Droga: 10mila in carcere, ora potrebbero uscire

cordatesaROMA – Sono tra i 10 e gli 11 mila i detenuti che potrebbero potenzialmente usufruire delle ricadute della sentenza della Consulta che ha “bocciato” la Fini-Giovanardi. Tanti, infatti, secondo le stime delle associazioni di settore sono le persone in carcere per reati connessi alle droghe leggere quali cannabis e hashish. A portare in Corte Costituzionale la questione di legittimità è stata la Cassazione nel corso di una causa che vede imputato un uomo condannato a Trento per il trasporto di 3,8 chili di hashish. Ma analoghi ricorsi sono stati proposti anche dal gip di Torino e dalla Corte di appello di Roma. Sul piano delle ricadute penali, la sentenza ha conseguenze di peso. “Due in particolare – spiega il penalista Roberto Afeltra -. La prima è praticamente automatica ed è la rimodulazione della pena alla luce dei minimi e dei massimi che tornano in vigore: con la Fini-Giovanardi, che non distingueva tra droghe leggere e pesanti, si andava da un minino di 6 a un massimo di 20 anni di carcere. Dopo la sentenza della Consulta, che fa rivivere la Iervolino-Vassalli così come modificata dal referendum del ’93, le pene sono comprese tra i 2 e i 6 anni. chi ha un procedimento in corso, quindi, usufruirà delle pene più lievi. Ma anche chi ha condanne passate in giudicato potrà fare istanza, attraverso un incidente di esecuzione, per ottenere un ricalcolo della pena comminata, visto che la sentenza effetti sostanziali, su questo piano”. “La seconda conseguenza riguarda reati concorrenti e indulto e prevede sempre il passaggio per un incidente di esecuzione e una valutazione che tenga conto, caso per caso, di quale sia il reato principale, quale il reato concorrente e dell’eventuale applicazione dell’indulto. Per esempio, un soggetto condannato per spaccio di droghe leggere con l’aggravante dell’ingente quantità, e per partecipazione ad associazione per delinquere con fini di spaccio, nel 2006 non ha usufruito totalmente dell’indulto, perché la pena principale era quella legata al primo reato, non indultabile. Ma con il ricalcolo alla luce della sentenza della Consulta, la pena principale è legata al secondo reato, che è invece tra quello coperti interamente dall’indulto del 2006, rimanendone fuori solo la pena del primo reato a titolo di continuazione. Quindi, nell’incidente di esecuzione si può fare istanza per ottenere la parte di l’indulto allora non goduto”, conclude.

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