Le file della vergogna a Poggioreale spiegate da chi le ha vissute: ‘quel carcere è un inferno vivente’

cordatesaSpesso ci siamo occupati delle file della vergogna, ovvero le ignobili code a cui sono costretti i parenti dei cittadini detenuti a Poggioreale prima di poter visitare i propri congiunti. Uno di questi parenti ha deciso di raccontarci alcuni aspetti di un’esperienza in grado di segnare per sempre la vita di chi ha la sventura di imbattersi nell’arresto di un figlio, di un fratello o di un marito.

Con quale stato d’animo si affrontano le file per visitare il proprio congiunto ristretto a Poggioreale?

“Un familiare di un detenuto, durante la settimana già ha le sue difficoltà per accudire i propri figli, portarli a scuola e cercare di non far mancare loro nulla. La vigilia del colloquio ci si organizza, si cucina, si stirano gli abiti del detenuto e si presta molta attenzione a fare tutto per bene. Al termine di una giornata stressante, ci si prepara a uscire di casa già alle tre del mattino, per cercare di evitare una fila troppo lunga all’esterno del carcere. Si sa che la giornata che aspetta chi va a trovare qualcuno a Poggioreale sarà massacrante e si fa qualunque cosa per evitare anche solo un’ora in più di attesa. Ci sono persone che aspettano per strada, fuori al carcere, fin dalla sera prima”.

Cosa succede una volta in fila? Come ci si sente in un contesto del genere?

“Quando sei in fila ti guardi attorno e vedi le facce di bambini o anziani depressi, persone che soffrono di claustrofobia e disagi di ogni tipo, ma tutti affrontano quest’odissea pur di stare almeno un’ora con il proprio congiunto dietro le sbarre. Finalmente si fanno le sette del mattino e il portone si apre, il cordone di parenti inizia a scorrere dentro il carcere, tutti coi documenti in mano e pronti a essere perquisiti. I parenti sono uno sopra l’altro, letteralmente ammassati dietro la grata e si sentono le urla, i bambini che piangono e si vivono scene di assoluto degrado”. Scene che i Radicali napoletani dell’associazione radicale “Per la grandeNapoli” ben conoscono e che mostriamo in un video tratto dall’ultimo presidio svolto qualche giorno fa a Poggioreale (clicca qui).

Cosa avviene quando si accede nella struttura?

“Ci sono ancora varie file da affrontare e prima di incontrare il parente in carcere passano diverse ore, a volte si riesce a fare il colloquio di pomeriggio pur essendo in fila dall’alba. File e perquisizioni per i colloqui, per i pacchi e per tutti i controlli che gli agenti fanno sulle cose che entrano in carcere. Indossano i guanti e rovistano ovunque nelle buste e nei pacchi e poco importa se tutto era stato lavato e messo in ordine, perché dopo il controllo tutto risulta inutile. Arrivano perfino a infilare le mani nel sugo che le donne cucinano e portano ai propri parenti, come se si stessero lavando le mani in una bacinella piena d’acqua. Dopo c’è la fila per i soldi, e guai ad aver dimenticato il francobollo necessario. Insomma è un continuo di file fino a che, finalmente, si accede al colloquio ma anche questo avviene in condizioni difficili e se nel frattempo volessi lavarti le mani o usare il wc, ce n’è solo uno, in comune per uomini e donne e sempre in condizioni schifose, da vomito. Naturalmente non c’è neppure la carta e l’acqua esce poche gocce alla volta. Ho visto persone addormentarsi perché distrutte da ore di attese e controlli, signore anziane resistere fino allo stremo e sempre sul punto di crollare a terra, ma anche persone che non rispettavano l’ordine per l’ingresso senza che gli agenti facessero nulla per impedire atti di prepotenza fra gli stessi parenti”.

Come si svolge il colloquio? Accennava a disagi anche in quella fase

“Prima di tutto, devono perquisire il parente anche prima di entrare in sala colloqui. Una volta dentro, c’è un caldo asfissiante e i parenti dei vari detenuti sono ammassati uno addosso all’altro. Gli agenti cercano di infilare quanta più gente possibile in modo da snellire le attese e smaltire la coda interminabile di parenti. In pratica il sovraffollamento esiste non solo in cella ma anche per i colloqui. Ambienti che potrebbero contenere tre detenuti, ne contengono otto con tutte le famiglie ammassate. Inoltre ci sono agenti che spesso intimidiscono o provocano le persone che entrano per i colloqui, che spesso vengono anche accorciati rispetto all’ora prevista. Almeno dieci minuti prima, infatti, gli agenti interrompono il colloquio intimandoci di andare via”.

E dopo un’esperienza simile che voi parenti di detenuti ristretti a Poggioreale vivete almeno una volta alla settimana, con che spirito si torna a casa?

“Posso dire che quando si rivede la luce, una volta fuori dal carcere, si crolla a terra sfiniti dalla fame e dalla sete. Non ti fanno uscire, quindi una volta dentro devi aspettare il termine del colloquio per potere anche solo bere un po’ d’acqua o mangiare un boccone. Si sviene, a me è personalmente capitato. Ci sono regole assurde e credo che se fossi un detenuto non vorrei mai che mia madre o mio figlio vedessero dove sto. Significherebbe mostrargli l’inferno vivente”.

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