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Giustizia: la storia di Bellavista Caltagirone, arrestato e assolto dopo nove mesi di carcere

images (3)Assolto perché il fatto non sussiste. Francesco Caltagirone Bellavista è stato assolto insieme con altri nove imputati dal Tribunale di Torino dall’accusa di truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, intimidazione di soggetti istituzionali, l’accusa di associazione per delinquere era già stata archiviata dal gip torinese un anno fa: si è così clamorosamente sgonfiata l’indagine della Procura di Imperia che si era abbattuta come un ciclone sul porto ligure, sull’imprenditore romano e sul dominus politico Claudio Scajola.  Continue reading


Giulio Petrilli, assolto dopo 6 anni di carcere: “Lo Stato mi nega il risarcimento”

cordatesaROMA – Giulio Petrilli fu arrestato il 23 dicembre 1980, con l’accusa di partecipazione a banda armata per un suo presunto coinvolgimento nell’organizzazione Prima Linea. Aveva 21 anni. L’odissea parte da qui. Detenuto ingiustamente per sei anni in 13 carceri, da San Vittore ad Ascoli Piceno, sempre nel regime speciale riservato ai terroristi, è stato assolto in appello. Un proscioglimento divenuto definitvo in Cassazione nel 1989.

Oggi Giulio è a Roma a distribuire volantini in cui racconta la sua storia: ha convocato associazioni ed ex parlamentari davanti alla Cassazione, dove oggi la Quarta Sezione Penale discute il suo ricorso contro la decisione della Corte d’Appello di Milano che gli ha negato il Continue reading


Torturatori assolti per pestaggi a Teramo

torturaIl primo febbraio il giudice ha chiuso per sempre il caso Castrogno. L’inchiesta sul pestaggio di un recluso e sull’audio shock con la frase «un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto» è stata archiviata dal gip Giovanni de Rensis che ha respinto la seconda opposizione presentata dal detenuto che accusava di essere stato pestato in carcere. Nell’inchiesta erano indagati l’ex comandante Giuseppe Luzi e quattro agenti di polizia: Donatello Pilotti, Giampiero Cordoni, Roberto Cerquitelli e Augusto Viva (difesi dagli avvocati Nicola De Cesare, Raffaella Orlando, Filomena Gramenzi, Renzo Di Sabatino, Carla Vicini, Antonio Valentini). Quella arrivata a de Rensis era la seconda richiesta di archiviazione. La prima era stata respinta dal gip Marina Tommolini (ora in servizio alla Corte d’appello di Ancona) che aveva disposto ulteriori indagini al pm Irene Scordamaglia . Il detenuto ha sempre sostenuto di essere stato picchiato da alcuni agenti di polizia penitenziaria di Castrogno come atto di ritorsione per una sua resistenza nei confronti di un agente.Va detto inoltre che il detenuto finì a processo (poi assolto) con l’accusa di lesioni e resistenza ad un agente di polizia penitenziaria. L’ex comandante, subito dopo l’esplosione del caso, aveva ammesso che era sua la voce che si sentiva nel colloquio shock registrato sul cd. E lui che diceva: «Il detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto. Abbiamo rischiato una rivolta perchè il negro ha visto tutto». Quel testimone era Uzoma Emeka, detenuto nigeriano morto in carcere un mese dopo i fatti, stroncato da un tumore al cervello non diagnosticato. Qualche giorno dopo la notizia tre compagni furono denunciati per delle scritte in città contro sbirri e politici. Sbirri che oggi sono dichiarati innocenti dalla giustizia statale e, soprattutto, ancora una volta non hanno trovato alcuna opposizione.

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Assolto dopo 21 anni di carcere chiede 69 milioni allo Stato

Giuseppe Gulotta, muratore di Certaldo  fu arrestato a 18 anni con l’accusa di aver ucciso due carabinieri ad Alcamo Marina. L’assoluzione è arrivata il 13 febbraio scorso nel processo di revisione

megafono “Chi mi ridarà la mia vita perduta?”, aveva detto Giuseppe Gulotta il 13 febbraio 2012. Quel giorno la Corte d’Appello di Reggio Calabria aveva pronunciato la sua sentenza: innocente, dopo 21 anni, 2 mesi, 15 giorni e sette ore di carcere. Giuseppe Gulotta, 50 anni, muratore di Certaldo, era stato arrestato a 18 anni, prelevato e portato nella caserma dei carabinieri di Alcamo (Trapani) e sospettato dell’omicidio di due militari. Ad un anno di distanza dalla sentenza che lo ha assolto, dopo 21 anni di carcere, Gulotta ha chiesto 69 milioni di euro al ministero di Grazia e Giustizia. “La riparazione dell’errore giudiziario – spiega l’avvocato Pardo Cellini – va commisurata alla durata dell’espiazione della pena e alle conseguenze personali e familiari derivanti dall’ingiusta condanna”.

Una condanna che ha segnato la vita del muratore di Certaldo, che nel 1976, accusato dell’assassinio, insieme a due complici, dei due carabinieri Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo, venne picchiato e seviziato per ore finché non confessò quello che non aveva fatto. Poi Gulotta ritrattò, ma fu condannato, ugualmente, al carcere a vita nel 1990.
Tanti anni di carcere, e poi la revisione del processo scattata dopo le dichiarazioni di un ex ufficiale dei carabinieri che nel 2007 raccontò che le confessioni di Gulotta e degli altri erano state ottenute attraverso torture.