Perseguitati a vita

di Vito Romanazzi
 
pazziaSono davvero strani gli strumenti di diagnosi (per non parlare di “cura”) della psichiatria.
Io faccio una denuncia per un furto, ed oplà: diventa psicosi paranoidea.
Perseguitato dopo essere uscito dall’insano circuito anche dopo 10 anni!
Ma veniamo ai fatti.
 
Sono Vito Romanazzi, un ex utente della psichiatria da circa dieci anni (sono riuscito
 a diventare ex,ovviamente, senza il loro aiuto; anzi, col loro dissenso). Ma per 
fortuna ce l’ho fatta e ho continuatola mia vita, lavorando come tecnico radiologo 
presso il Policlinico di Bari.
Il periodo da utente, comunque, mi aveva arrecato tali danni da “convincermi” 
ad effettuare unaserie di “atti di fiducia” nei confronti di alcuni miei familiari 
quali mio fratello e mio cognato.
Avevo, infatti, dato potere di firma a loro relativamente al mio conto corrente e 
a quello della miadolce mammina.
 
Dopo tanti anni di lenta ricostruzione della mia esistenza scopro, con mio grande 
stupore, che daifamosi conti correnti su citati, mancavano cifre consistenti.
Si parla di quasi centomila euro.
Chiedo allora spiegazioni ai miei “cari” familiari, unici che avevano oltre me il 
potere di eroderedenaro dai conti.
Intravedo subito rigidità e nervosismo come risposta alle mie domande. Ma ciò 
può sembrare più cheaccettabile. Ciò che non riesco proprio a capire e ad 
accettare è quello che è avvenuto dopo.
 
Premetto che abito in un piccolo paesino della Provincia di Bari, Sammichele.
Il Maresciallo del paese, intimo amico del Sindaco tra l’altro medico, di mio 
fratello e di mio cognato,redige una relazione sul sottoscritto in cui afferma una 
mia eventuale pericolosità (si tenga presenteche sono incensurato, non ho mai 
avuto problemi giudiziari nella mia vita).
La dottoressa (cugina di mio cognato nonché Assessore alla Sanità) del paese
redige certificati medici a mio carico, dichiarando un mio notevole malessere
(senza avermi mai visitato).
Il sindaco del paesotto, anche lui intimo amico dei miei due teneri familiari
in questione, vista la dichiarazione del maresciallo e della dottoressa (il tutto,
probabilmente, a cena a casa di uno di loro, visto che sono molto amici e soliti
incontrarsi per arrostire il maiale), firma un “A.S.O.” nei miei confronti.
Azzo!
In quei giorni la mia vita diventa infernale.
La paura dell’A.S.O. e, quel che è peggio, il simpatico atteggiamento del
maresciallo che, incontrandomi più volte per strada, con tono
provocatorio, pretendeva saluto e cortesia, pena l’arresto del sottoscritto, mi
rendevano la vita non certo facile.
 
L’unico strumento che intravedo per venir fuori illeso dalla persecuzione in
atto, è una denuncia alla Procura della Repubblica. Parlo col mio avvocato e
parte l’esposto.
Dopo soli pochi giorni l’assedio si fa incalzante.
Il maresciallo e la psichiatra del C.S.M., incontrandomi (è un piccolo paesotto, ci si incontra facilmente) mi invitano, con una strana eleganza, a sottopormi a visita psichiatrica nello stesso C.S.M.
 
A questo punto, verificato che la giustizia legale per il sottoscritto non risultava un buon aiuto (chissà quando sarebbe iniziata la causa), mi viene l’ingenua e malsana idea di rivolgermi all’istituzione psichiatrica di Bari (presso il Policlinico di Bari), per ottenere un certificato di ” normotomia” (termine tecnico psichiatrico per indicare uno stato di “normalità”) che si contrapponesse e negasse quello emesso dalla psichiatra del mio paese.
Decido così (non l’avessi mai fatto…) di andare io stesso, con le mie gambe, nell’S.P.D.C. di Bari e chiedere loro una visita ed un eventuale certificato in cui si dichiarava il mio stato di “salute mentale”, da contrapporre alle pretese di accertamenti vari che stavo subendo.
 
Mi reco così in psichiatria in compagnia di mia sorella Emilia ed un’amica, guidando e chiacchierando tranquillamente con loro, e lì incontro uno psichiatra a cui racconto le mie vicissitudini e necessità. Questi esordisce dicendomi che “mi trovava bene” e mi invita a tornare il primo giorno lavorativo utile per esporre nuovamente il mio caso.
Così faccio e il lunedì successivo ritorno, sempre in compagnia di mia sorella e di una mia amica. Mi presento agli psichiatri di guardia, espongo i fatti e questi ridendo, schernendo e offendendo mi obbligano ad un ricovero volontario, che di volontario non aveva nulla, praticamente OBBLIGATORIO.
Malmenato con farmaci inutili che mi provocarono solo seri danni di ritenzione liquidi (sono un soggetto cardiopatico).
Obbligato al sonno in ambiente lercio, sotto chiave, in ambiente senza uscita di sicurezza dove tutti fumavano e senza rispetto di dieta alimentare per cardiopatici.
Ma non finisce qui…
Chiedendo dopo tre giorni, sempre in presenza di amici di poter uscire, trasformano il ricovero volontario in T.S.O.
 
Recluso per venticinque giorni in T.S.O durante i quali, per non perdere la calma, mi ripetevo costantemente: “ Faccio finta d’essere in ferie” e sognavo di essere fuori da quell’inferno, ove è prassi solita punturare pazienti come se fossero belve malvagie e legarli ai letti.
Certamente loro pensavano: “Prima o poi esploderà e lo legheremo al letto bombardandolo di farmaci”.
Ma io ho resistito, facendo intervenire anche i miei amici, ed alla fine si realizza il vero Miracolo: mi chiedono di partecipare ad una riunione familiare, sempre nel reparto, per risolvere i problemi economici familiari (il tutto con i cari fratello e cognato contro i quali avevo fatto l’esposto).
 
Tutto ciò è stato denunciato alla Procura della Repubblica, denuncia che coinvolge mio fratello e mio cognato (autori dei furti bancari), il Sindaco, il Maresciallo dei Carabinieri, lo psichiatra di Sammichele e alcuni psichiatri dell’S.P.D.C. di Bari.
 
MI liberano ma nulla è cambiato, così come stavo (bene)…, sto tutt’ora!
Certo, è un’esperienza che non auguro a nessuno!
 
Si tenga presente che, 10 anni fa, ho vissuto la spiacevole esperienza dell’infarto grazie alla somministrazione forzata di carbolithium, chiaramente controindicato per persone con problemi di colesterolo o patologie cardiologiche, quale ero io.
 
Ma non bastava questo danno a vita, non bastava riuscire a sfuggire per dieci anni e rifarsi una vita.
Anche dopo dieci anni, non posso sentirmi LIBERO.
 

 

Fonte

 


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