Giu 18 2013

Expo 2015: due mila detenuti “arruolati” per i lavori

cordatesaCarcerati al lavoro per Expo 2015. L’annuncio del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, insieme con Expo SPA, dovrebbe arrivare a giorni. Per la grande esposizione del 2015 si vorrebbero far lavorare oltre 2.000 detenuti, il tutto nell’ambito del piano del ministero della Giustizia per ridurre di 4.000 unità gli ospiti delle carceri. Più nel dettaglio, il “Progetto Prossima” prevederà l’impiego di squadre da 345 detenuti, una per ciascuno dei sei mesi di durata di Expo. Si tratterà di “soggetti non socialmente pericolosi”. Ancora poca chiarezza sui eventuali retribuzioni. “Il compenso è fondamentale – spiega Michelina Capato, presidente della Continue reading


Feb 26 2013

Rugby e carcere – “Il senso di una meta” raddoppia: ora anche a Bollate.

carcereDopo sei anni di impegno al Beccaria comincia una nuova avventura presso la Casa di Reclusione di Bollate.

Questa volta si tratta di adulti che, grazie alla collaborazione con la Cooperativa Trasgressione.net, avranno la possibilità di approcciare il rugby.

Si comincia lunedì  18 marzo alle 14,30 con il primo allenamento settimanale.

Oltre a portare il rugby e i suo valori all’interno della “Casa” l’auspicio è quelli di creare una vera e propria società che possa partecipare alle attività federali.

Responsabile del progetto è Sergio Carnovali coadiuvato da Federico Pozzi; stante il numero degli iscritti servirà un congruo numero di volontari. Chi fosse disponibile può contattare direttamente Federico. fedepozzi@hotmail.it

Fonte


Gen 19 2013

Il cappellano che stuprava i detenuti: in isolamento, collabora con i magistrati

preti_bastaDa tre mesi si trova in isolamento, in una cella del carcere di Bollate; collabora con i magistrati che ancora lo stanno interrogando ma il caso giudiziario di don Alberto Barin, il cappellano di San Vittore che stuprava i detenuti in cambio di favori, dal cibo fino alla fornitura di generi di conforto, tra cui sigarette, spazzolini e shampoo, non si presenta affatto semplice. La matassa è difficile da sbrogliare e quell’uomo continua ad essere un mistero incomprensibile.Una specie di dottor Jeckill e Mr Hide. Don Alberto Barin sembra abbia vissuto contemporaneamente due opposte personalità, da una parte indossando i panni del sacerdote disponibile, amabile e generoso, conosciuto persino dalle autorità penitenziarie come un sacerdote modello, salvo poi rivelarsi dietro le quinte un aguzzino senza scrupoli, capace di approfittarsi delle persone più deboli e bisognose. Sei detenuti stranieri lo accusano pesantemente. La scabrosa vicenda di questo prete lombardo che tutti ritenevano al di sopra di ogni sospetto è emersa grazie alle immagini di una telecamera nascosta. Sono bastate pochi fotogrammi per incastrarlo. Don Barin prometteva loro di dare parere favorevole alla scarcerazione in cambio di favori sessuali. Tra le aggravanti contestate c’è quella di abuso della sua autorità. Dal novembre scorso, quando è stato scoperto, è stato sospeso dalle funzioni di cappellano dall’Amministrazione penitenziaria, mentre la curia di Milano, dalla quale dipende canonicamente il religioso, è arrivata una dichiarazione di fiducia in merito al lavoro che stanno svolgendo gli inquirenti, ai quali è stata offerta collaborazione per le indagini. Ancora però non sembra sia stato aperto nessun procedimento canonico a suo carico. Intanto il capo dei cappellani, don Virgilio Balduzzi interpellato sul caso non ha voluto sbilanciarsi: «In questo momento don Barin ha bisogno di stare tranquillo. La giustizia farà il suo corso» ha affermato senza aggiungere altro. Nemmeno una parola di conforto nei confronti delle vittime. Probabilmente con la fine delle indagini che sono tuttora in corso e dopo il conseguente processo che sarà celebrato entro l’anno, il sacerdote potrebbe essere trasferito in una struttura ad hoc per il recupero e la cura dei preti con problemi di personalità. Qualche anno fa don Barin, prima di celebrare messa nella casa circondariale di piazza Filangeri, parlando ad un giornalista annotava che «il carcere dovrebbe far pensare che ogni uomo è recuperabile». Chissà se questo vale anche per lui.

Fonte: ilmessaggero.it