L’appello disperato di Luca Saba: ‘’Se mi troverete impiccato in cella non sarà un suicidio’’

Suicidio-in-carcere

La signora Renata, madre del detenuto sardo di 24 anni Luca Saba, ci ha raccontato l’odissea del figlio che, da pochi giorni, è stato trasferito nel carcere di Cagliari dopo un periodo trascorso in vari istituti dell’Emilia Romagna. Il timore della donna è che Luca, dopo i numerosi pestaggi a cui ha dichiarato di essere stato sottoposto in varie carceri, possa morire in cella per mancate cure – soffre di patologie psichiche e anche fisiche – o, peggio, per un vero e proprio omicidio mascherato da suicidio.Signora Renata, ci spieghi in breve il caso di suo figlio e il suo peregrinare da un carcere all’altro dell’Emilia Romagna

“Luca è stato arrestato circa due anni fa per il furto di un telefonino e di tre euro. Passò in precedenza un periodo ai domiciliari per un’altra accusa da cui fu scagionato, in un caso che lo vedeva coinvolto assieme ad altre due persone, una delle quali si impiccò in carcere mentre l’altra è tutt’ora libera. Luca è quindi stato condannato in via definitiva per rapina, trascorse un periodo ai domiciliari ma poi è stato un anno latitante. Si è consegnato, accompagnato da me, al carcere di Parma dove fu picchiato la prima volta come riferito all’avvocato. Quindi sono andata a sporgere denuncia ai Carabinieri di Parma, dopodiché Luca è stato per un periodo in osservazione all’Opg di Reggio Emilia, prima di essere nuovamente trasferito a Parma. Da Parma è stato inviato a Piacenza e là è successo un fatto molto grave di cui parlerò solo quando Luca uscirà. Luca ha fatto un po’di chiasso per una causa giusta e lo hanno picchiato. Perfino la fidanzata, dopo una lunga attesa per un colloquio, una volta lo trovò pieno di lividi. Dopo questo fatto fu trasferito a Ferrara. A Ferrara appena arrivò lo picchiarono la prima volta durante la perquisizione personale, come lui mi confidò nel corso di un colloquio. Una volta ebbi un diverbio con una guardia, perché a Ferrara fu legato due giorni e due notti e fu massacrato di botte. Per questo fatto ho anche un testimone indicatomi da Luca e una volta dissi a un agente che trattano i detenuti come i fascisti e lui mi rispose ”ma lei lo conosce suo figlio?” Poi una sua collega lo portò via ma in qualche modo quelle poche parole hanno confermato i miei sospetti”.

In che condizioni di salute versa suo figlio? E come ritiene che sia trattato dietro le sbarre in luoghi che sono pur sempre riconducibili allo Stato?

