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Olanda – Sentenza sul caso Barchem 4

diffondiamo da informa-azione

barchem4Il 26 febbraio 2013, tutti /e e quattro gli/le imputati /e del caso ‘Barchem 4’ sono stati/e condannati/e.

Le accuse a loro carico sono di aver danneggiato parte della recinzione della struttura ed il rilascio di circa 5000 visoni dalle loro gabbie da un allevamento di animali da pelliccia nella cittadina di Barchem, Olanda.

L’accusa non è riuscita a sostenere la tesi dell’esistenza di una organizzazione criminale ( art.140 del codice penale olandese) e le quattro persone sono state condannate sulla base dell’art.350, danneggiamento aggravato.

Ognuno /a degli imputati e delle imputate ha deciso di appellare la sentenza, con tutta probabilità l’appello avverrà a fine 2013 / inizio 2014.

Come gruppo di supporto per i/le ‘Barchem4 ci teniamo a ringraziare ancora una volta tutte le compagne ed i compagni che hanno espresso solidarietà e supporto attraverso dichiarazioni solidali, iniziative benefit, parole ed azioni.

Per ulteriori aggiornamenti  invitiamo a controllare la pagine Facebook  a questo indirizzo

https://www.facebook.com/supportbarchem4 ed il sito del gruppo di supporto www.svat.nl

Un saluto solidale,

Gruppo di supporto ‘Barchem 4’ / Svat


Olanda – Si chiudono le carceri per mancanza di criminali

closedLEGALIZZARE ALCUNE DROGHE ha portato di fatto ad un minor numero di criminali in Olanda, paese che oggi e’ in procinto di chiudere otto carceri. Un’altra notizia dopo quella della chiusura della McDonald’s in Bolivia che fara’ morire di invidia gli italiani.L’Olanda chiudera’ otto carceri perche’ non riesce a riempire la capacita’ di 14 mila persone del suo sistema carcerario. Attualmente sono 12 mila i detenuti in questo paese che negli anni novanta aveva il problema del sovraffollamento. Una delle ragioni per cui si e’ avuto un calo del tasso di criminalita’, sembra essere correlato alla legalizzazione di alcune droghe (probabilmente accompagnato da una politica educativa rispetto ai suoi usi ed effetti).Il ministro della Giustizia Nebahat Albayrak ha annunciato che otto prigioni verranno chiuse a breve e che 1200 posti di lavoro andranno persi, anche se stanno valutando l’ipotesi di ospitare i detenuti del Belgio.Negli Stati Uniti, il paese con l’incarcerazione media piu’ alta e un totale di oltre 2,3 milioni di detenuti, una delle obiezioni che sono state fatte prima della legalizzazione della marijuana, e’ che questo avrebbe generato piu’ reati e aumentato il consumo, ma quello che e’ successo in Portogallo e Olanda smentisce queste teorie.L’Olanda ha una popolazione di 16,6 milioni di abitanti e solo 12 mila detenuti, la sola California invece, per esempio, ha una popolazione di 36,7 milioni con 171 mila detenuti nelle carceri, molti dei quali in prigione solo per fumare o vendere marijuana. Ma evidentemente qualcuno negli States preferisce riempire le carceri di giovani piuttosto che lasciarli nelle strade.

Fonte


Il caso Barchem 4: al via il processo

In una notte di fine ottobre 2009, in un allevamento di animali da pelliccia nella località di Barchem – Olanda, 5000 visoni si sono ritrovati liberi e la maggior parte di loro non sono mai stati ricatturati.

La polizia olandese ha successivamente arrestato 4 persone, accusate della liberazione dei visoni dall’allevamento. Tre abitazioni sono state perquisite, i computer, alcuni dispositivi digitali, scarpe e oggetti di altro genere, sequestrati.
Tre dei quattro imputati sono stati condotti in carcere dove hanno trascorso dalle 4 settimane ai tre mesi, con severe restrizioni e cibo inadeguato. In attesa del processo sono stati tutti e tre rilasciati. La quarta persona, dopo 3 giorni di custodia cautelare, è stata rilasciata.
Tutti gli imputati sono vegan.

Dopo due anni di attesa, il 25 e il 27 settembre si terrà il processo in Olanda.

Diffondiamo, e vi invitiamo a fare altrettanto, il comunicato rilasciato da alcune delle persone imputate del caso Barchem 4.

Queste parole sono per ognuno di noi che si è mai sentito impotente, contro un nemico mille volte più grande.

