Feb 19 2013

Carceri sovraffollate e pene differite, il Tribunale di Padova solleva la questione

Con un’ordinanza senza precedenti, il Tribunale di Sorveglianza di Padova ha deciso di sollevare innanzi alla Corte Costituzionale una questione di incostituzionalità sulla sistematica violazione dei diritti umani perpetrata all’interno delle carceri italiane.

carceri-sovraffollate1L’obiettivo dell’ordinanza redatta dal giudice Marcello Bortolato – secondo quanto riporta il Corriere della Sera – è quello di chiedere alla Consulta una sentenza “additiva”, cioè che conferisca ai giudici la facoltà di sospendere e rinviare l’esecuzione in carcere della pena di un detenuto non soltanto in presenza di grave infermità fisica (come previsto dall’art. 147 del codice penale), ma anche nel caso in cui la detenzione verrebbe scontata in condizioni intollerabili di sovraffollamento e dunque si risolverebbe in “trattamenti disumani e degradanti”.

L’iniziativa del Tribunale segue alla richiesta di sospensione della pena avanzata da un detenuto costretto a vivere per 9 giorni in una cella con 2,43 mq a disposizione e per 122 giorni con 2,58 mq di spazio nella casa circondariale di Padova.

Meno, quindi, della soglia minima di 3 mq prevista dalle due sentenze del 2009 e del 2013 con le quali la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia e il suo “strutturale sovraffollamento carcerario”. Secondo il tribunale il fatto che la pena non possa consistere in un trattamento contrario al senso di umanità significa che “la pena inumana non è legale, cioè è “non pena”, e dunque andrebbe sospesa o differita in tutti i casi in cui si svolge in condizioni talmente degradanti da non garantire il rispetto della dignità del condannato”.

Per questi motivi al giudice dovrebbe essere riconosciuta la facoltà di rinviare la pena dopo aver operato, volta per volta nella vicenda singola, un “congruo bilanciamento degli interessi da un lato di non disumanità della pena, e dall’altro di difesa sociale”.

L’idea delle carceri “a numero chiuso”, come ribattezzata da alcuni organi di stampa, rappresenterebbe per il tribunale “l’unico strumento per ricondurre nell’alveo della legalità costituzionale l’esecuzione della pena”, a conferma del perenne stato di illegalità antidemocratica in cui versa lo Stato italiano.

La decisione di sollevare la questione di incostituzionalità, oltre a rappresentare una svolta nella gravissima emergenza carceraria e giudiziaria in cui si trova immerso il nostro paese, cerca di colmare il grande vuoto lasciato dalla politica, che imperterrita continua ad ignorare uno scandalo ormai di dimensione internazionale.

Fonte


Gen 28 2013

Carceri in GB, donne, minori e adulti, violati i diritti

Ragazzini nel carcere con gli adulti: choc in Inghilterra

jail 4Minorenni trasferiti nelle strutture penitenziarie ordinarie, in violazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia delle Nazioni Unite: nel Regno Unito si grida allo scandalo.

Minorenni nelle galere per adulti. Una eventualità che viola gli accordi internazionali sul tema dei diritti dei minori. Il fatto scrive il quotidiano Independent, è avvenuto in Inghilterra e il ministro britannico della Giustizia Minorile, Jeremy Wright, ha ammesso che nel 2011 alcuni minorenni sarebbero stati trasferiti dalla custodia minorile, alle carceri. La questione era già all’attenzione della politica inglese da qualche tempo e, come già detto, vìola l’articolo 37 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia delle Nazioni Unite, che obbliga “la separazione carceraria tra adulti e minori, a meno sia necessario per il minore rimanere in costante presenza di adulti”.

Dopo essere stata dibattuta per la prima volta in Parlamento lo scorso 10 gennaio, la questione dovrà essere affrontata con grande rapidità per non incorrere nelle sanzioni delle Nazioni Unite.

Gb non rispetta condizioni carcere donne

teen-faces-sexual-exposing.nIgnorati standard dettati da Onu, centinaia i casi

La Gran Bretagna e’ lontana anni luce dagli standard delle Nazioni Unite sulla detenzione carceraria femminile e secondo uno studio le condizioni in cui le donne sono tenute in prigione sono in un gran numero di casi “ingiuste, sbagliate, non rispettose dei diritti umani”. Lo studio, condotto da Rachel Halford, direttrice del gruppo ‘Donne in carcere’, sostiene che il Regno Unito pur avendo firmato 2 anni fa un protocollo sui nuovi standard dell’Onu non ha finora ottemperato a tali direttive.

Fonte 1 e 2