Sondrio – Sciopero della fame in carcere contro la direttrice

aRiportiamo qui di seguito quanto scritto dai detenuti al Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria e al presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano.

« – Il direttore dell’istituto ha vietato più volte l’ingresso del garante dei detenuti fino a metterlo in condizione di rinunciare all’incarico.
– Il direttore dell’istituto ha vietato l’ingresso delle volontarie “le dame di San Vincenzo” che da anni aiutavano i detenuti con supporti morali e materiali di prime necessità.
– Il direttore dell’istituto ci vieta il consenso di contattare telefonicamente i nostri difensori/avvocati se non indichiamo le motivazioni dettagliate e convincenti per lei (in realtà prende tempo per dissuaderci dall’effettuare telefonate).
– Non vengono rispettate le graduatorie relative alle attività di lavoro svolte all’interno dell’istituto sotto la dittatura della direttrice (tra l’altro voci di corridoio lasciano intendere un clima di tensione provocato dalla stessa che si ripercuote inevitabilmente a discapito dei detenuti).
– Il carcere è sovraffollato e ci sono persone detenute anche con problemi di salute costrette a stare in spazi ristretti (quando vi è una cella detentiva di circa 17mq chiusa da mesi, approssimativamente 4/5 posti).
– Le richieste dei detenuti circa i colloqui con il direttore vengono presi in considerazione solo per obbligo da parte della direttrice stessa che consistono in monologhi nei quali l’unica a parlare è lei stessa senza dar modo ne spazio ai detenuti.
– Il direttore dell’istituto ha minacciato e minaccia i detenuti di possibili ritorsioni a sfavore del loro trattamento rieducativo e di rinserimento se non eseguono i suoi oridini come marionette generando così un clima di paranoia e paura che sfocia in aggressività e tutte le più ovvie conseguenze tra tutta la popolazione detenuta e non..”

– Come causa scatenante che ci ha portato a esporre questa ormai insostenibile situazione vi è l’episodio che di recente ha visto protagonista un nostro compagno di detenzione (e così ancora lo vorremmo chiamare) rischiare la vita, fatto fortunatamente evitato grazie alla tempestività e alla professionalità del personale infermieristico coordinato dal dirigente sanitario dottor Ali El Azaymeh che da molti anni si è impegnato a salvaguardare la salute dei numerosi detenuti pazienti entrati in carcere talvolta anche in condizioni già critiche di per se.

Per questi motivi dichiariamo sciopero della fame e per il momento ci sottoporremo solamente alla pesata giornaliera finchè verranno presi provvedimenti corretti ed effettuati dalle autorità preposte, non dalla direttrice attuale, utili alla risoluzione dei problemi specificati come sopra.
Chiediamo un colloqui con il garante nazionale dei detenuti e rifiutiamo qualunque colloquio con il personale interno dell’istituto che, come consuetudine, la direttrice ci manderà per risolvere problemi che in realtà lei ha creato e mai ci sono stati prima del suo arrivo.»

Fonte


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