battista Durante.

I due erano fuori, perche’ ammessi al lavoro all’esterno. Verso le 23 di ieri e’ scattato l’allarme e sonoiniziate immediatamente le ricerche da parte delle Forze di polizia.
Tale evento, riflette Durante, “non deve comunque scoraggiare la concessione delle misure di recupero e reinserimento sociale, come il lavoro all’esterno e le misure alternative alla detenzione”. Sarebbe “forse opportuno che anche in Italia, come in molti altri paesi europei, si iniziasse ad usare il braccialetto elettronico per il controllo dei detenuti che lavorano all’esterno del carcere, ovvero che usufruiscono di misure alternative alla detenzione, considerato che in 10 anni sono stati spesi 110 milioni di euro per il contratto con la Telecom e che tale contratto e’ stato recentemente rinnovato per un ulteriore costo di 9 milioni di euro”.

Fonte: Il resto del carlino