Apr 17 2013

Sassari: detenuto 66enne ucciso da cancro al pancreas

tristeSassari, 31 marzo 2013. Jacques De Deker, cittadino belga, muore nel Centro clinico del carcere di San Sebastiano. Era malato di cancro al pancreas e aveva 66 anni. Era in carcere all’agosto 2006 e doveva scontare complessivamente 12 anni e 4 mesi, pena derivante da due diverse condanne per traffico di droga.
Il tumore gli era stato diagnosticato nel 2008 e da allora si era battuto per ottenere prima la possibilità di curarsi fuori dal carcere e in seguito – sfumata ormai ogni possibilità di cura – almeno di poter morire “accanto ai miei due bambini e a mia moglie, in Belgio”, come lui stesso scrive in una lettera-appello del marzo 2009. Invece, quattro anni più tardi, morirà in una cella del carcere di Sassari. Di seguito la cronaca della sua vicenda, attraverso le pagine del quotidiano “La Nuova Sardegna”.

Ha un tumore ma resta in carcere
21 aprile 2010
Nell’ottobre del 2008 gli è stato Continue reading


Feb 19 2013

Georgia: dal 2005 oltre 700 morti in carcere, avviata indagine della procura generale

jail-barsOltre 700 carcerati sono morti in Georgia tra il 2005 e il 2012 durante la detenzione e la Procura generale ha avviato un’indagine per verificare le “informazioni preliminari su molte uccisioni”. La notizia, scioccante, arriva direttamente dal procuratore generale della Georgia e minaccia di aprire un nuovo fronte di tensione politica, già alta nel Paese caucasico, dopo la sconfitta elettorale del partito del presidente Mikheil Saakashvili e l’arrivo al governo del miliardario Bidzina Ivanishvili. Un cambio di guardia, tra l’altro, avvenuto sulla scia dello scandalo scoppiato con la diffusione lo scorso settembre di un video in cui si vedono funzionari di un carcere maltrattare e violentare dei carcerati.
“Stiamo indagando sulle reali ragioni delle morti, in quanto secondo informazioni preliminari molti (carcerati, ndr) sono stati uccisi”, ha dichiarato oggi il procuratore capo Archil Kbilashvili, come riporta Interfax da Tbilisi. “Se queste informazioni saranno confermate, allora saremo di fronte a crimini commessi dallo stato”, ha precisato. I primi risultati dell’indagine avviata, secondo il procuratore, saranno disponibili e resi noti già a marzo.
La questione del trattamento dei detenuti nelle carceri georgiane si è saldata nei mesi scorsi con quella delle incarcerazioni, quindi dei processi, in uno dei filoni più delicati del braccio di ferro tra Saakashvili e il nuovo premier Ivanishvili. Il 21 dicembre il parlamento di Tbilisi ha approvato un’amnistia che promette la scarcerazione anticipata a circa 3.500 carcerati e una riduzione di pena per altri 5.500.
Il provvedimento di amnistia prevede la creazione di una speciale commissione incaricata di rivedere ogni singolo caso, ma raccomanda la grazia per i condannati per tradimento, per aver partecipato in disordini militari, per attività di spionaggio a favore della Russia, per furto e frode. Secondo il governo, infatti, questi articoli raccolgono un alto numero di persone vittime di persecuzioni politiche negli anni di potere di Saakashvili. Il presidente si è rifiutato poi di firmare l’amnistia e al suo posto l’ha vidimata il capo del parlamento, David Usupashvili.

Fonte Tm News