Questo SABATO! Contro il carcere di San Vittore!

ROMPERE IL SILENZIO
giornata di musica e lotta sotto le mura del carcere di San Vittore

⇝ dal mattino volantinaggio al mercato di Papiniano accanto al carcere
⇝ h 12:00 concentramento per il presidio intorno al carcere
⇝ h 13:30 partenza del presidio itinerante con interventi e la Banda degli Ottoni a Scoppio
⇝ h.15:00 inizio concerti

♫ LINE-UP ♫
La line-up di “Rompere il silenzio” spazia tra i generi per intrattenere anche i detenuti del carcere di San Vittore a cui l’evento è dedicato.

⇝ Davide Vietto (cantautore torinese)

⇝ Banda degli Ottoni a Scoppio

⇝ Rap Pirata

⇝ Kido

⇝ Rap/caverna Posse

⇝ Davide Toffolo (Tre Allegri Ragazzi Morti)

⇝ Istituto Cumbia Milano + Davide Toffolo

⇝ Wrong Maess

⇝ Casper (OX) + RMS djset

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“Il carcere non è la soluzione ma parte del problema”

Sabato 17 giugno 2017, a partire dalle ore 12:00, si terrà davanti al carcere di S. Vittore una giornata di musica e lotta denominata “Rompere il silenzio”.
Torniamo ad 1 anno di distanza a riportare la nostra musica e le nostre argomentazioni sotto le mura di questo carcere ma con una gradita differenza: i nostri compagni, che al tempo erano qui rinchiusi con l’accusa di devastazione e saccheggio per essersi opposti tenacemente allo scempio di Expo2015 durante la giornata di lotta del 1 maggio, oggi sono liberi in seguito ad assoluzione in appello.

Torniamo davanti a questo luogo di ingiustizie contro le condizioni detentive disumane; contro la malasanità carceraria, per nulla interessata a curare ma solo a psichiatrizzare il detenuto attraverso la somministrazione di tonnellate di psicofarmaci; contro le sempre più frequenti morti DI carcere, come ad esempio quella di un uomo di 41 anni avvenuta il 21 aprile scorso al carcere di S.Vittore. Con questa giornata di mobilitazione vogliamo ricordare, senza vittimismo né rassegnazione, anche la morte di Alessandro, ucciso il 18 febbraio 2012 sempre nella stesso carcere.

Organizziamo questo concerto affinchè la nostra musica e i nostri interventi oltrepassino quelle mura per raggiungere tutti i detenuti, infondendo in loro la forza della solidarietà, perchè possano non abbassare mai la testa di fronte alla più crudele delle istituzioni totali: il carcere!

Il carcere è infatti l’ultima propaggine (seppur essenziale) della brutalità dell’apparato statale che attraverso le guerre, il saccheggio e la devastazione dei territori e delle risorse (condotti in primis dagli Stati NATO) costringe milioni di persone a fuggire dall’Africa e dal Medio Oriente verso i paesi dell’Europa, Italia compresa.

Questo si traduce, in sostanza, in un'”importazione” di manodopera a bassissimo costo, fondata
sui ricatti del permesso di soggiorno – legato al contratto di lavoro -, dei campi di internamento e
delle deportazioni, fino ad arrivare alla detenzione in un carcere vero e proprio. Tali condizioni
lavorative, nel giro di due decenni, si sono estese a tutti i lavoratori e le lavoratrici e si sono
consolidate attraverso delle leggi, come il “Jobs Act” che aggrediscono principalmente le giovani
generazioni.

Anche a Milano questi strumenti di guerra sono utilizzati da tempo e l’assedio e i rastrellamenti
compiuti da centinaia di poliziotti il pomeriggio del 2 maggio nella piazza della Stazione Centrale
dimostrano soprattutto il grado di legittimità che lo stato vuole assegnare a tali operazioni
repressive attraverso a decreti liberticidi come il nuovo Minniti-Orlando.
È questo contesto a determinare la morte, il 7 maggio, di un ragazzo di 31 anni del Mali, che si
impicca a un palo vicino alla stazione; vogliamo ricordare questo ragazzo insieme a tutti i morti nelle carceri.

In questa città ci sono delle reti di solidarietà che riescono a unire più persone nella lotta contro il
razzismo, contro condizioni di lavoro sempre più aggressive, per avere un’abitazione e condizioni di salute e di vita dignitose. La realtà ci dice che queste lotte, che rappresentano la quotidianità di tanti quartieri popolari, devono sempre più scontrarsi contro la violenza dello stato, i suoi eserciti, i suoi tribunali e le sue carceri, che mirano a intimidire, dividere e annientare chi non vuole rassegnarsi a subire.
Riteniamo che l’efficacia della lotta contro la repressione dia la misura di quanto possiamo riuscire a dare continuità e incisività alle lotte che vogliamo portare avanti.


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