Negli ultimi anni la repressione, contro ogni lotta per la liberazione, è aumentata.In paesi diversi l’attenzione delle autorità si è concentrata sui movimenti diversi, ma la sostanza rimane la stessa: Stato e governi proteggono gli sfruttatori, non gli sfruttati. Proteggono gli oppressori, non le vittime.  Proteggono coloro che violentano, uccidono e schiavizzano. Non coloro che mettono in discussione l’esistenza stessa delle gabbie. Per fare questo, si stanno usando nuove leggi, unità speciali della polizia, un numero maggiore di migliorate tecniche di sorveglianza.

In questo recente caso contro il movimento di liberazione animale, quelli /e che scrivono sono stati accusati /e di un presunto crimine: aver liberato quasi 5000 visoni dalle loro gabbie, dove avrebbero vissuto una vita di paura, angoscia ed isolamento prima di essere uccisi per divenire cappotti di pelliccia, in un allevamento nel villaggio olandese di Barchem.

Per questo motivo saremo processati /e il 25 ed il 27 settembre in Olanda.

Non spenderemo altre parole su questo evento specifico, considerando che il processo deve ancora svolgersi, ma vorremmo offrire il nostro punto di vista al movimento, su ciò che la repressione sta facendo, su quello che la repressione significa veramente per noi.

La repressione deve essere affrontata con consapevolezza. Bisogna in un certo modo sapersela aspettare, dobbiamo essere preparati /e e pronti /e ad accettare le conseguenze del voler mettere in discussione lo stato attuale delle cose. Senza questa consapevolezza ci accingiamo a vivere la nostra vita nella paura e non essere in grado di portare avanti le lotte in modo efficace. La repressione nasce come risposta ad una lotta efficace. Ogni azione comporta una reazione, è per questo che i governi e la polizia intervengono per fermarci, perché stiamo trovando metodi che funzionano per ottenere dei risultati. Se non fossimo una effettiva minaccia, non avrebbero fatto nulla perché alle autorità non sarebbe importato.

Dobbiamo accettare l’idea dell’esistenza della repressione, se quello che vogliamo è che questa lotta generi un reale cambiamento. La repressione ed il costruire un cambiamento effettivo sono fondamentalmente due facce della stessa medaglia. La peggiore reazione che possiamo avere di fronte alla repressione è di timore. Questo è quello che da alla repressione il suo potere. Siamo noi, come movimento, che possiamo scegliere in che modo reagire davanti alla repressione, e decidere se vogliamo che influenzi il nostro agire o meno. Continuare le campagne che cercano fermare è il modo migliore in assoluto per sfidare, e combattere, la repressione. Rispondere in maniera più forte, migliore, più organizzata e  con maggiore preparazione. Prendere in considerazione che la repressione esiste significa diminuirne l’impatto sulle nostre vite quando colpisce. Imparare gli uni dagli errori degli altri per potenziare le nostre strategie. In caso contrario, daremo alle autorità repressive un modello che può essere utilizzato per calpestare qualsiasi altro tipo di dissenso, in qualsiasi altro movimento.

Questo è il modo in cui operano, colpiscono uno /a di noi per insegnare a mille. Questo è l’obiettivo stesso di arresti e perquisizioni, di isolamento e prigionia. E’ la loro migliore arma: instillare la paura nelle nostre teste per renderci innocui /e, per farci tacere.

Per questo motivo, mentre ci troviamo di fronte questo processo ci piacerebbe ricordare a tutti che anche noi abbiamo un’arma. Si tratta di un’ arma più forte delle loro, perché è costruita su compassione e rabbia, è basata sulla dedizione e la sincerità di persone che condividono lo stesso senso di urgenza: si chiama solidarietà.

Solidarietà significa sostenersi a vicenda nei momenti di bisogno, ma anche rispondere agli attacchi, non lasciare che la paura conquisti le nostre vite o fermi la nostra capacità di essere efficaci. Significa costituire insieme un movimento realmente unito, con tutte le nostre forze, competenze e abilità. Ed unirci in un nostro obiettivo comune: porre fine allo sfruttamento spietato dei nostri compagni /e esseri viventi e del pianeta che ospita ci ospita tutti /e.

La solidarietà è la chiave per mantenere viva questa lotta, e per creare un movimento che non saranno mai in grado di distruggere.

Perché nessuno è libero, fino a quando TUTTI /E sono liberi.

Alcuni /e imputati /e nel caso “Barchem 4”

Questo è uno dei tanti attacchi che la repressione sferra al movimento che si batte in difesa degli animali in ogni parte del mondo, noi esprimiamo agli imputati del caso Barchem 4 la nostra solidarietà ed il nostro sostegno.