Siria: sciopero della fame di attiviste incarcerate e torturate

cordatesaÈ in corso da oltre una settimana lo   sciopero della fame delle detenute nel carcere di Adra, a Damasco. Si tratta di una protesta a oltranza contro le condizioni in cui sono costrette a vivere queste attiviste auto-definitesi “prigioniere di coscienza” e in attesa di giudizio. Sembra che gran parte di loro siano state arrestate senza aver commesso alcun reato. Precise le loro richieste: processo equo, possibilità di comunicare con le famiglie e cure mediche, visto che per molte la salute va deteriorandosi in modo pericoloso.

Al di là di palesi violazioni degli standard internazionali riguardanti le carceri, le detenute non sanno di cosa sono accusate e durante la carcerazione preventiva, che per tante si protrae già da lungo tempo, parecchie di loro hanno subito abusi e torture.

Il carcere di Adra, tristemente noto per aver ospitato negli anni numerosi prigionieri politici, è una delle peggiori del Paese. Originariamente costruita per una capacità di 2.000 detenuti, oggi ne ospita oltre 9.000, in prevalenza uomini (le donne sono circa 200). Sin dagli anni novanta le organizzazioni per i diritti civili richiedono il trasferimento della popolazione femminile a causa dei ripetuti abusi ai loro danni.

Secondo la dichiarazione rilasciata dalla Coalizione nazionale siriana, che riunisce gran parte delle forze dell’opposizione, le prigioniere politiche di Adra e di altre carceri, “vivono in condizioni terribili e disumane. Molte sono anziane, malate o incinte, e hanno bisogno urgente di cure mediche adeguate, che spesso vengono loro negate.”

Gli stessi attivisti sostengono che membri delle forze armate avrebbero picchiato e insultato le donne di Adra, nel tentativo di impedire la diffusione della notizia dello sciopero della fame. La dichiarazione prosegue: “Le nostre eroine non si piegano, ribadendo con fermezza che per loro si tratta di una questione di vita o di morte.”

Anche l’Associazione della Siria per i diritti umani segnala di aver ricevuto informazioni sui trattamenti disumani riservati alle donne detenute, molte delle quali soffrono di problemi respiratori e dermatologici come conseguenza delle torture subite durante gli interrogatori e per mancanza di cure adeguate.

Sui social network cresce intanto la solidarietà, come il video che segue, rilanciato anche da Al Jazeera, nel quale si afferma: “Tutti possiamo fare qualcosa per diffondere la loro voce. La solidarietà non si esprime solo a parole, la solidarietà è azione. Le donne detenute ad Adra così come in tutte le altre prigioni siriane, sono le nostre madri, sorelle e figlie. Sono la Siria. Noi siamo la Siria. Siamo con voi, siamo tutti con voi.”

Sulla pagina Facebook Tahrir-ICN viene pubblicata un’immagine accompagnata dalla didascalia: “SIRIA 7 luglio 2013: le detenute nel carcere di Adra sono in sciopero della fame da sei giorni per richiedere un processo equo. Alcune di loro si trovano lì da oltre sei mesi senza sapere quali siano le accuse contro di loro e senza aver affrontato un processo, molte necessitano di cure mediche urgenti e altre sono incinte.”

Su Twitter l’hashtag da seguire è Adra_prison  – da cui sono tratti i tweet che seguono.

@motazghanem : “Il Ramadan è iniziato da qualche giorno tra le donne nel carcere di Adra, ma loro rifiutano il cibo anche dopo il tramoto e prima dell’alba. Sciopero fino alla libertà dalle prigioni dei criminali”.

@sh_sh6755 : “Sono una prigioniera, sono invisibile. Sono stata dimenticata, dormo sul pavimento. Mi ammalo, a nessuno interessa. Mangio cibo rifiutato dai cani. Non dormo per il sovraffollamento, non dimenticatevi di me”.

@msmaheart : “Mattinata di fame, di lotta, una mattina nella prigione di Adra, di determinazione, perseveranza, e di orgoglio per lo sciopero della fame delle detenute. Come state oggi?”.

Una delle foto più condivise è quella dell’artista parigino Iyad Abu Alshamat e di Nijati Tiyyara, che tengono in mano un foglio in cui si legge: “In solidarietà con le detenute della prigione di Adra. Le vostre voci hanno raggiunto i nostri cuori a Parigi e ci uniamo alla vostra protesta”.

Da segnalare infine il rapporto, pubblicato da Human Rights Watch il mese scorso, sui continui abusi subiti dalle donne nelle carceri siriane. L’organizzazione ha intervistato dieci detenute, otto delle quali si sono identificate come attiviste e hanno dichiarato di “aver subito abusi e torture da parte delle forze di sicurezza e dai membri della Shabiha. Gli abusi includevano l’uso di scosse elettriche, bastoni, corde e manganelli.”

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