Picchiato perché islamico la denuncia di un detenuto

cordatesaDeriso, picchiato e appeso con una corda alle grate dell’infermeria del carcere di Quarto ad Asti. E’ quanto ha denunciato un detenuto italiano di origini brasiliane convertito all’Islam. Dopo la denuncia di Mohammed Carlos Gola, 28 anni, in carcere per scontare una condanna definitiva per reati violenti, sono stati rinviati a giudizio per lesioni un sovrintendente e un assistente della polizia penitenziaria. Sarebbe stata la conversione all’Islam del detenuto, avvenuta in carcere, a causare gli atti di razzismo e violenza nei suoi confronti. In particolare gli aggressori l’avrebbero deriso per la lunga barba che durante l’aggressione gli hanno poi tagliato.

“Quanto accaduto nel carcere di Asti è gravissimo” dichiara Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone che si batte per i diritti nelle carceri. “Dobbiamo attendere gli esiti del processo la qui prima udienza si terrà in aprile – aggiunge – ma il quadro che ne emerge è un misto di torture e razzismo”.

“Chiediamo all’amministrazione penitenziaria di aprire subito un’indagine interna sui responsabili”.
“Va ricordato che il 30 gennaio del 2012 il tribunale di Asti aveva accertato torture nel carcere di Quarto  – prosegue Gonnella – ma non aveva potuto condannare i quattro agenti di polizia penitenziaria in assenza del delitto di tortura nel nostro codice penale”. Per questo, conclude il presidente di Antigone ” chiediamo al Governo, ai ministri Cancellieri e Bonino, di presentare subito una proposta diretta all’introduzione del delitto di tortura nel codice penale e all’istituzione del difensore civico delle persone private della libertà. La dignità umana va rispettata e va rispettato il diritto internazionale che ci impone tali norme”.

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