Israele, oltre mille palestinesi detenuti iniziano lo sciopero della fame

Hanno risposto ad un appello lanciato da Marwan Barghouthi, leader della seconda intifada condannato a vita: “Sottoposti a trattamenti degradanti e inumani”. Il ministro della Sicurezza interna annuncia sanzioni per chi partecipa alla protesta.

Oltre mille detenuti palestinesi hanno iniziato stamattina uno sciopero della fame nelle carceri israeliane. “Circa 1.300 detenuti palestinesi hanno iniziato uno sciopero della fame e questo numero potrebbe aumentare nelle prossime ore”, ha detto un

funzionario palestinese spiegando che i detenuti hanno risposto ad un appello lanciato da Marwan Barghouthi, leader della seconda intifada condannato all’ergastolo con accuse di omicidio e richiuso dal 2002 in una prigione di massima sicurezza.

La protesta è stata indetta per denunciare le condizioni di detenzione, ha spiegato Sarahneh Amani, portavoce del Club des prisonniers palestiniens, l’ong che nei Territori occupati si occupa dei detenuti. Secondo il Club, “l’amministrazione penitenziaria ha confiscato tutti i beni che erano nelle celle dei detenuti che hanno aderito alla protesta e ha iniziato a trasferirli in altre prigioni”.

Questo sciopero della fame a tempo indeterminato viene lanciato durante la celebrazione della “Giornata dei prigionieri”, celebrata ogni anno dai palestinesi da oltre 40 anni. Anche ieri in molte città della Palestina migliaia di persone sono scese in piazza con cartelli che riproducevano foto dei parenti detenuti.

Più di 6.500 palestinesi, tra cui 62 donne e 300 minori (ragazzi e ragazze) sono rinchiusi attualmente nelle carceri di Israele. Circa 500 di loro sono sotto il sistema extragiudiziale di detenzione, che consente la detenzione senza processo o incriminazione. Anche 13 deputati palestinesi di diversi partiti sono imprigionati.

Marwan Barghouthi, rivale del presidente palestinese Mahmoud Abbas in seno ad al-Fatah, in un articolo inviato al New York Times dalla sua prigione di Hadarim nel nord di Israele, ha denunciato il “sistema giudiziario a due livelli” istituito da Tel Aviv, una sorta di “apartheid giudiziaria, che garantisce l’impunità per gli israeliani che hanno commesso crimini contro i palestinesi e criminalizza la presenza e la resistenza palestinese”. Barghouthi scrive che “i prigionieri palestinesi stanno soffrendo torture, trattamenti degradanti e inumani e negligenza medica, alcuni sono stati uccisi in custodia”.

Il portavoce del servizio penitenziario israeliano, Assaf Librati, si è limitato a confermare, precisando che i detenuti che ieri hanno annunciato l’intenzione di partecipare allo scioperosono 700. “Stiamo verificando il numero di prigionieri che sta davvero scioperando. Daremo un aggiornamento in seguito” ha aggiunto. Il ministro israeliano per la sicurezza interna, Ghilad Erdan, ha invece anticipato che serie misure disciplinari saranno adottate verso chi sciopera.

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