Via Corelli, con gare al ribasso Cie a rischio

cordatesaAria cattiva al Cie di via Corelli, di pantano o forse addirittura di dismissione. Spira da tempo, si è fatta pesante negli ultimi mesi, con il nuovo bando «per l’affidamento della gestione del Centro di identificazione ed espulsione di Milano».
Le indicazioni vengono da Roma: di soldi non ce ne sono più. E al punto quattro, allora, la Prefettura specifica: «L’appalto è affidato selezionando la migliore offerta con il criterio del prezzo più basso (…) con riferimento al prezzo posto a base d’asta di 30,00 euro pro die/pro capite».

TAGLI ALLA SPESA – Trenta euro al giorno a persona per un elenco di servizi che già con i 54 euro del bando precedente la Croce Rossa Italiana faticava a fornire. Risultato: la CRI si è detta disposta a prendere nuovamente in carico la polveriera Cie con un budget doppio (60 euro); a rientrare nel tetto fissato dal bando è solo il consorzio siracusano L’Oasi, che ritiene di poter contenere le spese fino a 27,50 euro (intesi sempre al giorno a persona). In che modo?

TIMORI PER LE OFFERTE AL RIBASSO – In corso Monforte se lo stanno chiedendo con preoccupazione, perché i precedenti non lasciano ben sperare. Poco più di un mese fa il prefetto di Bologna ha rescisso il contratto con lo stesso consorzio, che aveva vinto un analogo appalto al massimo ribasso alla cifra di 28 euro. Troppo pochi: le associazioni denunciavano condizioni degradanti per gli «ospiti», i sindacati segnalavano stipendi a singhiozzo per i dipendenti. Ristrutturato e imbiancato, al momento il Cie di via Mattei resta chiuso.
Problemi analoghi a Modena, dove i lavoratori sono proprio in questi giorni in mobilitazione, perché non percepiscono paghe regolari: la Cgil chiede che anche in questo caso la prefettura revochi l’incarico al consorzio L’Oasi.

SISTEMA A PERDERE – In un simile quadro, tutti i difetti che la macchina Cie si trascina da anni stanno bloccando adesso anche via Corelli. È una questione nazionale, prima che locale. Al Viminale hanno ormai la consapevolezza che si tratti di un sistema a perdere. Contestato dalle organizzazioni dei diritti umani, costosissimo e inefficace nel contrasto agli irregolari per cui era stato concepito: delle 7.700 persone trattenute nei Cie italiani nel 2012, ne sono state rimpatriate meno della metà. Una cifra che scompare nel dato complessivo dei senza documenti (326 mila è l’ultima stima della Fondazione Ismu).
Non conviene, dunque, da nessun punto di vista. Se è vero per lo Stato, è a maggior ragione vero per chi ci si trova dentro, a tentare di farlo funzionare. «Con 30 euro è impossibile pensare di richiedere gli stessi standard di gestione», spiega Massimo Chiodini, responsabile di via Corelli per la Croce Rossa. Già adesso il Cie milanese non è un buon affare. La capienza massima è di 132 «ospiti», al momento ce ne sono meno della metà. Da gennaio, la struttura non sta lavorando a pieno regime e due settori sono ancora in ristrutturazione, quindi inagibili. Per la Croce Rossa si traduce in una riduzione delle entrate: 100 mila euro al mese in meno.

IL SERVIZIO PEGGIORA – In queste condizioni non si riesce a garantire un’assistenza adeguata. È una riflessione che l’ente (per ora pubblico) sta facendo anche a scala nazionale: il servizio peggiora, l’attività umanitaria all’interno di strutture così problematiche diventa controversa. Non è escluso che il progressivo disimpegno della Croce Rossa da tutti i Centri di identificazione e di espulsione italiani sia legato anche a una questione che potremmo definire di «immagine»: in questo ibrido che sono i Cie, i dipendenti della CRI finiscono per fare i «secondini». E non sarebbe il loro ruolo.

IPOTESI CHIUSURA – Una situazione di stallo e di attesa. Da Roma nessuna spinta a risolverla, perché forse anche lì stanno valutando di ripensare il sistema e magari chiudere gran parte dei centri. A Milano, il prefetto Camillo Andreana sulla soglia della pensione (a fine mese) si è trovato a sciogliere un nodo ingarbugliato da anni. In via Corelli, i 33 dipendenti della Croce Rossa (molti al Cie dall’apertura, 14 anni fa) sanno soltanto che il contratto è garantito fino al 31 ottobre. Da novembre non è chiaro che cosa accadrà. E se finisse come a Bologna, e si decidesse di chiudere anche a Milano?

Fonte


Comments are closed.