Herman Wallace, uno delle Black Panther, dimenticato

cordatesaHerman Wallace, ha 71 anni ed ha passato gli ultimi 40 anni della sua vita in prigione. In isolamento, solo un’ora d’aria al giorno, sempre da solo. Membro del Black Panther Party – una “pantera nera” – si trovava in prigione per rapina, quando gli comunicarono che aveva ucciso un secondino, bianco ovviamente. Secondo l’accusa, ci si erano messi in tre, per far fuori la guardia; ovviamente tutti e tre neri, tre “pantere nere”. Il processo venne celebrato in quattro e quattr’otto, e, sempre nel quadro dell’ovvietà, vennero tutti condannati all’ergastolo, e all’isolamento. O certo, negli anni passati c’è stata una campagna per tirarlo fuori da una simile situazione, ma poi tutto è caduto nel dimenticatoio. Fino a qualche giorno fa, quando un giudice, Brian Jackson, ha deciso che quella vecchia sentenza era incostituzionale – sembra che in America, nelle giurie ci debba essere almeno una donna – e quindi ne ha ordinato l’immediata scarcerazione. Wallace è il secondo dei “tre del carcere Angola” che riguadagna la libertà; l’ultimo continua a marcire in qualche cella in Louisiana, o chissà dove. A quanto pare Wallace non si godrà a lungo la sua riconquistata libertà: ha un cancro al fegato che gli lascia poche settimane di vita. Nonostante questo, Hillar Moore – il procuratore di Baton Rouge, Louisiana – ha dichiarato che presenterà appello contro la decisione del giudice Jackson. Ne volevo pubblicare la foto, di Hillar, ma poi ho pensato che era meglio evitare di mostrare una simile oscenità!

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