Mag 31 2013

Presidio sotto il carcere di Forlì

cordatesa


Mar 13 2013

Romagna, carceri, si cambia: taglio di risorse e accorpamenti

images (5)RIMINI – Il carcere di Rimini rischia di essere accorpato a quello di Forlì. In ottica di spending review, anche la direzione delle due case circondariali rischia di essere coperta da un solo funzionario. E’ quanto contenuto tra le righe del provvedimento emanato dal Governo Monti riguardo al taglio dei dirigenti pubblici, una decisione che avrà le sue ricadute anche sulla gestione dell’amministrazione penitenziaria.

Gli accorpamenti produrranno, inevitabilmente e a ricaduta, una serie di altre novità che, per certi versi, appaiono come un deciso ritorno al passato. Ad esempio, la direzione del carcere di Rimini spetterà a Forlì, città che ospiterà il penitenziario più grande della Romagna.
E’ infatti in fase di costruzione il nuovo carcere (di cui per il momento sono state realizzate le sole fondamenta), che avrebbe dovuto essere inaugurato per il 2013. Il rallentamento dei lavori ha spostato la data di previsione di fine lavori. L’opera dovrebbe essere completata entro il 2015.

Per quanto riguarda la casa circondariale di Rimini, da segnalare che da qualche giorno la direzione è già retta dal dirigente di Forlì in quanto la direttrice Maria Benassi, in carica dal lontano 2001, sta usufruendo delle ferie non godute prima di essere collocata a riposo con il prossimo primo giugno. Con il pensionamento di Benassi (per ora “tecnicamente” in ferie), la direzione del carcere è stata assunta da Palma Mercurio, vice direttore del carcere di Bologna e direttrice del carcere di Forlì. I bene informati ritengono che possa essere lei, a giugno, a ricevere definitivamente l’incarico di coordinare i due penitenziari romagnoli.
Anche il carcere di Ravenna è gestito da una figura apicale in condivisione con Ferrara mentre la direttrice di Rimini, prima del suo pensionamento, aveva retto le sorti del carcere bolognese.

Sul giro di valzer delle poltrone dei direttori degli istituti di pena e soprattutto degli accorpamenti, che determinano, gioco forza, che le strutture vengano di fatto rette da personale della polizia penitenziaria, era intervenuto anche Alessandro Margara, garante dei detenuti della Toscana, nonché ex capo dell’Amministrazione penitenziaria per esprimere le sue preoccupazioni. Un intervento, il suo, che aveva suscitato la perplessità e la replica di Donato Capece, segretario del Sappe il sindacato autonomo di polizia penitenziaria il quale aveva preso la palla al balzo per tornare a proporre con urgenza “un nuovo ruolo per l’esecuzione della pena in Italia, che preveda ad esempio circuiti penitenziari differenziati per i tossicodipendenti, il lavoro obbligatorio in carcere, l’espulsione dei detenuti stranieri ed un maggiore ricorso alle misure alternative’’.

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