Iran, manovre anti-sommossa nelle prigioni per paura delle proteste, ispezionato Evin

_48219931_007494170-1Il regime teocratico, per paura delle rivolte dei prigionieri, è ricorso a manovre anti-sommossa in varie prigioni di tutto il paese.  Manovre simili sono già state messe in atto nelle prigioni delle città di Ardakan, Yadz, Arak, Naghadeh, Abadeh, Maragheh, Marvdasht, Ghom, Yassouj e altre.  Sono state portate a termine con la collaborazione del Ministero dell’Intelligence, delle Forze di Sicurezza, dell’Ufficio del Governatore, del Dipartimento dei Vigili del Fuoco e dei servizi di emergenza di queste città.  Gli agenti del regime hanno affermato che lo scopo di tali manovre è “garantire la sicurezza nelle prigioni,” “preparazione e miglioramento della capacità di affrontare potenziali disordini e sommosse all’interno delle prigioni,” “affrontare situazioni con rapimento di ostaggi,” “minacce,” “aumento del livello di preparazione della polizia penitenziaria, coordinamento con altri organi e controllo delle crisi.”  Nel frattempo, il 19 Marzo 2013, gli agenti “per la sicurezza penitenziaria” hanno brutalmente ispezionato i bracci maschile e femminile dei prigionieri politici nella prigione di Evin.  Le forze anti-sommossa al comando dell’IRGC hanno anche partecipato a varie esercitazioni per contrastare “le proteste popolari” a Tehran.  Queste manovre repressive in varie prigioni e città servono a reprimere le rivolte dei prigionieri contro le orribili condizioni delle prigioni, l’esplosione della rabbia popolare e le masse di gente affamata, in particolare alla vigilia delle elezioni-farsa del regime.

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