Modena, chiuso il Cie

cordatesaLa chiusura del Cie di Modena dopo dieci anni di attività continua a dividere la politica. Se il Pd, con Davide Baruffi e Stefano Vaccari, parla di “decisione sacrosanta” pur chiedendo tutele per i lavoratori che perderanno il posto, c’è anche chi – come il vicesindaco di Sassuolo Francesco Menani – si scaglia contro la decisione del ministero, e si appella al vicepremier Angelino Alfano perché la struttura venga rilanciata, e non smantellata. Luca Ghelfi del Nuovo Centro Destra, dal canto suo, giudica la chiusura della struttura “un fallimento dello Stato”, mentre il consigliere regionale Andrea Leoni questo momento equivale ad aver” alzato una bandiera bianca sul contrasto all’immigrazione clandestina”. Nella bagarre sulla vicenda, poi, si inserisce anche la Cgil, che più volte nel 2013 aveva alzato la voce contro i Cie, chiedendone la chiusura e pretendendo il rispetto dei diritti dei lavoratori, lasciati per mesi senza stipendio dal gestore.

Menani: “Uno sbaglio politico e amministrativo”
“Uno sbaglio politico e amministrativo che avrà effetti gravissimi sul terreno della sicurezza”. Così Francesco Menani giudica la decisione di chiudere il Cie di Modena “senza un’alternativa”: per questo il vicesindaco di Sassuolo ha lanciato un appello al vicepremier Angelino Alfano e al prefetto di Modena, chiedendo “la revoca della decisione e l’avvio di un ragionamento sulla gestione di questi centri che ne garantisca il buon funzionamento”. Ma di chiusura, Menani, non vuole sentir parlare:  “Ritengo che il declino del Cie di Modena sia partito dall’assegnazione della gestione con bando al massimo ribasso a chi si è poi dimostrato inadeguato rispetto all’impegno – aggiunge il vicesindaco di Sassuolo – Avremmo auspicato però che i nuovi problemi di gestione fossero affrontati e risolti dal precedenti prefetto e non trascinati fino all’arrivo del nuovo prefetto a tempi già scaduti. A meno che l’intenzione del Governo, non sia quella di lasciare i clandestini liberi di circolare liberamente sul nostro territorio, per i Cie sarebbe necessario più che una operazione di smantellamento, quella di un rilancio, con controlli e regole chiare di gestione”.

Baruffi e Vaccari (Pd): “Decisione sacrosanta”
Il Pd modenese accoglie con soddisfazione la chiusura del Cie di Modena, pur chiedendo di fare attenzione ai diritti dei lavoratori che vi erano impiegati. “In luglio avevano visitato la struttura e denunciato la situazione ormai insostenibile per i lavoratori e per gli internati – spiegano i parlamentari modenesi del Pd Davide Baruffi e Stefano Vaccari – La gestione affidata al massimo ribasso ad un operatore esterno aveva fatto definitivamente affiorare le contraddizioni e i tanti problemi di vivibilità di una struttura nata per consentire l’identificazione degli stranieri e trasformatasi, con le nuove leggi, in un luogo di detenzione dove convivevano, affiancati, irregolari e persone che non avevano commesso reati”.
La chiusura, dunque, è considerata una buona notizia, anche se si aprono nuovi fronti: “Si dovrà capire cosa fare dell’edificio di via Lamarmora, e quale sarà il futuro professionale della trentina di persone che, a vario titolo, vi lavorano – concludono Baruffi e Vaccari – Crediamo sia convincente la proposta avanzata dal sindaco Pighi: la struttura, adeguatamente ristrutturata, potrebbe essere utilizzata per le misure alternative al carcere. Quanto ai posti di lavoro che si vanno perdendo chiediamo al prefetto di farsi carico di questo tema: i lavoratori, già provati da mesi di gestione sconsiderata, non possono essere semplicemente abbandonati al loro destino”.

