Un altro detenuto si impicca in carcere

aUn altro detenuto morto tra le mura di una cella del carcere San Giorgio di Lucca, un altro giovane che si è tolto la vita tra le sbarre dopo una condanna a due anni. E’ il secondo caso nel giro di due anni. La vittima stavolta è un 28enne di origini tunisine: per lui non c’è stato niente da fare. Lo hanno trovato gli agenti della polizia penitenziaria ormai privo di vita dopo che si era impiccato con un cappio realizzato con federe e brandelli di lenzuola. Il dramma si è consumato poco prima delle 22 di questa sera (22 settembre), in circostanze che comunque devono ancora essere chiarite. L’intervento del 118 non è purtroppo servito a niente.

Il giovane tunisino, che non aveva dato alcun tipo di avvisaglia, era rinchiuso al San Giorgio dallo scorso 2 agosto, con le accuse di rapina impropria e lesioni personali. Secondo le prime indiscrezioni, non aveva mai manifestato intenti suicidi, né mostrato segni di depressione. In mattinata era stato condannato a due anni. Nella sua mente, qualcosa deve essere accaduto fino a fargli credere che non ci sarebbe stata altra via d’uscita, dopo quella sentenza. “E’ stato tentato tutto per salvarlo”, spiega il segretario nazionale del sindaco della polizia penitenziaria Sappe, Donato Capece. “La morte per suicidio di un detenuto in carcere è sempre una sconfitta per lo Stato – osserva -. Negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della polizia penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 18mila tentati suicidi ed impedito che quasi 133mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”, conclude il leader nazionale del primo sindacato del corpo. “Il dato oggettivo è che la situazione nelle carceri resta allarmante. Altro che emergenza superata”.
La stessa amara sorte era toccata, nel pomeriggio del 22 ottobre del 2014 ad un detenuto di appena 25 anni. Il giovane di origini sinti, aveva deciso di farla finita a poche ore dalla sua cattura a Viareggio. Era ricercato in tutta Italia perché doveva scontare una pena residua di tre anni e tre mesi di detenzione, dopo una condanna emessa dal tribunale di Bolzano e che era stata sostituita dall’affidamento in prova. Il giovane, però, conosciuto alle forze dell’ordine per reati che andavano dalla rapina, alle lesioni personali e al sequestro di persona, era sparito nel nulla. Su di lui pendeva quindi un ordine di cattura, che era stato infine eseguito qualche giorno prima del suicidio al termine di un concitato episodio al mercato di Viareggio. Gli agenti lo avevano notato in compagnia di una donna: subito dopo il giovane aveva iniziato a correre tra i banchi per far perdere le sue tracce ma era stato acciuffato. Una volta dietro le sbarre avrebbe maturato i suoi propositi suicidi.
Come il giovane trovato cadavere questa sera: ambulanza e automedica inviate dalla centrale operativa del 118 non hanno potuto fare nulla. Forse ha approfittato di un momento di calma apparente, forse di una momentanea distrazione delle guardie carcerarie, sempre meno – denunciano i sindacati di polizia – con sempre più detenuti. Un’emergenza continua che per il Sappe non è ancora stata risolta.
Ma un’altra morte sospetta al San Giorgio si era dovuta registrare il 24 febbraio scorso: a morire un giovane trentenne originario di Acerra ma residente a Massa. Fu trovato senza vita dalla polizia penitenziaria all’interno della sua cella, dove si era sprigionato un forte odore di gas. Si parlò anche in quel caso di possibile suicidio, ma con il passare delle ore la morte del detenuto sembrò piuttosto da attribuire a cause accidentali.
E proprio mercoledì (21 settembre) si era tenuto a Montale il tredicesimo consiglio nazionale del sindacato dei baschi azzurri. Il Sappe aveva evidenziato che “la polizia penitenziaria, nelle 18 carceri della Regione, è formata da persone che nonostante l’insostenibile, pericoloso e stressante affollamento, al 31 agosto scorso erano infatti detenute 3.244 persone, credono nel proprio lavoro, che hanno valori radicati e un forte senso d’identità e d’orgoglio, e che ogni giorno in carcere fanno tutto quanto è nelle loro umane possibilità per gestire gli eventi critici che si verificano quotidianamente, soprattutto sventando molti suicidi di detenuti o contenendo gli effetti devastanti di altrettanto numerosi atti di autolesionismo. Più di 2.300 sono invece le persone che scontano una misura alternativa o di sicurezza sul territorio, senza essere fisicamente in carcere. Per questo, la Polizia Penitenziaria della Toscana merita attenzione e rispetto, cominciando a ripianare le carenze di organico quantificate in oltre 800 poliziotti penitenziari in meno nella Regione”.
Il segretario nazionale Sappe per la Toscana, Pasquale Salemme, aveva infine ricordato che “nei primi sei mesi del 2016 nelle carceri della Toscana si sono contati 542 atti di autolesionismo, 63 tentati suicidi sventati in tempo dai Baschi Azzurri, 3 suicidi, 5 decessi per cause naturali, 300 colluttazioni e 39 ferimenti: numeri che, più di mille parole, fanno capire con quale e quanto stress operativo si confrontano quotidianamente le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria della Toscana”.
E il suicidio di due detenuti in pochi giorni, a Grosseto e a Lucca, evidenzia drammaticamente la consistenza di questa denuncia.

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