Carcere di Rebibbia: detenuti segano le sbarre e si calano con le lenzuola


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Sono evasi poco prima di mezzanotte dalla Casa Circondariale di Rebibbia dove erano detenuti. I fuggitivi sono due romani, Giampiero Cutini e Sergio Di Palo, residenti rispettivamente a Primavalle e Tor Bella Monaca. Lo rende noto il Segretario Regionale della Fns-Cisl (Federazione Nazionale Sicurezza) Massimo Costantino. I due stavano scontando delle pene sino a quattro anni. La fuga dalla terza Casa Circondariale Rebibbia.

DUE ROMANI IN FUGA – I due romani di 34 e 42 anni erano stati trasferiti da poco nella 3° CC Rebibbia dal vicino stabile CR. “Un istituto – spiega Massimo Costantino contattato telefonicamente – che è bene ricordare ospita detenuti ex tossicodipendenti. Attualmente la struttura ospita solo 47 detenuti e non si registrano problemi di cosiddetto sovraffollamento. Dal 3° CC Rebibbia non era mai evaso nessuno“.

SBARRE SEGATE E LENZUOLE DALLA FINESTRA – I due evasi sono fuggiti dal terzo piano dello stabile, attualmente dismesso, dopo aver segato le sbarre ed essersi calati con le lenzuola nel cortile. Da qui sono poi riusciti a dileguarsi. La fuga intorno alle 23 di ieri 11 febbraio. La scoperta della mancata presenza dei due da parte degli agenti di Polizia Penitenziaria che dato l’allerta hanno immediatamente cominciato le ricerche dei fuggitivi. Immediata è scattata la caccia all’uomo con posti di blocco e ricerche ad ampio raggio dei due. Si cerca di comprendere se ad aiutarli nella fuga ci sia stato un complice ad attenderli.

“SCONFITTA DELLO STATO” – I due, nel qual caso non si ripresentassero nella Casa Circondariale della via Tiburtina entro la scadenza delle 24 ore dalla fuga (alle 23 circa di stasera 12 febbraio), rischiano ulteriori sei mesi di detenzione in carcere. Dure le parole del segretario regionale della Fns-Cisl: “E’ una sconfitta dello Stato – afferma senza mezzi termini Massimo Costantino -. Anche se si parla tanto di leggi dello Stato per lo sconto delle pene, i cosiddetti ‘svuota carceri’, detenuti che evadono senza aver coscienza di quello equivalgono, ripeto, ad una sconfitta dello Stato“.

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