“Luca sta molto male, è pelle e ossa, non capisce più nulla e dice cose insensate. Però ha dei piccoli momenti di lucidità e mi dice che non vuole morire e che se sarà trovato impiccato non sarà un suicidio. Ci sono documenti che attestano l’incompatibilità col carcere, tra cui uno presentato al minorile quando lui era detenuto lì, in cui si dice che la detenzione può solo peggiorare il suo stato di salute. Lui in questo momento è seguito dal Sert per i suoi problemi di droga e per questo è stato trasferito a Cagliari (dove si trova nel centro clinico del carcere sardo di Buoncammino, una piccola buona notizia) la nostra città e anche io tornerò presto in Sardegna per restare, dato che al momento lavoro a Bologna, città dove mio figlio si trovava in carcere fino all’ultimo trasferimento. Luca ora è l’ombra di se stesso e le sue condizioni sono peggiorate in carcere, dato che prima quando era in osservazione nell’Opg di Reggio Emilia era ancora lucido e in salute. Poi c’è una cosa che potrebbe apparire minore ma che mi ha fatto molto pensare: venerdì, una volta deciso il trasferimento di Luca da Bologna a Cagliari, ho ricevuto tre sacconi neri pieni di capi d’abbigliamento. Tutto era piegato e ammuffito, completamente umido, lo stesso odore che mio figlio si porta addosso. Questo significa che Luca non è in infermeria come mi dicono ma che è stato sempre detenuto nei seminterrati e Luca ha sempre detto nei suoi momenti di lucidità che a Bologna era “sotto terra e trattato peggio di un cane randagio”. Ho ancora le foto di quella roba piena di muffa, ed era tutta piegata come io gliela mandavo quindi significa che non gli facevano avere i pacchi. Un abuso di potere. Luca era sempre con gli stessi abiti, tutto sporco, le unghie lunghissime, capelli e barba lunghe, pelle e ossa e in condizioni pessime. Io sostengo che i pacchi che gli portavo, non glieli davano. Avevo capito che lo stavano per trasferire perché all’ultimo colloquio a Bologna si presentò coi lacci alle scarpe, che normalmente non può indossare per ovvi motivi legati al fatto che spesso sono usati per impiccarsi. Anche se mio figlio mi ha detto un’altra cosa, cioè che è vero che alcuni si suicidano ma in altri casi si tratta di omicidi camuffati. Luca mi ha detto delle cose che adesso non posso dire, che se fossero scoperte farebbero arrestare tante persone in tante carceri. Ad esempio a Bologna mio figlio mi ha detto che i pestaggi avvengono in una cella a parte, una cella senza bagno dove ti lasciano lì anche dopo le botte”.

Vi siete rivolti a partiti o movimenti politici piuttosto che ad associazioni o soggetti istituzionali nel corso della vostra battaglia per Luca?

“Luca è stato seguito dai Radicali, dal Movimento Cinque Stelle e dal Garante dei detenuti dell’Emilia Romagna, avvocato Bruno Desi, oltre che da Yvonne, un’attivista per i diritti dei detenuti che molto ha fatto per il caso di mio figlio. Anche il Garante ha rilevato un mese fa che mio figlio sta male ma se lo vedesse ora non lo riconoscerebbe. Sta malissimo, non è più come lo ha visto lui. E’peggiorato ulteriormente e deve essere ricoverato in ospedale. Luca si sta spegnendo in carcere e chiediamo che nell’ultimo anno ancora da scontare possa essere affidato alla famiglia. Lo seguiremo e mi fermerò in Sardegna per curare mio figlio. Il Sert ha già inviato la documentazione a Bologna e loro si prenderanno tutta la responsabilità del caso. Tenere Luca in carcere è un sequestro autorizzato, è entrato con delle patologie e ora è tanto malato e chiaramente incompatibile con la detenzione molto più di prima. Luca non ci vede quasi più, non riesce più a lavarsi, a camminare, persino a baciare o a coordinare le labbra e si procura tagli e ferite in preda ad attacchi di autolesionismo. Luca non è mai stato in infermeria anche se dal carcere di Bologna sostengono il contrario, ma lui mi dice che sta sotto terra nei momenti di lucidità e le posso dire che tranne rare eccezioni, negli ultimi due anni è stato sempre detenuto da solo, in isolamento. Mia figlia che non lo vedeva da tanto perché vive all’estero, lo ha visto venerdì e non lo ha riconosciuto, né fisicamente né psicologicamente. Inoltre ricordo che aveva le braccia piene di buchi per tutte le iniezioni che gli fanno, anche se non ci hanno mai detto a che scopo e quali farmaci gli iniettano”.

Un ultimo appello rivolto a tutti quelli che, specie da posizioni di rilievo, leggeranno questa sua testimonianza?

“Mi lasci dire un’ultima cosa: se mio figlio muore in carcere la colpa è delle istituzioni perché io sto urlando la mia disperazione a più non posso, mio figlio non può stare in carcere e ha bisogno di cure. Luca è ammalato, molto ammalato e se muore in carcere tutti devono saperlo che è colpa delle istituzioni. Quello che stanno facendo a Luca lo hanno fatto e lo faranno anche ad altri”.

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