Leoni: “Bandiera bianca nel contrasto all’immigrazione clandestina”
Duro il commento del consigliere regionale Andrea Leoni: “E’ incredibile che il governo di centrosinistra abbia deciso la chiusura del Cie senza prospettare concrete soluzioni alternative. Se vi sono aspetti negativi nella gestione è bene modificarli, ma la chiusura di quello di Modena appare solo il primo passo di uno smantellamento generalizzato. Così come appare assurdo che a Modena, nel giro di dieci anni, l’amministrazione comunale sia passata dalla volontà di fare costruire un Cie nuovo di zecca, caso unico in Italia, con grande dispendio di danaro pubblico, e poi abbia fatto di tutto per farlo dichiarare non idoneo al punto da richiederne prima la ristrutturazione e oggi applauda a scena aperta alla chiusura”. Scelte come queste, avverte Leoni, “si ripercuoteranno pesantemente a livello nazionale ma anche in una città come Modena al vertice delle classifiche per la presenza di stranieri irregolari. Oltre alla sinistra, gli unici a festeggiare a capodanno, saranno i clandestini”.

La Cgil: “Attenzione ai lavoratori”
“La chiusura del Cie di Modena è la scelta che auspicavamo, dopo mesi, anni, nei quali abbiamo sostenuto la inutilità e negatività di queste strutture”. Anche la Cgil, dunque, commenta positivamente la scelta de ministero, dopo una battaglia durata mesi ma non ancora conclusa: “La via maestra – affermano dal sindacato – passa dalla radicale modifica della Bossi-Fini, la cancellazione del reato di clandestinità e dalla predisposizione di un adeguato sistema di accoglienza per immigrati per ragioni economiche e richiedenti asilo”.
Anche la Cgil, infine, chiede che l’attenzione venga rivolta alla “tutela e alla ricollocazione dei lavoratori che erano occupati dentro quella struttura”: “Se non ci fosse stata la loro lotta, in tutti questi mesi – affermano – la situazione del Cie di Modena non sarebbe emersa nella sua effettiva assurdità e drammaticità, e non sarebbero maturate le condizioni che hanno portato alle decisioni ultime.  Quei lavoratori non possono essere abbandonati: aspettano ancora due mesi di retribuzione (luglio e agosto), non hanno alcuna certezza su tredicesima e Tfr, e a causa delle inadempienze del Consorzio L’Oasi dal 16 novembre non risultano nemmeno in cassa integrazione”.

Ghelfi (Ncd): “Se la sinistra ha altri strumenti, ci faccia sapere quali”
“Qui si plaude ad una soluzione che è un fallimento dello Stato, e della sicurezza che dovrebbe essere garantita ai cittadini italiani, e ai migranti in regola”. Non usa mezzi termini, Luca Ghelfi del Nuovo Centro Destra, per commentare la chiusura del Cie di Modena: “L’esigenza di sapere chi entra sul territorio, se sia pericoloso, se sia un rifugiato, o un pregiudicato, è antecedente alla definizione del reato di clandestinità – si legge in una nota –  Chiudere il Cie quindi priva di uno strumento, che forse è stato usato male, ma che tutti gli stati europei. Se la sinistra ha altri strumenti, ci faccia sapere quali”.
La vera battaglia, per Ghelfi,  “doveva essere nel richiedere procedure più veloci, accordi bilaterali con gli stati stranieri, e luoghi più civili dove ospitare le persone. Ma si preferisce chiudere. Chi ora, stranieri sul territorio, è fuori regola cosa farà? O rimarrà in libertà, o aumenterà la popolazione carceraria”.
E non solo: per Ghelfi è demagogico anche ogni discorso sull’utilizzo degli spazi del Cie per le pene alternative alla detenzione. “Se non c’erano risorse per fare un bando di gestione che desse qualità agli ospiti, e stipendi ai dipendenti, dove si troveranno le risorse per fare attività di quel genere? Li trova il sindaco? Oppure si fa campagna elettorale sulla pelle dei modenesi raccontando le favole?”.

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