«Il Cie trasformato in carcere»

cordatesaIl Siulp deve intervenire, nuovamente e per l’ennesima volta al fine di stigmatizzare fortemente quanto accaduto al Cie la scorsa settimana, ove 3 stranieri, clandestini e delinquenti, con un atto di rivolta violenta contro le Istituzioni, la Legge e chi sul territorio rappresenta lo Stato, quindi gli appartenenti alle forze di polizia, hanno devastato il Cie e ferito 2 poliziotti i quali, con umiltà e sacrificio, non facevano altro che cercare di ripristinare la legalità violata.

Purtroppo, questi tre delinquenti violenti, subito dopo sono stati rimessi in libertà. Decisione che il Siulp rispetta pienamente, poichébasata sull’applicazione della Legge da parte di imparziale ed autonoma Magistratura, che è oggi sicuro presidio di democrazia e libertà nel nostro Paese.

Resta comunque l’amarezza, al di la del fatto che la legge sull’immigrazione possa essere condivisa o meno, rilevato che il Cie è un edificio pubblico, pagato e più volte ristrutturato con i soldi dei contribuenti, e che 2 rappresentati dello Stato sono finiti al pronto soccorso. Il risultato pratico che si percepisce in “strada”, fra la gente comune non avvezza ai ghirigori della Legge, ma anche fra le persone dedite all’illegalità, e che in Italia, taluni possono commettere atti di violenza su persone e cose approfittando del loro stato di clandestinità. Almeno nell’immediato.

Parliamo di persone con precedenti, senza un’identità certa o con l’identità ostinatamente tenuta nascosta per evitare il rimpatrio, pur continuando a delinquere sul territorio italiano. Anche il nuovo ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, nella sua recente intervisita ha dichiarato che: «La direttiva Europea non chiede all’Italia di mettere nei CIE persone malate, fragili, minori, ma solo persone pericolose o criminali». Infatti, cosi è fin dal giugno del 2011 quando, cioè è stata recepita la c.d. Direttiva “RIMPATRI 115/2008”. Magari, la Direttiva poteva essere prima e meglio recepita, ma comunque questo Sindacato già il 14 novembre 2011, e da ultimo il 29 aprile 2013, in occasione dei due convegni aventi come oggetto “Immigrazione e Cie”, aveva pubblicamente denunciato questa circostanza e ciò che sarebbe inevitabilmente successo.

Il risultato e che almeno nel Cie modenese, del quale abbiamo piena contezza, gradualmente ma inesorabilmente, vengono effettivamente trattenute solo “persone pericolose e criminali prive di identità che rifiutano il rimpatrio” le quali compiono, meticolosamente e costantemente, episodi di distruzione ed aggressione, nel silenzio più assordante di tutti coloro che sono deputati a risolvere questa annosa vergogna. Questo ha trasformato la struttura in nuovo ambiente carcerario, in cui chi è deputato a sorvegliare i “carcerati” non sono i professionisti del settore cioè la polizia penitenziaria, ma purtroppo la polizia di Stato ed un altro sparuto manipolo di FF.PP. e FF.AA., i quali non sono ne deputati a quel compito, ne preparati. Tantomeno è stata considerata la necessità di introdurre una nuova regolamentazione sull’utilizzo e permanenza nell’edificio che, nei fatti, ha mutato identità e finalità.

Comunque i tre individui in questione, già soggetti a più provvedimenti di espulsione (che forse non verranno mai concretizzati in effettivo rimpatrio a causa della difficoltà od addirittura impossibilità di accertarne l’identità) sono stati necessariamente ricondotti al Cie dove, paradossalmente, tra qualche tempo, potrebbero trovarsi di fronte, una volta guariti, i poliziotti che hanno ferito qualche giorno fa.

E’ opportuno tutto ciò? Si poteva fare diversamente pur rispettando la legge? Cosa faranno adesso i tre pur di evitare il processo che comunque prima o poi si farà? Che insegnamento ne hanno tratto gli altri “trattenuti” al Cie da questo episodio? Con che spirito gli agenti delle forze di polizia svolgeranno il loro servizio al Cie e su strada? Quale soluzione adottare con stranieri che delinquono e nascondono la loro identità? E’ opportuno che costoro possano rimanere nel nostro già martoriato Paese e avere, talvolta, persino diritto di asilo?

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