Cagliari, alta tensione a Buoncammino I detenuti: “Noi, trattati come bestie”

WELD_CO_K9_JAILNotte di tensione nel carcere di Buoncammino. Su uno striscione era scritto: “Non siamo bestie. Questa non è una rivolta, è un segno di protesta”.

C’è chi vuole andare nella colonia penale, chi chiede il permesso di uscire per lavorare e chi si lamenta per il sovraffollamento e le condizioni del carcere. Sarebbero queste le ragioni che hanno spinto ieri cinque detenuti della cella 72 del carcere di Buoncammino a protestare. Proprio nel giorno in cui il ministro della Giustizia Cancellieri si trovava in Sardegna per inaugurare il nuovo carcere di Sassari.

ALTA TENSIONE – Pentole e suppellettili contro le sbarre e qualche lenzuolo bruciato. Momenti di tensione ieri sera all’interno del carcere Buoncammino di Cagliari. Poco dopo le 21.30, a causa di un problema, è mancata improvvisamente la corrente. Quasi contemporaneamente ai blackout i detenuti hanno iniziato a protestare battendo sulle sbarre delle celle e delle finestre pentole e altri oggetti. Qualcuno avrebbe anche incendiato le lenzuola. La protesta sarebbe durata solo alcuni minuti, giusto il tempo dell’entrata in funzione del gruppo elettrogeno che ha ripristinato la corrente nel carcere.

Gli agenti della polizia penitenziaria hanno poi ristabilito l’ordine, mentre all’esterno della casa circondariale arrivavano i parenti dei detenuti, le telecamere delle tv e i fotografi dei giornali.

IL CARCERE DI BUONCAMMINO – Buoncammino, al pari di altri istituti in Italia, soffre di una situazione di sovraffollamento al limite della vivibilità e sconta il degrado dell’antico edificio che lo ospita. I sindacati degli agenti penitenziari denunciano inoltre da tempo una cronica carenza di organico.

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