Lettera di Davide Rosci

cordatesaDa infoaut pubblichiamo una nuova lettera di Davide Rosci, richiuso nel carcere di Teramo da sette mesi – dopo aver trascorso 10 mesi ai domiciliari – per gli scontri avvenuti a Roma il 15 ottobre 2011:

Carissim* compagn*

Da circa un’ora è terminato il presidio che i compagni/e hanno organizzato all’esterno del carcere di Teramo e l’urlo di libertà è rimbombato forte nelle sezioni del penitenziario.

Nei giorni precedenti noi detenuti, dopo esserci confrontati sui temi dell’iniziativa lanciata dal “coordinamento dei detenuti”, abbiamo deciso di intraprendere scioperi del carrello e battiture. Alcuni di noi erano intenzionati a fare lo sciopero della fame ma “l’intelligence” (i confidenti) hanno fatto desistere i più; io, anche se solo, non mi sono tirato indietro e oggi, dopo cinque giorni, ho perso oltre 3kg e sono intenzionato a continuare la battaglia.

Il primo risultato che abbiamo raggiunto è stato quello di essere riusciti a coinvolgere diversi detenuti. Tutti, inoltre, sapevano i motivi della mobilitazione e nessuno, anche grazie al presidio organizzato, è rimasto indifferente.

Nonostante l’isolamento che viviamo quotidianamente siamo riusciti a portare fuori da queste mura le nostre rivendicazioni; anche se, questa volta, nessuno dei politicanti si è degnato di venire a capire cosa ci portava a protestare, non ci meravigliamo.

È chiaro che solo le nostre azioni possono portare alla conquista di migliori condizioni di vita per noi detenuti così come è necessario lottare affinché gli strumenti di tortura legalizzati, chiamati 41 bis, 14 bis e alta sorveglianza, vengano aboliti. Noi non ci tiriamo indietro!

Purtroppo il sistema carcerario, isola e punisce chi ha voglia di fare ed è pertanto opportuno non lasciare soli chi ci mette la faccia; è compito di noi compagni e compagne tornare a parlare del tema carceri affinché le lotte dei detenuti diventino le lotte di tutti/e.

Vi chiedo quindi di dare ampio spazio durante assemblee, incontri, feste e cortei al tema anticarcerario. Solo se avvengono momenti di riflessione collettiva, come quelli avvenuti in vista delle mobilitazioni di settembre 2013, potremo creare le basi per una lotta più diffusa.

Tornando alla giornata odierna posso dire che il presidio ci ha fatto sentire più liberi tutti/e: abbiamo ascoltato le voci dei compagni/e, testi dei detenuti che denunciano le condizioni inumane delle carceri, buona musica e l’armonioso scoppio di grossi petardi.

Purtroppo a me hanno vietato di poterli vedere, mi hanno chiuso in cella e non potuto comunicarci. Alta si è levata la protesta da tutta la sezione che mi ha dimostrato solidarietà ed è stata una gioia immensa ascoltare le note di “Bella ciao” e mezza sezione cantare insieme a me. Penso che questa sia stata la cosa che li abbia fatti andare di più su tutte le furie. Sotto la continua minaccia di farci rapporto o trasferirci, pensavano (le guardie ndr) che ci saremmo stati zitti…non ci sono riusciti!

La giornata è così volta al termine, la lotta no!

Ringrazio, a nome di tutti i detenuti, tutti coloro che si sono stretti a noi in questi giorni e chi lo farà durante le future mobilitazioni.

Possono imprigionare i nostri corpi, mai le nostre menti!

Un abbraccio a tutti/e!

A pugno chiuso,

Davide Rosci

Teramo 14/09/2013

 


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