Campobasso – Dimesso dall’ospedale, tenta di evadere per evitare il carcere: “Torno e gli do fuoco”

Era stato ricoverato a metà della scorsa settimana al Cardarelli di Campobasso. Ma a differenza di tutti i pazienti ‘normali, non ha preso bene il miglioramento della sue condizioni di salute. Tanto che, al momento delle dimissioni, ha dato in escandescenza: lui, detenuto campano di circa 40 anni, di tornare in carcere non ci pensava proprio. E quando i due agenti della polizia penitenziaria sono andati a prelevarlo nel ‘repartino’ carcerario che si trova al quarto piano di contrada Tappino, li ha aggrediti, minacciati e ha cercato di sfondare una finestra tentando una improbabile fuga pur di non rimettere più piede nella casa circondariale di via

Cavour.

E’ successo tutto nella tarda mattinata di mercoledì 29 marzo: l’uomo, che è stato denunciato per il suo comportamento, ha creato una enorme confusione tra le corsie dell’ospedale urlando di tutto contro i due poliziotti ‘colpevoli’ solo di averlo invitato a spegnere la sigaretta accesa all’uscita della camera di sicurezza in cui era stato ammanettato.
«La scena – ha riferito il segretario del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe), Donato Capece – si è verificata alla presenza di numerosi pazienti e familiari dei ricoverati alimentando tensione, paura e pericolo. Tutte emozioni ben gestite dai nostri agenti della scorta».

Il detenuto, rinchiuso nel carcere di Campobasso per rapina, aveva ancora le manette ai polsi quando ha tentato di divincolarsi dalla presa dei due uomini della penitenziaria che lo stavano accompagnando al piano terra dell’ospedale per ricondurlo dietro le sbarre dove pure, in passato, qualche problema lo aveva creato. Insomma, non sarebbe proprio un detenuto modello questo 40enne campano, il quale, dopo aver fatto volare per aria anche i suoi oggetti personali nel corridoio del Cardarelli, si è avvicinato a una finestra facendo temere il peggio. «Vi faccio vedere io che combino, appena torniamo in quella m… di carcere gli do fuoco»: ha urlato contro i suoi accompagnatori i quali, solo dopo molti minuti sono riusciti a calmarlo e ricondurlo dietro le sbarre di via Cavour.

«L’evento – ha commentato il segretario Capece – è stato particolarmente critico perché posto in essere in una corsia di ospedale è stato gestito al meglio dalla Polizia penitenziaria che paga pesantemente in termini di stress e operatività questi gravi e continui episodi critici».
Episodi che, stando sempre ai numeri forniti dal sindacato, ammonterebbero a: 42 gli atti di autolesionismo, 2 tentati suicidi, 18 colluttazioni, 18 ferimenti, 1 evasione conseguenza di un mancato rientro in carcere da semilibertà, 44 scioperi della fame, 8 rifiuti del vitto dell’Amministrazione e 3 danneggiamenti di beni e corredi delle celle.

Tutto sarebbe avvenuto nelle carceri molisane nel 2016.

«Per fortuna gli uomini della penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio in carcere ed all’esterno – come a Campobasso – con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici. Ma non si può e non si deve ritardare ulteriormente la necessità di adottare urgenti provvedimenti: non si può pensare che la gestione quotidiana delle costanti criticità delle carceri molisane e del Paese (oggi affollate da quasi 56mila detenuti) sia lasciata solamente al sacrificio e alla professionalità delle donne e degli uomini della Polizia, sotto organico di 7mila unità».
(AD)

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