Dic 5 2017

L’orrore del 41 bis descritto da chi lo subisce in carcere

Diffondiamo da contropiano

Qui di seguito il documento che Nadia Lioce, prigioniera politica detenuta da anni a regime 41 bis ha presentato al Tribunale Penale de L’Aquila in occasione del processo che la vede imputata proprio per avere protestato in carcere contro il 41 bis.

La sottoscritta Nadia Lioce ha presentato opposizione al decreto penale di condanna n.29/2016 ritenendo di poter qualificare le azioni, addebitatele come di disturbo delle altre detenute, come tradizionali azioni di protesta verso l’amministrazione penitenziaria (battitura delle sbarre), e di poter argomentare come non potesse ritenere di aver arrecato un disturbo alle altre detenute, non avendo udito lamentele; né che tali azioni arrecassero un tale disturbo, essendo  state storicamente accettate e/o condivise dalle detenute della sezione femminile 41 bis dell’istituto de L’Aquila, come in generale lo sono  per tutti i detenuti. Continue reading


Nov 15 2017

Su Nadia Lioce e il 41bis

Nadia Lioce a processo perché protestava per i libri e i quaderni sottratti

Il 41 bis contro il diritto di leggere e scrivere, per protesta la prigioniera politica batte sul blindo con una bottiglietta di plastica. Denunciata dal Reparto operativo mobile della penitenziaria per disturbo della quiete interna al carcere. Ora c’è da augurarsi che questo processo faccia rumore davvero!

Può sembrar strano ma anche da una cella d’isolamento del 41 bis è possibile fare molto rumore. È quanto sostengono i responsabili del Reparto operativo mobile della sezione 41 bis del carcere di l’Aquila in una denuncia presentata contro Nadia Lioce e da cui sono scaturite le accuse di «disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone e oltraggio a pubblico ufficiale». Il processo davanti tribunale capoluogo abruzzese entrerà nel vivo il prossimo 24 novembre. Rinchiusa in regime di 41 bis ormai dal lontano 2005, dopo la condanna all’ergastolo ostativo per gli attentati mortali del 1999 e del 2002 contro i consulenti governativi Massimo D’Antona e Marco Biagi, rivendicati da un piccolo gruppo che aveva ripreso una vecchia sigla brigatista, le Brpcc, Nadia Lioce ha assistito nel tempo ad una progressiva restrizione del regime detentivo a cui è sottoposta, in particolare per quanto attiene alla possibilità di aver con sé fogli, quaderni, libri e riviste. Continue reading


Ott 24 2017

Chi lotta non è mai sola – No al 41 bis per Nadia Lioce!

Dal 7 luglio ad oggi, l’appello per la difesa delle condizioni di vita delle prigioniere politiche – “No al 41 bis per Nadia Lioce” è arrivato a oltre 1890 firme.

Il 24 novembre a L’Aquila, alle ore 10:30, davanti al Tribunale in Via XX Settembre 68, saremo in PRESIDIO per dire “Basta alla violenza di Stato contro le donne, No al 41 bis per Nadia Lioce – Difendiamo le condizioni di vita delle prigioniere rivoluzionarie”

E non saremo sole, ci accompagneranno le voci, ma anche i corpi, di quant@ hanno sostenuto, ognun@ con le sue forme, questa campagna.

L’appuntamento al presidio del 24 novembre a L’Aquila e la campagna stessa, sono stati presentati come mozione all’Assemblea plenaria nazionale di Non Una Di Meno, che si è tenuta a Pisa il 15 ottobre, con circa 500 partecipanti, in massima parte donne.
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Mar 27 2013

Brigata Rossa: manifestarono contro carcere duro di Lioce, assolti in appello

FELICI PER LA NOTIZIA, NON TANTO PER L’INFELICE ARTICOLO DEI SOLITI PENNIVENDOLI!

LAquilaLa Corte di Appello dell’Aquila, riformando la sentenza inflitta nel 2010 in primo grado, ha assolto dall’accusa di apologia di reato undici giovani, tutti residenti tra Padova e Venezia che nel giugno del 2007 manifestarono (insieme ad altre centinaia di persone) contro il regime “duro” del 41bis ed in particolare a sostegno della della brigatista rossa Nadia Desdemona Lioce detenuta nel carcere dell’Aquila e sottoposta al carcere duro dopo la sentenza passata in giudicato per gli omicidi dei giuslavoristi Massimo D’Antona e Marco Biagi.

I giovani erano accusati di aver inneggiato agli omicidi dei due giuslavoristi e per questo dopo le identificazioni, il Tribunale dell’Aquila nel 2010 in primo grado aveva inflitto loro la condanna a 2 anni di reclusione.

Il Pm Fabio Picuti aveva chiesto 5 anni.

I giovani erano stati condannati per istigazione a delinquere con riferimento all’ apologia di reato. I giovani assolti sono Chiara Alessi, 33 anni di Padova, Valentina Masiero, 28 anni di Padova, Angelo Adolfo Tomaselli, 50 anni di Verona ma residente a Venezia, Michele Magon, 30 anni di Venezia ma residente a Padova, Luca Geroin, 39 anni di Verona, Mattia Boscaro, 33 anni di Padova, Dario Nardin, 33 anni di Vigonza (Padova), Mario Ronzani, 32 anni di Padova, Alessandro Salotto, 35 anni di Padova, Domenico Tavani, 41 anni di Genova e Andrea Toniolo di 30 anni di Venezia. Il corteo nonostante slogan provocatori non causo’ i disordini temuti. Durante il passaggio per il centro dell’Aquila, pero’, i muri di palazzi storici vennero imbrattati con bombolette spray.

Presente stamane in aula anche uno dei fondatori delle Brigate Rosse: Maurizio Ferrari, 60 anni, uno del gruppo di Curcio, Franceschini e Mara Cagol. Arrestato nel 1974, da poco tempo ha finito di scontare quasi trent’ anni di reclusione. Ora e’ uno dei leader di Olga (acronimo di “Ora di Liberarsi dalle Galere”), il movimento che organizzo’ la manifestazione.

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