Feb 26 2013

Via i letti a castello da Buoncammino

carcereAlghero – “Si avvia verso la normalità la degenza nel Centro Diagnostico Terapeutico del carcere di Buoncammino. Mentre si attendono i lavori di ristrutturazione, in questi ultimi giorni sono stati rimossi i letti a castello.

L’iniziativa si era resa necessaria a causa dell’eccessivo numero di pazienti ricoverati”. Lo rende noto Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, che in più occasioni aveva segnalato “il disagio per il sovraffollamento della casa Circondariale e per la presenza di letti a castello nell’area in cui sono assistiti i detenuti in precarie condizioni di salute”.

“Resta però irrisolto – ricorda Caligaris – il problema della presenza di un eccessivo numero di persone ammalate nella struttura penitenziaria cagliaritana. Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria dovrebbe infatti individuare strutture alternative alla detenzione nei conclamati casi di persone sofferenti e anziane.

E’ assurdo che si trovino nel Centro Clinico cittadini impossibilitati a deambulare autonomamente o costretti a rifiutare i colloqui con i volontari per i dolori che li affliggono. Sono ricoverate inoltre persone con il morbo di Parkinson incapaci perfino di infilarsi le calze o tenere in mano una forchetta”.

“La rimozione della doppia branda a castello – conclude la presidente di SdR – è comunque un segnale positivo. In questo modo si riduce drasticamente il rischio di cadute con conseguenti traumi. L’auspicio è tuttavia che le persone malate siano ricoverate nelle strutture ospedaliere con tutti i necessari supporti”.

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Feb 14 2013

GB – Nessuno dovrebbe morire ammanettato a un letto

Il garante delle carceri traccia un quadro deprimente in Inghilterra

cordatesaAnche in Gran Bretagna il regime carcerario manca il rispetto dei diritti umani. Londra ha un problema di sovraffollamento carcerario simile a quello italiano, ma Nigel Newcomen, il “prisons and probation ombudsman”, cioè il garante/difensore civico del sistema carcerario britannico, sottolinea nel suo rapporto come persista anche un problema culturale.

MALATI E PUNITI – A destare particolarmente scandalo è stata l’emersione del fenomeno dei detenuti ospedalizzati e ammanettati al letto anche quando gravemente malati, una cinquantina di casi nell’ultimo anno secondo il risultato delle inchieste relative ai singoli episodi denunciati. Prigionieri incoscienti, particolarmente anziani o fragili, tutti sono stati ammanettati al letto, una misura utile a compensare in parte i buchi nella sorveglianza determinati dai tagli.

LA CRITICA – “Troppo spesso sono stato chiamato ad intervenire” ha dichiarato Newcomen, che da tempo chiede che la pratica sia abolita o quantomeno usata solo nei casi di estrema necessità, sempre comunque rispettando la dignità dei prigionieri, che anche se condannati restano cittadini nelle pienezza dei loro diritti di essere umani e, in questo caso, di malati.

TROPPI DETENUTI – Newcomen poi punta il dito sul sovraffollamento provocato dall’aumento delle condanne e dal numero sempre più alto di anziani oltre i 60 anni che entrano in carcere, un problema nel problema perché le carceri non sono attrezzate per far fronte ai problemi geriatrici di un numero sempre più elevato di detenuti. Che come prima conseguenza porta il deterioramento delle condizioni di detenzione e secondariamente un aumento dei suicidi tentati e riusciti.

MEGLIO, MA NON ABBASTANZA – Nonostante ci sia stato un miglioramento nelle cure offerte ai detenuti, ora quasi al livello di quello disponibile ai liberi cittadini, i detenuti malati restano soggetti a limitazioni della libertà illecite quando di trovano nelle infermerie degli istituti come quando sono trasferiti negli ospedali civili e questo secondo l’ombudsman non è tollerabile, anche perché alcuni casi si sono risolti in uno spreco di risorse invece che in un risparmio, come farebbe invece ritenere la ragione con la quale questi provvedimenti sono giustificati. Non si vede alcun risparmio nel tenere per quattro giorni un detenuto incatenato agli uomini destinati a fargli la guardia mentre era in coma farmacologico indotto perché soffriva di un tumore allo stadio terminale, uno dei casi più clamorosi, citato ad esempio per evidenziare che qualcosa da correggere c’è di sicuro.

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